Shaun, Vita da Pecora: Farmageddon, la recensione del nuovo film Aardman

Tornano i ragazzi della Aardman Animations con un sequel di Vita da Pecora decisamente sopra le righe, coloratissimo e ricco di buone intenzioni.

recensione Shaun, Vita da Pecora: Farmageddon, la recensione del nuovo film Aardman
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Rompendo il suo mantra cinematografico quasi ventennale, dopo la discreta accoglienza de I Primitivi, lo scorso anno la Aardman Animations ha deciso di produrre un sequel delle sue apprezzate opere. In molti avremmo pensato che una simile scelta avrebbe contemplato un ritorno ai magnifici Wallace & Gromit, gli unici al momento ad aver portato negli studio british della Aardman un Premio Oscar grazie al divertentissimo e davvero riuscito La maledizione del coniglio mannaro (2006), eppure i ragazzi di Bristol hanno scelto di guardare ai recinti della Mossy Bottom Farm, spianando la strada a Shaun e al suo gregge per una nuova e assurda avventura.

Se nel film del 2015 il desiderio di avere almeno un giorno libero dal "lavoro" aveva spinto Shaun a commettere un tragico errore, a cui poi insieme ai suoi amici riuscì a porre rimedio, tra strampalati viaggi in città e canili/prigioni, contando anche su inaspettate alleanze, in Shaun, vita da pecora - Farmageddon il nostro ovino preferito deve vedersela nientemeno che con una dolce per quanto curiosa aliena di nome Lu-La. Schiantatasi inavvertitamente proprio nei pressi della Mossy Bottom Farm, infatti, la piccola aliena vuole solo trovare un modo per tornare a casa prima che una misteriosa e davvero sconclusionata agenzia governativa stile Men in Black riesca a catturarla.
Messa da parte un'iniziale diffidenza, Shaun percepisce la paura e la tristezza di Lu-La, interfacciandosi con la sua anima e decidendo di aiutarla a riparare la navicella per tornare a casa, sempre supportato dal suo irriverente gregge, tenuto d'occhio dal segugio col cappello di lana, Bitzer, e maledetto in silenzio dal fattore.

Diverso ma non troppo

In vent'anni di produzioni cinematografiche, la Aardman Animations ha sempre tentato costantemente di proporre qualcosa di nuovo al suo pubblico, specie in termini di worldbuilding e narrazione attraverso lo stile che la contraddistingue sin dal debutto, cioè la tecnica stop-motion. Dal brillante esordio con Galline in Fuga fino all'ultimo I Primitivi, infatti, il piccolo studio made in british di Peter Lord e Nick Park ha esplorato pollai e campagne inglesi, fogne londinesi in collaborazione con la Dreamworks Animations (Giù per il tubo), periodo vittoriano ed età della pietra, mantenendo viva e pulsante quella sottile sensibilità umoristica che piace tanto ai bambini quanto agli adulti. Certo con alti e bassi e - proprio come i ragazzi della LAIKA - senza mai ricevere in fondo quel riconoscimento ai botteghini che in realtà meriterebbero. Eppure sono ancora qui e questa volta con un sequel, esperimento da loro mai tentato al cinema ma solo con i loro cortometraggi televisivi, da cui inoltre sia Wallace & Gromit che Shaun sono tratti, appartenenti per giunta allo stesso identico universo narrativo.
Tutto questo per dire quanto sia difficile, per le menti della Aardman, tradire se stesse al netto di una riproposizione più o meno simile di dinamiche, british humor e ironia slapstick in stile animato.

Farmageddon è l'esatta rappresentazione della candida anima dello studio, che nel suo piccolo vuole tentare, attraverso un cinema fatto di suoni e versi, colori, buoni intenti e fantasia, di trascinare la mente dello spettatore altrove, ingabbiarla in uno spettacolo di sublime artigianalità che nasconde però al suo interno un grande cuore e tematiche di importante rilevanza sociale e culturale, che vengono qui affrontate con la delicatezza di un film soprattutto pensato per l'infanzia.

È oltremodo tenero, questo sequel, che guarda tanto al background di Shaun quanto a tanti altri titoli sci-fi che hanno fatto la storia del genere, dal già citato Men in Black a E.T. di Spielberg, fino ad arrivare persino a incanalare nella sua atmosfera un pizzico di nostalgia anni '80, pensando ancora a film come Navigator, ad esempio. La storia non è delle più originali e l'abbiamo vista anche recentemente sia nello scempio di Monster Truck che nel bel Bumblebee, eppure il discorso di livellare tutto su di un confronto privo di dialoghi, mettere gli animali al centro della scena (anche Lu-La sembra più un cane che un alieno vero e proprio) e rendere l'uomo stolto cacciatore di alieni (dove l'unica figura intelligente è una donna) o indifferente fattore che guarda alla quotidianità e al suo orticello, ragionando in piccolo e dimenticandosi della vastità dello Spazio, rende Shaun, Vita da Pecora - Farmageddon un prodotto con un suo ragionato e importante messaggio, oltre a essere un titolo molto piacevole da guardare.

Shaun, Vita da Pecora - Farmageddon Ritorna le pecora Shaun con il suo strampalato e irriverente gregge per una nuova e divertente avventura. Pur dimostrandosi un more of the same rispetto alle tante storie di amicizia interspecie come E.T, Navigator o il più recente Bumblebee, Shaun, Vita da Pecora - Farmageddon può contare su un comparto artistico colorato, davvero piacevole, e in un gustoso stile stop-motion, spingendo inoltre con sensibilità e intelligenza sulla tematica dell'integrazione e dell'accettazione del diverso e dell'aiuto reciproco, umanizzando con cuore gli animali e prendendo in giro gli uomini, strampalati Men in Black guidati dal solido intelletto di una donna. Non riuscito come il precedente capitolo o come l'ultimo Missing Link della LAIKA, eppure consigliato soprattutto ai più giovani e a chi cerca un'ora e mezza di intrattenimento gioioso e delicato, fieramente infantile ma anche sagace, che sa parlare all'anima dei piccoli senza proferir parola. Compito non facile, oggigiorno.

7

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