Shiraz Recensione, su SKY un film poco riuscito con Adrien Brody

Adrien Brody e Salma Hayek sono i protagonisti del film di Wayne Blair, un melodramma ambientato durante la rivoluzione iraniana.

Shiraz Recensione, su SKY un film poco riuscito con Adrien Brody
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Nel 1979, durante i primi mesi della rivoluzione iraniana, il gemmologo Isaac Amin viene arrestato nel suo ufficio di Teheran, con l'accusa di essere un traditore. L'uomo, che per metà è di origini israeliane, ha condotto fino ad allora una vita nell'agio e nella ricchezza, insieme alla moglie Farnez e al figlio adolescente, recentemente trasferitosi all'estero per un percorso di studi. Questa è la premessa di Shiraz - La città delle rose, il titolo in onda mercoledì 17 novembre alle 21.15 su Sky Cinema 2.

Così, Isaac trascorre i giorni in carcere senza nessuna notizia certa sulla propria sorte e fa la conoscenza di altri prigionieri vittime di torture da parte delle Guardie Rivoluzionarie. Lui stesso viene sottoposto a dolorosi supplizi affinché si decida finalmente a confessare, ma Isaac non è colpevole e cerca di resistere e proclamare la propria innocenza. Farnez nel frattempo tenta in ogni modo di proteggere l'altra figlioletta e di trovare una soluzione per far uscire di galera il marito, per poi fuggire con l'intera famiglia oltre il confine. Ma non sarà per nulla semplice.

Una messa in scena anonima

Tutto in Shiraz - La città delle rose sa di fittizio. E non solo per la scelta di girare in Bulgaria, spacciata come un fantomatico Iran, o per la decisione di affidare i ruoli dei protagonisti ad Adrien Brody e Salma Hayek: se il primo infatti è di origini ebree e può risultare parzialmente credibile nel ruolo, la seconda, messicana di nascita, è fuori contesto nei panni di una donna mediorientale (sebbene fosse perfetta in quelli di Ajak secondo la nostra recensione di Eternals).

Ma pur tralasciando questi "dettagli", il film in sé lamenta un eccessivo didascalismo nel suo attingere dal prototipo del melodramma classico senza nessuna aspirazione di sorta. Il ritratto della rivoluzione iraniana ne esce così opaco e per nulla coinvolgente, con la tensione ai minimi storici anche nei passaggi che avrebbero dovuto garantire un minimo di emozioni a tema. Il contesto poco ispirato viaggia così di pari passo a una narrazione priva di guizzi, dove lo stesso - prevedibile - epilogo ha il solo merito di chiudere un'operazione che fatica a reggersi in piedi.

In cerca di identità

Le scene di tortura sono artefatte, mai capaci di provocare il corretto senso di indignazione da parte del pubblico, e alcune svolte del racconto sembrano forzate in favore di una progressione destinata a quel finale inevitabile e scontato. Questo è in parte imputabile al romanzo di Dalia Sofer del 2007 dal quale il film è tratto, ma la mancanza di personalità da parte del regista australiano Wayne Blair è in ogni caso evidente. Blair infatti si è limitato a una messa in scena canonica, dove tutto procede per inerzia e viene difficile affezionarsi al destino dei malcapitati protagonisti.

Paradossale che il personaggio più incisivo e sfumato sia quello, secondario, di Habibeh, la domestica di Farnez, grazie anche alla notevole performance dell'attrice, lei davvero iraniana, Shohreh Aghdashloo, nota agli amanti della fantascienza per il suo ruolo chiave nella serie cult The Expanse (avete già visto il trailer finale di The Expanse 6?). Una figura piacevolmente ambigua e umana, da cui traspare tutto il dramma di un Paese diviso dove chiunque può trasformarsi in un nemico.

L'impressione è che la storia, così come la famiglia protagonista, siano frutto di un approccio bidimensionale, fattore che impedisce qualsiasi senso di empatia verso di essa. La situazione in atto nella società infatti è perennemente in secondo piano e chi avrebbe voluto saperne di più su un evento storico di tale portata resterà sicuramente deluso: qui a contare è infatti la tragedia privata vissuta da Isaac e Farnez, con tutto il resto lasciato in un anonimo secondo piano.

Shiraz - La città delle rose Nonostante l'impegno profuso da Adrien Brody e Salma Hayek, il fatto che in Shiraz - La città delle rose il personaggio più interessante risulti quello secondario di Shohreh Aghdashloo è un dato allarmante. Infatti, l'ossessione con cui la sceneggiatura si concentra sui due principali protagonisti, marito e moglie divisi dalla Rivoluzione Iraniana, è eccessiva, impedendo al complesso contesto storico e politico di emergere con la dovuta forza. La vicenda privata scavalca tutto il resto e la scialba messa in scena non aiuta il carico emozionale, davvero troppo anonimo per poter coinvolgere pienamente lo spettatore. Il film andrà in onda mercoledì 17 novembre alle 21.15 su Sky Cinema 2.

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