Si vive una volta sola: la recensione del nuovo film di Carlo Verdone

Arriva sul servizio di streaming on demand Amazon Prime Video Si vive una volta sola, nuova commedia interpretata e diretta da Carlo Verdone.

Si vive una volta sola: la recensione del nuovo film di Carlo Verdone
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Arrivato al ventisettesimo film da regista, Carlo Verdone guarda a Mario Monicelli e al suo Amici miei per Si vive una volta sola, commedia amara e dai risvolti malinconici (almeno nelle intenzioni) che sembra quasi una variante salentina al girovago Odio l'estate di Aldo, Giovanni e Giacomo. Il suo nuovo film, che a causa delle numerose polemiche relative alla confusa distribuzione è diventato una sorta di caso mediatico involontario, dopo l'arrivo in tre sale a Roma a fine aprile approda in esclusiva sul servizio di streaming on demand Amazon Prime Video, che con Carlo Verdone ha in programma anche una serie televisiva.
A tre anni da Benedetta follia l'autore torna con una delle opere più diverse ed estemporanee della sua filmografia, proponendo uno sguardo inedito sulla società e i suoi personaggi: storicamente interessato alle piccole simpatie e alle più o meno sottili goffaggini delle persone comuni, e soprattutto a una comicità che scaturisce dallo "scontro" tra i suoi "eroi", tra le sue maschere, e il mondo al quale non sembrano appartenere, Verdone con Si vive una volta sola cambia faccia e tipo di comicità.
Un esperimento forse, una diversa prospettiva sicuramente: i risultati purtroppo però non si fanno segnalare come esaltanti.

Eravamo quattro amici al bar

La storia di Si vive una volta sola segue il professor Umberto Gastaldi (Carlo Verdone), "leader" di una formidabile équipe medica (alla quale si rivolge perfino il Papa) composta dalla strumentista Lucia Santilli (Anna Foglietta), dall'anestesista Amedeo Lasalandra (Rocco Papaleo) e dal suo assistente Corrado Pezzella (Max Tortora). È anche la storia di un gruppo di implacabili maestri della beffa, appassionati del creare scherzi spietati (e qui si intercetta il Monicelli citato in apertura), scherzi che Umberto, Lucia e Corrado spesso e volentieri organizzano per tormentare Amedeo.
Ma proprio il personaggio di Rocco Papaleo, come si vede anche dal trailer, sarà il motore del film: ad Amedeo verrà infatti diagnosticato un male incurabile, diagnosi della quale però vengono a conoscenza solo i suoi amici.
Per trovare il coraggio di svelare al compagno di una vita la sua condizione terminale, dunque, Umberto, Lucia e Corrado organizzano un viaggio on the road verso i mari del Salento, i cui panorami soleggiati (sui quali la regia si dedicherà con un'insistenza da cartolina propagandistica) faranno da sfondo alla loro ultima avventura.

Ben più legato alla comicità di pancia che contraddistingue i film targati De Laurentiis rispetto a quella situazionista e raffinata dell'opera di Verdone, Si vive una volta sola paradossalmente ignora il cinema dell'autore di cui porta la firma e va avanti per battute caserecce, spesso incentrate sul sesso, gli orgasmi, i tradimenti. Un altro tipo di comicità, insomma, diametralmente opposta alla commedia indagata in lungo e in largo da Verdone e dai suoi personaggi a partire dagli anni '80 e più esasperata anche di quella di Benedetta follia, che dalle sue gag pretendeva una certa eleganza e soprattutto non poca preparazione.
E anche il paragone con Monicelli, immediato per quanto magari non per forza cercato o voluto dal regista, mostra il fianco a una grande pochezza di fondo.
Nelle zingarate di Amici miei e nelle commedie sue contemporanee c'era tanta amarezza, quasi un senso di nichilismo, che Si vive una volta sola non cerca mai e quindi rimane molto fine a se stesso, limitandosi a sguazzare nello sberleffo e nella derisione.
A questo punto, privo dei giochi intellettuali e della comicità ragionata tipica dell'arte verdoniana, l'errore più grave sembrerebbe essere quello di voler puntare tutto sul plot e i suoi colpi di scena: un po' troppo superficiali, gli elementi della trama lavorano insieme convinti delle loro potenzialità ma inconsapevoli di essere diretti verso una prevedibilità quasi auto-dichiarata, che quando si manifesta fa crollare il castello di carte rivelando una sterilità eclatante.

Si vive una volta sola Dopo Si vive una volta sola va riconosciuto a Carlo Verdone il merito di un esperimento quasi avulso dal suo tipico stile di commedia, il tentativo di cimentarsi con personaggi e soprattutto una comicità che storicamente non è mai appartenuta al suo cinema. Purtroppo però l’esperimento in questione non può dirsi riuscitissimo, colpa soprattutto di una trama costruita con un’importante enfasi posta su elementi che non la meritano e che anzi condannano la narrazione e i suoi protagonisti a restare arenati nel campo delle ragazzate fini a sé stesse.

5

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