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Recensione Short Skin

Duccio Chiarini propone un racconto di formazione dall'atmosfera originale, unendo dramma e commedia in un'unica pellicola un tantino acerba ma piuttosto interessante nell'attuale panorama cinematografico italiano

recensione Short Skin
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La scoperta della propria sessualità da parte degli adolescenti è una tematica spesso utilizzata nel mondo del cinema, in chiave comica o drammatica. A cercare di offrire una prospettiva a metà tra le due è Short Skin, film diretto dal regista Duccio Chiarini. L'unico titolo italiano tra i tre progetti selezionati come vincitori della seconda edizione dell'iniziativa Biennale College, promossa dalla Biennale di Venezia in partnership con Gucci, si posiziona proprio a metà tra generi differenti e cerca di mantenere una certa onestà nel presentare situazioni e problemi vissuti da molti ragazzi. L'obiettivo che sostiene la sceneggiatura non viene del tutto raggiunto, ma rappresenta comunque un'ottima base di partenza per un lungometraggio piacevole i cui difetti non vanificano gli sforzi del team produttivo e artistico che hanno comunque permesso a Short Skin di raggiungere un risultato finale che espone le buone potenzialità degli autori e realizzatori del lungometraggio.
Lo stile dalle sfumature internazionali, con una buona commistione tra film indie e situazioni alla American Pie, rendono infatti la visione piacevole e interessante.

Un ragazzo sensibile ma dalla vita complicata

Edoardo (Matteo Creatini) è nato con un problema fisico che gli impedisce di avere rapporti sessuali o provare piacere fisico senza dolore. Le sue paure e insicurezze lo ostacolano anche nei suoi tentativi di relazionarsi in modo normale e naturale con le ragazze, ma non gli possono impedire di esserne attratto o di innamorarsi. Durante un'estate, il suo amico Arturo (Nicola Nocchi) decide che è giunto il momento per entrambi di perdere la verginità. I due si avvicinano quindi a due coetanee, ma l'arrivo in città di Bianca (Francesca Agostini), che trascorrerà qualche giorno nella casa di sua nonna, da sempre vicina di Edoardo cambierà radicalmente la situazione.
Il giovane, inoltre, si troverà ad affrontare i primi sentimenti d'amore proprio mentre i suoi genitori vivono un periodo difficile a causa di una relazione extraconiugale iniziata da suo padre e scoperta dalla madre durante un breve viaggio. Gli eventi faranno maturare Edoardo e lo spingeranno a prendere consapevolezza dei propri desideri e obiettivi.

Una sceneggiatura originale ma con dei punti deboli

Uno degli elementi più convincenti di Short Skin è il modo in cui è stato delineato il personaggio di Edoardo, la cui sensibilità è sempre mostrata in netto contrasto con le persone che fanno parte della sua vita: dall'esuberante, ma privo di esperienza Arturo alla fin troppo diretta sorellina Olivia (Bianca Ceravolo), senza dimenticare le figure dei genitori che sembrano non possedere ancora la maturità per affrontare i momenti più difficili della propria vita. Il tentativo di non portare sul grande schermo stereotipi e personaggi unidimensionali è chiaro ma i risultati sono discontinui e altalenanti. Se Arturo presenta un qualche tipo di evoluzione e nella seconda parte del film emerge la sua sensibilità e tutte le insicurezze, altri personaggi rimangono infatti solo abbozzati e privi di spessore. Il mondo femminile, inoltre, appare po' edulcorato e fin troppo caratterizzato con la presenza di ragazze già a proprio agio con la propria sessualità e con le proprie emozioni, pronte ad allontanarsi dalla sicurezza famigliare ed entrare nel mondo degli adulti conquistando l'indipendenza. Le paure di Edoardo si scontrano così contro le esperienze dell'idealizzata Bianca e della sincera Elisabetta (Miriana Raschillà), ma la differenza tra le realtà quotidiane in cui vivono i personaggi è fin troppo marcata.
Le scene più a rischio esagerazione (come il particolare utilizzo di una piovra o l'incontro con una prostituta) non superano i limiti del ridicolo grazie all'attenzione del regista, mentre alcuni elementi narrativi che vorrebbero rappresentare in modo diverso e metaforico la complicata realtà di Edoardo (i tentativi di far accoppiare il cane di famiglia) risultano forzati. La sceneggiatura, inoltre, si perde un po' introducendo i problemi degli adulti, argomento che risulta un'aggiunta non essenziale per la buona riuscita della narrazione.
Le buone interpretazioni del cast aiutano Short Skin a mantenere l'atmosfera il più naturale possibile, anche se nei passaggi più drammatici la limitata esperienza dei giovani attori protagonisti diventa evidente e le performance perdono di espressività, risultando piuttosto statiche.

Short Skin Il film di Duccio Chiarini permette al regista di dimostrare il proprio potenziale e l'insieme di dramma e commedia rende Short Skin un lungometraggio interessante, in grado di divertire e far riflettere con un racconto di formazione originale e non troppo stereotipato, ben ancorato agli ostacoli affrontati durante la delicata fase di passaggio dall'adolescenza all'età adulta.

6.5

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