Sherlock Holmes: Gioco di Ombre, il ritorno di Robert Downey Jr.

Robert Downey Jr. e Jude Law di nuovo nei panni di Sherlock Holmes e del dottor Watson in Sherlock Holmes: Gioco di Ombre.

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Tutt'altro che scontato il grandissimo successo riscosso dal primo Sherlock Holmes, uscito sotto Natale nel 2009 e fenomenale incasso in tantissimi paesi dell'Europa e del mondo, tra cui l'Italia. I produttori, tra cui spicca certamente Joel Silver, hanno avuto un intuito davvero paragonabile a quello del personaggio originariamente ideato da Arthur Conan Doyle per sostenere un'idea un po' bizzarra, e sicuramente rischiosa, come quella di voler riproporre il personaggio per il grande schermo con una formula decisamente rinnovata. Prendere due attori popolari (ma che poco o nulla hanno in comune) come Robert Downey Jr. e Jude Law e calarli negli ottocenteschi - e oramai 'standardizzati' - panni di Sherlock Holmes e John Watson, apparentemente assai distanti nel look e nello stile dai due noti attori, pareva assai azzardato. Per non parlare del fatto che il progetto era supervisionato da Guy Ritchie, autore di lungometraggi dallo stile molto personale e decisamente lontani da tutto ciò che ci si aspetterebbe da una storia tratta dalle pagine di Sir Doyle. Eppure...

Reinterpretare un mito

Eppure il successo è arrivato. E meritato, per giunta. Il pericolo, chiaramente, era quello di vedere un film chiassoso e confusionario, tutto azione e poca riflessione. Insomma, qualcosa che con Sherlock Holmes non c'entrasse, effettivamente, nulla. Ritchie, pur mantenendo il suo tocco distintivo, ha invece operato delle interessanti scelte, originali e, in un certo qual modo, coraggiose.
Il personaggio, nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle nel 1887 per la storia Uno studio in rosso, ha avuto un grande impatto prima a teatro e poi al cinema, fin dal tempo del muto. I due attori William Gillette prima, e Basil Rathbone poi, hanno contribuito a creare l'iconografia del personaggio presso il grande pubblico, aggiungendo alcuni dettagli divenuti celebri ma che, in realtà, sono assenti o aleatori nelle opere di Doyle. Ritchie, nel ricreare il personaggio e la sua mitologia, ha fatto tabula rasa di queste convenzioni e ha portato avanti una sua personalissima visione, in cui Sherlock, per quanto strano possa apparire agli occhi di chi se lo immagina compassato e in mantellina, veste estroso ed ancora più estrosamente si pone nei confronti della vita ma, soprattutto, è un uomo d'azione, esperto nei travestimenti e nel combattimento. Allo stesso modo, Watson non è un medico di mezz'età un po' bonaccione ma un aitante reduce di guerra, che sfrutta le sue conoscenze mediche per aiutare l'amico a risolvere intricati misteri.

Second opinion, a cura di Antonella Murolo

Impossibile non riconoscere a Guy Ritchie il merito di aver preso uno dei personaggi più famosi (e allo stesso tempo fortemente ancorati a un’idea polverosa e antica) e averlo completamente reinventato, adattandolo alle esigenze del cinema e del pubblico contemporaneo, senza per questo allontanarlo dal suo spirito originale. Sherlock Holmes - Gioco di ombre porta avanti il lavoro cominciato nel primo episodio, permettendosi però il lusso di allargare i propri orizzonti. Nel primo episodio è stato obbligo del regista porre le basi cognitive di personaggi e ambientazione, ricollegando questi all’ideale letterario di Conan Doyle.
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Gioco di Ombre

Nel primo episodio Sherlock Holmes (Robert Downey Jr.) e il dottor John Watson (Jude Law) hanno posto un freno alle sconsiderate manie di grandezza di Lord Blackwood, senza sapere che un nemico ancora più potente e astuto si celava fra le fila dell'alta borghesia inglese: il professor James Moriarty (Jared Harris), che già tirava i fili di un'ampia cospirazione durante le loro indagini su Blackwood anche tramite l'ausilio della bella spia Irene (Rachel McAdams). Moriarty, campione di pugilato ai tempi del college, professore benemerito e mente geniale, sotto alla sua rispettabilissima facciata di uomo di scienze nasconde insane e pericolose megalomanie, che lo vogliono protagonista di una scalata agli armamenti senza pari che lo porrebbe tra gli uomini più ricchi e potenti d'Europa, se non del mondo. Sherlock e il suo inseparabile amico John (fresco di matrimonio con la bella Mary -Kelly Reilly-), con l'aiuto del fratello di Sherlock (l'affidabile quanto bizzarro Mycroft, interpretato da Stephen Fry) e la selvaggia Sim (Noomi Rapace) partono per un viaggio attraverso l'Europa, alla ricerca della soluzione di un intrigo che sembra al di sopra di ogni sospetto...

Second opinion, a cura di Antonella Murolo

In questa seconda pellicola Ritchie è visivamente libero di muoversi nei meandri fisici e psicologici di Holmes senza dover continuamente fare riferimento ai suoi tratti caratteristici: addio berretto a falde calate, addio (o quasi) pipa ricurva e addio Londra. Ma non pensate che per questo ci sia meno tradizione nella storia: questo film porta anzi sullo schermo la nemesi per eccellenza dell’investigatore londinese, il professor Moriarty, interpretato da un impeccabile Jared Harris. Entusiasmante, divertente e ricco di azione, Sherlock Holmes - Gioco di ombre segue la stessa linea stilistica (apprezzabile e riconoscibile lo stile fotografico e di costume) e narrativa del suo predecessore senza rimanere però uguale a se stesso, per uno spettacolo visivo godibile a 360 gradi.

Tra vecchie e nuove conoscenze

Bigger and bigger. Il secondo episodio di quella che può tranquillamente divenire una saga si presenta allo spettatore forte di uno sforzo produttivo maggiore e di una formula già rodata, che quindi può dare il meglio di sé se solo le si fornisce il carburante adatto, ovvero storie e personaggi intriganti. Torna tutto ciò che ha fatto la fortuna del primo episodio: gli assurdi esperimenti di Holmes, il suo metodo logico-deduttivo applicato al combattimento corpo a corpo, la sua incredibile abilità nel guardarsi attorno e l'insostituibile apporto del dottor Watson, come sempre riluttante ma allo stesso tempo deciso quando si tratta di seguire Holmes nelle sue lotte contro il crimine. E dopo il sinistro Lord Blackwood interpretato da Mark Strong nel primo capitolo, Moriarty questa volta si palesa agli spettatori con le sembianze dell'ottimo Jared Harris, credibilissimo nella sua doppia veste di rispettabile uomo di scienza e amorale genio del crimine e della guerra. Altrettanto riusciti sono i personaggi di Mycroft e Sim, sebbene la loro presenza non sia equamente ben spalmata all'interno del lungometraggio come fu, invece, per i co-protagonisti della prima avventura, Mary, Irene e l'Ispettore Lestrade (Eddie Marsan). E se quest'ultimo fa una gustosa comparsata, è invece un peccato che Irene si veda così poco durante il film, visto l'intenso rapporto intessuto con Sherlock durante il primo capitolo.

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Ricercatezza...

I personaggi, dunque, funzionano, e tutto ciò che abbiamo imparato ad amare nella prima avventura lo ritroviamo anche qui, in un contesto però più ampio della sola Londra vittoriana. L'Europa di fine ottocento è un ottimo palco per questa storia, che si dipana anche tramite la Francia e la Svizzera, riportando gli echi di un fragile equilibrio fra stati che inevitabilmente porterà alla primo grande conflitto su scala mondiale. Il tutto è messo in scena ottimamente con grande ricercatezza per le ambientazioni e l'atmosfera, e l'aumentato budget rispetto al primo film si nota non solo negli effetti visivi più fracassoni (l'azione, in Gioco di ombre, non manca mai) ma anche in molte ricostruzioni sceniche di grande accuratezza. Altra nota di merito, anche se piuttosto scontata, per le musiche orchestrate da Hans Zimmer, che ripropone i temi ormai noti del precedente episodio ma con un respiro più internazionale, con richiami ai ritmi nomadi così come alla grande Opera.

...e un delicato equilibrio.

Abbiamo già accennato ai tempi non sempre ben dosati riguardo ai personaggi non principali, a differenza del primo episodio. Ebbene, seppur non manchino le celebri deduzioni Sherlockiane, indubbiamente questo capitolo è meno dark e opprimente del precendente, concedendo maggior spazio all'azione e allo spy movie tout-court. Il che non è un male di per sé: il film diverte e non lascia mai tempo allo spettatore di annoiarsi, grazie a situazioni divertenti, ottime interpretazioni su battute ben scritte e scene d'azione decisamente ben realizzate. Dal punto di vista prettamente investigativo, tuttavia, lo scontro tra Holmes e Blackwood era più intrigante: chi si aspettava dal confronto Holmes-Moriarty una battaglia di intelletti continua fra due geni, invece, forse rimarrà un pelino deluso, ed effettivamente il personaggio del professore, benché ritratto magnificamente, non si risolve in tutte le sue possibilità, soprattutto nei suoi incontri, spesso più fisici che intellettuali, con la sua nemesi votata alla giustizia.

Sherlock Holmes: Gioco di Ombre Sherlock Holmes: Gioco di ombre non delude sotto il profilo formale né quello tecnico, lasciando Ritchie libero di continuare a sperimentare e ai suoi grandissimi interpreti di portare su schermi ottimi personaggi e storie appassionanti. Il maggiore sforzo produttivo si nota in un maggior uso di effetti visivi, sia nelle scene d'azione che nella ricostruzione storica, e il film intrattiene senza sosta lo spettatore. Purtroppo, il dosaggio dei suoi elementi è meno perfetto del primo capitolo, lasciando in disparte alcuni personaggi per esigenze sceniche e soprattutto non sfruttando adeguatamente lo scontro di intelletti fra Holmes e Moriarty, che poteva divenire memorabile e invece è solo godibile. Ad ogni modo, la formula è oramai rodata, e il divertimento assicurato, con buona pace di tutti, sherlockiani di vecchia data o meno.

7

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