Shark - Il primo squalo, la recensione: la caccia al megalodonte è aperta

Quando gli squali non disturbano l'uomo, è l'uomo stesso a invadere il loro secolare territorio: liberato il megalodonte, la caccia si può definire aperta.

recensione Shark - Il primo squalo, la recensione: la caccia al megalodonte è aperta
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Sin dagli anni ‘50, con l'uscita di Sharkfighters, gli spettatori di tutto il mondo hanno preso coscienza di una nuova minaccia proveniente dal mare: gli squali, come vi abbiamo raccontato in questo speciale. Creature tanto maestose e imponenti quanto feroci e spietate, se affamate o in pericolo.
Bestie solitamente confinate in oceano aperto che raramente si avvicinano alle coste abitate, quando lo fanno però lasciano sempre il segno - sulla pelle delle loro vittime. Un pericolo raccontato con passione da Steven Spielberg nel 1975, anno in cui Lo Squalo ha terrorizzato milioni di persone in tutto il mondo, diventando un cult e un apripista per un sotto-filone ancora oggi sfruttato senza sosta.
Se negli ultimi anni la deriva è stata soprattutto parodica, grazie alla casa di produzione Asylum che ci ha regalato, fra le altre cose, la saga di Sharknado (fatta di squali volanti e motoseghe), oggi è tempo di tornare a sentire la paura e il terrore, a prendere la questione "sul serio" con Shark - Il primo squalo, o quasi...

Il predatore diventa preda

Lo ricordavamo nella recensione di Hereditary: quando un film vuole davvero terrorizzare il suo pubblico, racconta di situazioni normali che subiscono improvvisamente un cambio di rotta, mettendo l'uomo comune in pericolo (basti pensare a caposaldi come Venerdì 13, Halloween - La notte delle streghe e potremmo continuare ad eternum).
Questo è uno degli aspetti che caratterizza anche Lo Squalo di Spielberg, che vede un pesce feroce invadere lo spazio vitale dell'uomo, una tranquilla spiaggia per bagnanti.
The Meg, titolo originale dell'ultima fatica di Jon Turteltaub, va esattamente nella direzione opposta: è l'uomo che invade un territorio esclusivo del predatore, questa volta giurassico e mastodontico. Il Meg del titolo si rifà infatti al megalodonte, uno squalo quasi mitico con denti fossili e dimensioni spropositate, considerato ormai estinto. Nelle profondità dell'oceano però, almeno nella finzione cinematografica, esiste un luogo per nulla intaccato dal tempo, che ha conservato temperatura e caratteristiche adatte alla vita di alcune specie animali sparite altrove. È qui che un polo di scienziati "risveglia" la terribile creatura che darà filo da torcere ai protagonisti del film, a uno in particolare: Jonas Taylor, un indistruttibile Jason Statham.
Abbiamo scelto la parola "indistruttibile" non a caso, poiché - probabilmente per omaggiare i classici action anni ‘80 e ‘90 - il nostro sub/esploratore è capace di fare cose - armato di sola fiocina - ai limiti del possibile e dell'umano (anche The Rock non ci sarebbe stato male nella parte). In questo si nasconde forse la vera chiave di lettura del film, sempre sospeso tra il serio e l'assurdo.

In extremis

È infatti molto importante capire con quale spirito affrontare la visione, se con piglio serio oppure con l'esplicita volontà di ridere delle sfortune altrui, accettando di perdere qualsiasi regola logica. Al di là di una storia che ha poco o nulla di originale, che non aggiunge niente di nuovo al filone, ci troviamo infatti dinanzi a personaggi caratterizzati in modo superficiale, che fanno costantemente azioni ridicole mettendo in pericolo loro stessi e gli altri.

Inoltre l'eterno cliché del "salvataggio all'ultimo secondo" viene qui reiterato all'infinito, diventando così prevedibile e noioso. Non aiuta neppure la durata: 114 minuti che non asciugano la storia, anzi la dilatano all'estremo, aprendo costantemente nuovi capitoli e storyline.
Chiudono il cerchio l'abbozzo di una sotto trama amorosa che coinvolge, neanche a dirlo, il nostro inossidabile protagonista e dialoghi elementari che suscitano risate involontarie anche in momenti formalmente drammatici.

Curiosità perduta

E pensare che l'impianto non inizia affatto male, con una prima parte post-prologo esplorativa che ricorda molto - con un po' di fantasia - la serie videoludica di Tomb Raider, in particolare alcuni livelli acquatici di Underworld.
Nello spettatore si instilla un sano senso di curiosità, una voglia di scoperta, si accende persino una scintilla di empatia verso gli esploratori, che si spegne con il passare dei minuti. Terminata la sequenza infatti, la narrazione si fa schizofrenica, con gli sceneggiatori che aggiungono al plot elementi su elementi - mentre il pubblico inizia a desiderare la morte dei personaggi, non la loro salvezza. Al riparo da questo tritacarne emozionale troviamo ovviamente il palestrato Jason Statham a cui, per forza di cose, non si può voler male, e la bella Bingbing Li (Resident Evil: Retribution, Transformers 4 - L'era dell'estinzione), il resto del cast si può facilmente dimenticare, con interpretazioni nella media rovinate talvolta da una vena comica forzata.
Forzato è anche lo spingere il maestoso megalodonte verso le coste piene zeppe di bagnanti, come se fosse un passaggio della narrazione praticamente obbligato. Scherzare per scherzare, arrivati a questo punto avremmo preferito vedere un po' di sangue in più, qualche bella scena truculenta vecchio stile, invece la morte in Shark - Il primo squalo è sempre edulcorata, coperta da un velo, come a voler tenere sotto controllo il rating finale - non a caso non parliamo di un Rated-R ma di un film aperto anche ai ragazzi dai 13 anni in su.
Un prodotto da cui ci si aspettava sicuramente di più, quantomeno una direzione ben precisa: o si attraccava nel porto della serietà più assoluta, spaventando il pubblico e puntando molte carte sull'esplorazione, oppure si ormeggiava poco distanti dagli stalli della Asylum, con piena consapevolezza. Lo strano ibrido fra le due cose invece lascia un po' freddi e distaccati, magari anche divertiti, ma con quanta riserva?

Shark - Il primo squalo Visto con la giusta compagnia, prendendo per buona ogni situazione che avviene su schermo, Shark - Il primo squalo può anche risultare divertente, lontani dalla goliardia però è difficile salvare qualcosa "di peso". La narrazione apre troppe storyline differenti, una più folle dell'altra, salvo una prima parte più esplorativa e appassionante. Poi tutto sta nei pettorali di Jason Statham, che si straccia la muta e si tuffa ad affrontare il mostro quasi a mani nude, aiutato soltanto da una fiocina. Un super uomo al servizio di un'azione che ricorda molto gli anni '80 e '90, per nulla supportato dal resto del nutrito cast che - da spettatori - vorremmo presto vedere divorato dal megalodonte preistorico. Senza pietà.

4.5

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