Shazam!, una parola per diventare supereroi: la recensione del cinecomic DC

David F. Sandberg confeziona una commedia supereroistica slapstick dedicata alle origini del fu Capitan Meraviglia, con risultati curiosamente altalenanti.

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Billy Batson (Asher Angel) è un ragazzino di quindici anni alla ricerca della vera madre. Si è perduto da piccolo ed è stato affidato a varie case famiglia, dalle quali è puntualmente scappato dopo pochi giorni. È più forte di lui: il richiamo di una vera casa, di un affetto reale e sincero, risiede nel suo nucleo biologico. Non esiste artificio legale che tenga, nessun compromesso: l'adozione è una menzogna, meglio vivere per strada e cercare di tornare alle origini. Il fatto è che per farlo finisce puntualmente nei guai, rispedito per direttissima all'ufficio dei servizi sociali.
"So badare benissimo a me stesso", dice lui, "E quando avrai diciotto anni potrai farlo", risponde l'assistente sociale, presentandogli la sua nuova famiglia affidataria, i Vasquez.
Gentili, sorridenti, persone affidabili: Victor e Rosa accolgono in casa quello che è il loro sesto bambino, in quello spazio che loro definiscono "un po' movimentato ma sicuramente felice". Ed è così, a ben guardare.

Freddy, Mary, Pedro, Eugene e Darla sono davvero adorabili e cercano immediatamente di far sentire a casa Billy, che però resta diffidente. Ha l'aria affascinante del ragazzo misterioso e tormentato, però di buon cuore e sicuramente dalla parte dei deboli, specie poi se vede in loro parte di se stesso. Ed è proprio questo, dopo una lunga ricerca, che spinge un misterioso Mago a sceglierlo come nuovo "veicolo" dei suoi poteri: la saggezza di Solomone, la Forza di Ercole, la resistenza di Atlante, il potere di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio. Tutti insieme per sprigionare il pieno potenziale di Billy, adesso unica salvezza dell'umanità. In una parola Shazam.

Un magico nuovo corso

Se l'Aquaman di James Wan puntava su un'ironia marcatamente basica e una spettacolarizzazione dell'immagine davvero magistrale, Shazam! si comporta di fondo come una commedia slapstick più interessata al contenuto che alla forma. O meglio: la forma è esclusivamente rimessa al servizio del contenuto, che infatti emerge prepotente anche nei (pochi) combattimenti presenti nel film e nelle fasi più drammatiche o concitate.
Il cinecomic di David F. Sandberg concretizza in maniera solida e reale il nuovo corso DC Films a guida Walter Hamada, che punta a una differenziazione significativa del franchise tramite un gioco di generi decisamente massiccio e va dritto al senso della storia. Dall'altra parte della barricata, i Marvel Studios continuano il loro lavoro in continuity, legando tutti i progetti tra loro, ma al contempo anche lì sembra esserci una forte esigenza di cambiamento, incentrata soprattutto sull'idea intorno alla quale sviluppare un titolo.
Invertendo il modello MCU, mal recepito dalla Warner fino al disastro Justice League, Hamada e i nuovi heads hanno così seguito questa seconda via, più convincente e forse più adatta a loro: quella della diversificazione, partendo da una storia valida.

È tutto molto semplice, in realtà: un pitch funziona e orbita intorno a qualcosa di interessante e originale? Perfetto: via libera. Sandberg ha ottenuto proprio così il lavoro, dopo aver diretto per la Warner Bros Annabelle 2 e Lights Out, due film dell'orrore di cui uno legato al The Conjuring Universe, guarda caso prodotto sempre da Walter Hamada, che insieme a Jason Blum e Kevin Feige è ad oggi una delle personalità più importanti e illuminate del settore.

La sceneggiatura è stata invece affidata a Henry Gayden, che ha deciso di adattare le nuove origini di Shazam firmate da Geoff Johns e il mitico The Power of Shazam! di Jerry Ordway, scavando a fondo tra i primi albi per andare a pescare tematiche e situazioni varie e da lui molto amate. La palla è poi passata a Sandberg, che è andato a prendere il suo background nel cinema horror miscelandolo per la prima volta nella sua carriera con forti elementi commediati, senza però avere alcuna esperienza reale nel mondo degli action movie.

Da una parte il forte senso della tensione e dei tempi del cinema di genere, dall'altra la sperimentazione dei tempi comici e infine, al centro, la totale inadeguatezza alla ripresa virtuosa o intuitiva delle sequenze d'azione, elemento che, unito a un budget non così elevato, rende Shazam! il cinecomic DC forse meno entusiasmante di tutti, almeno sotto questo specifico aspetto.

L'unione fa la forza

Sta a voi decidere come prenderla. Sul fronte della scrittura e del concept alla base della storia, il film è in realtà molto originale, veloce, divertente e spesso persino dissacrante, in relazione ovviamente al mondo d'appartenenza. Tutto o quasi segue da vicino la vita di Billy e della sua nuova famiglia, tanto che prima dell'arrivo di Zachary Levi e dei super poteri passano all'incirca 45 minuti, nei quali è però anche compresa la storia d'origini del Dottor Sivana (un convincente Mark Strong). Il film si apre proprio con l'infanzia del villain e pone a partire dal contraddittorio le basi tematiche principali del cinecomic: è l'unione a fare la forza o il "vero uomo" (concezione molto arcaica) combatte da solo? Cosa ci rende poi degni di avere il potere di cambiare le cose?
La sola forza non basta né tanto meno l'intelletto, così come una vita di soprusi non trasforma automaticamente una vittima in un personaggio degno di ricevere un dono così importante. Anzi, è proprio l'abuso che rende spesso insofferente e corrotto qualcuno, facilmente manipolabile, attratto sì dal potere di cambiare le cose, ma non sempre per un bene superiore. E allora entrano in gioco altri canoni di valutazione: l'innocenza, la forza d'animo, il senso di giustizia.
Valori che sono spesso controbilanciati da problematiche reali, certo, che però nel momento del bisogno sanno emergere e imporsi su tutto.

Questo rende Billy degno dei poteri del Mago, che ne legge il potenziale grezzo anche in virtù della sua necessità di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di unico: di una famiglia.
Proprio qui si trova la parte migliore e più riuscita del film, perché Freddy (John Dylan Glazer) e il resto dei ragazzi sono perno centrale di quelle martellanti venature slapstick di cui parlavamo all'inizio. Sono rimessi a loro i momenti più divertenti ma semplici, che regalano una risata sincera o ricercatamente cringe al pubblico.

Il momento della sperimentazione dei poteri tra Billy e Freddy accompagnato da Eye of the Tiger è probabilmente quello più pop del film, così come il primo scontro tra Shazam! e Sivana, che si sviluppa su più ambienti e in un continuo bombardamento citazionista.
È ovviamente una storia d'origini, quindi deve esserci per forza di cose un percorso che porti l'eroe alla piena consapevolezza dei suoi poteri, ma qui stiamo parlando di un ragazzo di 15 anni che si ritrova nel corpo di un trentenne dalle svariate possibilità, muscoloso e affascinante.

La prospettiva cambia radicalmente rispetto a tanti altri progetti simili, questo anche grazie all'ottima prova di Zachary Levi, che sa quando essere impacciato e quando invece serio (poche volte, a dire il vero) nell'anima di un bambino, sprigionando così un'energia infantile esuberante che permea l'intero film.
Billy, fra l'altro, non è minimamente interessato ai supereroi, quindi non sa nemmeno come comportarsi, le regole principali del Vigilante Mascherato se vogliamo. Per questo in Freddy troviamo un magnifico assistente, che insieme all'amico e fratello tenterà di far conoscere Shazam! al mondo... anche per racimolare qualche soldo. Sono ragazzini, ricordate?

Anche l'occhio vuole la sua parte

Se Shazam! libera il pieno potenziale di Billy, al contempo David. F. Sandberg non riesce a sprigionare la vera forza del film. Sì, in quanto commedia il cinecomic funziona egregiamente e regala un sano intrattenimento, molto radicato come spiegavamo nel senso della famiglia e del gioco "quindicenne con i super poteri", ma per il resto non riesce a comportarsi altrettanto bene. La durata risulta un po' eccessiva e non aiuta a digerire a dovere una cadenza così esasperante di momenti da risata.
Sono ovunque, quasi onnipresenti e solo in poche occasioni mitigati dalla compostezza di Strong, che mai si sbottona dalla parte cadendo vittima di facili battute o di situazioni imbarazzanti. Quasi ogni secondo in compagnia di Billy, Freddy o dei ragazzi è incentrato sulla commedia, quando simpatica e quando sbagliata, salvo specifiche occasioni di snodo narrativo dove è necessario per i fini del racconto smuoversi da questa impasse stilistica e trovare la forza di essere un po' più drammatici. Mai troppo a lungo comunque, perché il ritorno alla slapstick è sempre dietro l'angolo, anche nel grande combattimento finale, persino dopo un sano momento di entusiasmo che viene spento in pochi secondi dalla solita battutina non richiesta.

È questo il senso più profondo di Shazam: superpotenziare l'imbarazzo dell'adolescenza, quella insana, dove non ci si accorge mai dei propri limiti. Dire sempre la propria, magari con sarcasmo e fare pungente, e risultare alla lunga un po' noiosi, perché non esiste un contraltare tonale adeguato a frenare questa deriva impaziente nel risultare simpatici.
Quando poi si va ad approfondire l'elemento drammatico che totalizza l'intero arco narrativo di Billy, ci si rende conto che l'elemento più infantile del film è la superficialità con cui ci si è affacciati su un argomento generico ma complesso come la ricerca del proprio Io.

Non bastano una parola o una commedia a fare il supereroe, però, perché poteri e abilità, così come gli ideali, vanno testati e messi seriamente alla prova, cosa che David. F. Sandberg non è riuscito a fare, preferendo invece il solo giocarci su. Non fraintendeteci: è interessante e ricreativo vedere una così puerile destrutturazione della figura dell'eroe e dei suoi doni fisici, ma Gayden non è James Gunn e si vede.

Non c'è bilanciamento tra ironia e spettacolarizzazione nel momento di massimo picco d'azione, dove protagonista e cattivo svolazzano tra i palazzi in una tremenda CGI per poi urlarsi a distanza per un minuto, arrivando allo scontro in poche occasioni e in una costruzione coreografica e scenografica un po' cheap, povera.

Questo è il problema principale del film, ma al contempo è necessario sottolineare come Shazam! non miri all'epica o a un fomento sovreccitato dell'audience, perché sono il contenuto e la tematica e voler vincere sulla forma, che rimane stordita e immobile nella sua fiacchezza, eppure in piedi. C'è ma è vuota: priva di intuizioni, di un'idea costruttiva d'impostazione della scena, di coraggio e voglia di sorprendere. Dall'inizio alla fine, se vi nutrite di virtuosismi, li troverete esclusivamente nella storia e nell'impalcatura concettuale del racconto, nel rapporto tra Billy e la sua famiglia e nel finale, che taglia corto sul DC Universe e rimette per l'ennesima volta l'ironia al centro della narrazione.
E in fin dei conti, dopo le due scene post-credit (non vi alzate fino alla fine di tutti i titoli di coda), resta questo senso d'originalità in termini di scrittura in casa DC Films, di libertà creativa, di freschezza e perché no, di sana immaturità. Convince, diverte e fa sorridere, insomma, e tanto basta a rendere Shazam! un buon film, anche se per essere grandi serve ben altro.

Shazam! Shazam! di David F. Sandberg rappresenta in tutti i suoi pregi e i suoi difetti il nuovo corso DC Films a guida Walter Hamada. Un cinecomic declinato soprattutto in commedia, dalle ritmiche spesso slapastick, veloce, semplice e divertente. Non ci sono sorprese nella scrittura della storia: tutto è molto basico e funzionale, ma lo spazio d'azione di Billy Batson e dei suoi fratelli è la curva qualitativa che alza il livello del film. Il senso stesso di Shazam! è super potenziare l'invadenza dell'infanzia e dell'adolescenza in campo supereroistico, destrutturando dall'interno la figura dell'eroe e lasciandola tornare bambina, interessata a divertirsi e godere di abilità impossibili. Il tempo dedicato a loro, al rapporto amichevole e fraterno tra Billy, Freddy e il resto della Famiglia - con tutta la martellante ironia che ne consegue - fagocita allora il resto: l'azione, la regia, la messinscena. La forma ne esce ammaccata e curata con superficialità, specie nei combattimenti e nella ricerca di virtuosismi o intuizioni tecniche, la cui mancanza tende a farsi sentire. L'epica è volutamente assente, così come spettacolarità ed entusiasmo, che lasciano campo libero a una formula poco bilanciata che verte essenzialmente alla ricerca della risata. Shazam! è stato pensato per essere questo, però: un film spensierato, d'origini, senza troppe ambizioni ma desideroso di appassionare con leggerezza, lasciando lievitare docili i sorrisi sul volto dell'audience.

7

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