Siccità, recensione: delude il futuro senza acqua di Paolo Virzì

Alla sceneggiatura insieme a Paolo Giordano, Virzì tratteggia un tessuto narrativo pieno di personaggi in connessione tra loro, il quale però resta arido.

Siccità, recensione: delude il futuro senza acqua di Paolo Virzì
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Molte volte i film precedono la realtà. Altre volte la rincorrono, freneticamente. Altre ancora la incastonano nella cosiddetta "fotografia del reale" che riporta come su stampa il momento che si sta vivendo con annesse critiche e analisi. Siccità, film di Paolo Virzì alla sceneggiatura assieme a Paolo Giordano e tratto dall'omonimo romanzo di Vincenzo Restivo, non riesce ad incanalarsi in alcuna di queste piste. Un oggetto strano, ibrido nella propria composizione, che non guarda né al passato né tanto meno al futuro, eppure ci parla di una pandemia che dovrà ancora arrivare proprio mentre stiamo ancora affrontando le conseguenze e le svolte di una che è ancora in corso.

Se a Roma non c'è acqua...

È la crisi idrica di Roma l'evento scatenate al centro della storia della pellicola di Virzì, l'immagine di un Tevere privo di acqua di una potenza catastrofica, che non si ripercuote però su di un racconto che quella drammaticità la perde ben subito, in qualsiasi diramazione presa dal suo sciorinarsi. Il film, alla maniera quasi del precedente Notti magiche (per rinfrescarvi la memoria recuperate il trailer ufficiale di Notti Magiche), vede un cast corale ricoprire i ruoli dei personaggi principali legati ognuno in qualche maniera all'altro, mostrando un tessuto unico nella costruzione narrativa dell'opera, la quale cerca di restituire un senso di comunità e universalità rimandando alla visione di un insieme continuamente collegato.

Messo in comunicazione, sospinto l'uno dalle scelte o dalle decisione prese dagli altri, andando a convergere in un'unica direzione che è quella di una Capitale in piena sofferenza e sull'orlo della fine, gialla ocra come da volontà della messinscena e così fotografata dal direttore Luca Bigazzi.

Ma se il desiderio di Siccità è quello di mostrare un mosaico di personalità e come la mancanza di acqua, fonte vitale per l'essere umano, costringa le persone a confrontarsi con un rischio e una sfida enormi, è lasciando anche a secco lo spettatore che la pellicola finisce per rimane, arida come il letto di quel fiume capitolino pieno di scavi e di rifiuti. La bocca secca di un pubblico che nel potenziale catastrofico di un accadimento che, visti i tempi correnti, non risulta neanche così assurdo o impossibile, non trova alcuna politica autoriale, né tanto meno alcuna riflessione d'appiglio lì dove il film sembrerebbe volerne porne tante, rimaste però superficiali e riarse.

Rimanere a bocca asciutta

Un'incredulità che la pellicola suscita non tanto derivante dalla sensazione di sconcerto e ansia nel ritrovarsi davanti ad un'opera che potrebbe metterci di fronte ad un altro spaventoso incubo come quello ancora attuale del Covid-19, bensì per il suo non risultare attinente quando avrebbe in verità potuto trovare la maniera di scioccarci.

Di porci dei quesiti come quelli che la nostra pandemia ci ha causato, non trovando necessariamente una risposta o una soluzione, rilevando però una sostanza da poter riportare davvero al reale, unendo non solamente i personaggi tra loro, ma ancor più i protagonisti con gli spettatori. Con Siccità si rimane dunque all'asciutto, non riuscendo a guardare né avanti né indietro in un film che finisce a questo punto nel mettere solamente a disagio, mostrandoci un'altra preoccupazione da tenere a mente, ma a cui il racconto non apporta cinematograficamente o narrativamente nulla. E che in alcune idee sembra anche andare a rubare, trovando una grande coincidenza tra il dottor Del Vecchio di Diego Ribon e il professore di Leonardo DiCaprio in Don't Look Up, impostando i medesimi crismi per il personaggio e trasformando il suo interesse amoroso nella giornalista Cate Blanchett in quello per l'icona del cinema Monica Bellucci (e noi vi diciamo perché con Don't Look Up dovremmo tutti riflettere).

Temi ambientali, discorsi sociali eppure un'immobilità della storia. Siccità si prosciuga ancor prima di cominciare, pur riservandosi dei bravi interpreti, ma lasciandoci disidratati. Privi di una qualsivoglia goccia di fremito o emozione. Solamente un'altra catastrofe, un'altra pandemia. Un altro film di cui mantenere assai poco.

Siccità Paolo Virzì si mette alla regia e alla sceneggiatura (alla scrittura assieme al collaboratore Paolo Giordano) per raccontare varie storie di diversi personaggi all'interno di una Roma rimasta senza acqua. Un evento catastrofico che porta con sé deliri e malattie. Ma invece di porre lo spettatore davanti a delle domande, invece di stimolarne la riflessione o anche semplicemente donare una visione intrattenitiva, la pellicola si rivela purtroppo secca e dal contenuto arido, lasciando così a bocca asciutta il pubblico.

5

Quanto attendi: Siccità

Hype
Hype totali: 3
27%
nd