Cannes 2015

Recensione Sicario

Due anni dopo Prisoners il regista franco-canadese Denis Villeneuve mette in scena un intenso thriller sul traffico di droga, giocando di sottigliezze con una messa in scena da grande autore anche se inferiore ai suoi primi lavori.

recensione Sicario
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Quando una situazione si fa troppo complicata ci sono sempre due vie da intraprendere: lasciar perdere oppure cercare di combattere fino all'ultimo per porvi rimedio. La seconda via, quella dei giusti, è a volte la più complicata da portare a termine e si trascina per la strada un fardello che gli occhi riempiono di corpi mutilati, le orecchie di scoppi di bombe, le mani di pistole sempre cariche. Il fardello dell'agente dell'FBI Kate (Emily Blunt) inizia a riempirsi fin dal primo passo lungo quella seconda strada, dopo che una bomba uccide alcuni suoi uomini e la soluzione per la vendetta è all'interno di un'operazione per smascherare un trafficante di droga messicano. Ma la lotta per il traffico di droga americano non è un posto facile in cui entrare, e soprattutto non è fatto di assolutismi, di bianchi o neri, buoni o cattivi: è una battaglia di sfumature che rende ambiguo ogni punto di vista, giustifica l'ingiustificabile e condanna la via più giusta. A dettare legge sono gli infiltrati, tra cui Alejandro (Benicio del Toro) - il Sicario del titolo, popolando un mondo difficile da caricare sulle proprie spalle, e che spesso può rendere quel fardello troppo pesante da sopportare perfino per un agente dell'FBI.

Un thriller ambiguo di gran fattura, strutturato negli occhi di una statuaria Emily Blunt.

Costruito interamente negli occhi di Emily Blunt, Sicario affonda a piene mani la sua struttura narrativa nelle politiche della vendetta e nelle conseguenze psicologiche della violenza, muovendosi in maniera piuttosto ambigua all'interno del traffico di droga americano. Denis Villeneuve scivola attraverso satelliti, visori notturni, termocamere e mirini per raccontare una visione mai chiara ma sempre parziale, la stessa che Kate ha di Alejandro (Benicio del Toro), rappresentazione carnale del relativismo del concetto di giustizia - che finisce in una firma sul foglio ma nella mancanza di coraggio di premere il grilletto un'ultima volta. Attraverso Kate lo spettatore si muove nell'incertezza, viene coinvolto nell'azione ed esattamente come lei ha bisogno di capire dove sta andando finché, quando il momento della verità arriva, ci si rende conto proprio assieme a lei e alle sue braccia tese che non esistono vinti né vincitori, ma solo un nuovo compromesso da accettare.
In questa costruzione l'aspetto più interessante è l'involuzione del personaggio di Emily Blunt da leone ad agnello, passando da agente perfettamente consapevole del suo posto all'interno dell'FBI a membro allo sbando di un'operazione contro i cartelli messicani che regolano il traffico di droga, riuscendo a bilanciare all'interno della sua performance una prima parte determinata ed una seconda più perduta in maniera decisamente interessante. La aiuta parecchio il cast di contorno, uno su tutti Benicio del Toro, straordinario nella sua interpretazione tanto quanto l'ironico Josh Brolin, capo squadra un po' scapestrato ma dalla grande consapevolezza, il primo a voler svegliare Kate per farle aprire gli occhi su un mondo che non è così incline alla giustizia come lei crede.

Dopo Prisoners, Denis Villeneuve continua ad analizzare il tema della vendetta, stavolta ampliando il raggio senza tuttavia perdere il focus

Dopo aver lavorato brillantemente insieme in Prisoners, Denis Villeneuve ed il direttore della fotografia Roger Deakins firmano un nuovo passo a due elegante e coinvolgente, in luminosi toni desertici contrapposti ad una palette di grigi e verdi scuri molto intensi - un binomio che risulta funzionale alla narrazione e riesce a rimanere equilibrato grazie soprattutto all'intelligenza registica. Villeneuve conferma una profonda consapevolezza ed un'intelligenza matura nella gestione dei tempi dell'azione, dimostrando chiaramente l'intenzione di evolvere un pensiero che si era già formato in Prisoners e che aveva trovato nuovi metodi di espressione nel controverso Enemy. Stavolta il regista sembra volersi prendere meno rischi e misurare le sue azioni, confezionando un lavoro meno convincente dei suoi precedenti e sicuramente privo dello stesso smalto, ma ugualmente denso di stile e contenuti.

Sicario Dopo il controverso ma interessante Enemy, il regista franco-canadese Denis Villeneuve confeziona un thriller di genere che lascia indietro l'azione e porta avanti un discorso focalizzato sulle politiche della vendetta e le conseguenze psicologiche della violenza. Il cast è diretto e fotografato con stile e porta avanti ottime performance, Benicio del Toro sopra tutti a portare avanti la narrazione e la crescita di consapevolezza di una perfettamente misurata Emily Blunt. Sicario è un lavoro leggermente inferiore e meno ispirato dei precedenti, ma comunque di gran fattura e valore tecnico, che merita indubbiamente una visione.

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