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Shanghai Fortress, la recensione dello sci-fi originale Netflix

In un prossimo futuro la Terra è in guerra contro una razza di invasori alieni e la città-fortezza di Shanghai rimane l'ultima speranza per l'umanità.

recensione Shanghai Fortress, la recensione dello sci-fi originale Netflix
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Nel 2035 la Terra è sotto attacco da parte di una razza extraterrestre, giunta sul nostro pianeta alla ricerca di potenti fonti di energia che l'umanità ha scoperto solo qualche anno prima. Le quattro Città Fortezza, sparse in varie angoli del mondo, conservano queste riserve energetiche venendo protette da scudi, che nelle ultime settimane sono stati però gravemente danneggiati dai ripetuti raid alieni.
In Shanghai Fortress dopo la caduta di New York, Tokyo e Nuova Delhi, la capitale economica cinese rimane l'unico avamposto nonché l'ultima speranza per la salvezza dell'umanità. Tra le fila dell'esercito asiatico militano quattro giovani cadetti che, dopo lunghi periodi di addestramento, risultano tra i migliori nell'utilizzo dei droni e relativi velivoli aerei pronti ad affrontare il nemico.
Tra questi vi è Yang Jiang, innamorato della bella vice comandante Lan Lin ma sempre timoroso nel rivelare alla superiore i suoi reali sentimenti. Quando gli invasori trovano una falla che potrebbe mettere definitivamente a rischio la sicurezza della città e dei sistemi di difesa, viene approvato l'utilizzo di un moderno cannone sottomarino e le capacità di Yang e dei suoi compagni si riveleranno determinanti per l'esito della battaglia finale.

Un mondo da salvare

Dopo il clamoroso successo di pubblico del godibile The Wandering Earth (2019), vero e proprio record d'incassi in patria, il cinema cinese tenta di nuovo la carta della fantascienza con un altro titolo a tema che però si rivela questa volta un vero e proprio buco nell'acqua. Se il titolo precedentemente citato infatti era, pur al netto di diverse ingenuità, un omaggio gradevole a decine di pellicole hollywoodiane a tema rivisitate in salsa autoctona e realizzato con una discreta messa in scena, Shanghai Fortress pare più una sorta di mockbuster non solo per la qualità degli effetti speciali (passabili soltanto in un paio di occasioni e mediocri per la pressoché totalità di visione) ma anche per la scontatezza di una trama lineare e poco coinvolgente, diretto adattamento del romanzo di Jiang Nan.

Il prologo è una sorta di resoconto, tramite servizi giornalistici, di quanto ha coinvolto il nostro pianeta negli ultimi anni filmici, che funge da vero e proprio background che introduce rapidamente all'azione presente. Altrettanto veloce è l'entrata in scena dei numerosi protagonisti, con particolare attenzione per le figure del giovane Yang Jiang e della bella vice-comandante, al centro di una sottotrama romantica appena abbozzata che cerca di speziare maggiormente l'anonima narrazione.

All'ultimo secondo

A mancare maggiormente in Shanghai Fortress (disponibile su Netflix come originale) è la personalità: tutto nel corso dei cento minuti di visione appare come un derivativo reiterarsi di citazioni ad altri titoli del filone, in particolare a Skyline (2010) e relativo sequel nella rappresentazione visiva degli alieni e dei loro mezzi da combattimento e a un classico quale Independence Day (1996), con tanto di finale che lo cita ben più che esplicitamente. E così via a gesta di sacrificio ed eroismo, di fratellanza e cameratismo, di amori nascosti ed espressi all'ultimo minuto, all'interno di una sceneggiatura che ad un certo punto procede per inerzia fino all'inevitabile epilogo.

Il comparto tecnico, pur potendo contare su un gran numero di comparse nelle scene di massa, è schiavo di un digitale che toglie realismo sia alle fasi più concitate nei cieli (i moderni caccia terrestri e le navicelle aliene sono realizzati al computer in maniera grossolana e caotica) che a terra, con decine di soldati che affrontano nemici ben più organizzati con misere armi da fuoco - con lo spettacolo che rischia in più occasioni di scadere nel ridicolo involontario. L'unico punto di interesse dell'operazione rimane probabilmente la partecipazione della splendida Shu Qi, attrice ben conosciuta e amata dal pubblico che segue il cinema asiatico, qui in uno dei punti più bassi della sua carriera.

Shanghai Fortress Una fantascienza più memore delle produzioni di serie b/z che degna di una proposizione in sala come avvenuto nella patria cinese, nella speranza di cavalcare il grande successo del precedente, e ben più riuscito, sci-fi The Wandering Earth (2019). Anche in questo caso ci troviamo davanti all'adattamento di un romanzo, ma nella trasposizione qualcosa dev'essere andato storto visto che la stessa narrazione, stanca e prevedibile, si rivela priva di spunti interessanti, con una sottotrama romantica forzata oltremisura per sfruttare il fascino della bella Shu Qi, punta di diamante di un cast altrimenti anonimo. I pessimi effetti speciali e un citazionismo stantio a omologhe pellicole hollywoodiane a tema rendono Shanghai Fortress una sorta di mockbuster a medio/alto budget capace di risultare indigesto anche ai più irriducibili asianofili.

4.5

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