Seven Sisters, la recensione del film con Noomi Rapace Recensione

Il regista Tommy Wirkola firma un thriller fantascientifico ambizioso ma meccanico, che in patria è andato direttamente su Netflix.

recensione Seven Sisters, la recensione del film con Noomi Rapace
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Da qualche anno sussiste la polemica sui lungometraggi prodotti da Netflix, per l'esattezza il fatto di poterli vedere in sala quasi esclusivamente in sede di festival (o, se si è residenti negli Stati Uniti, in occasione di uscite strategiche durante la stagione dei premi). In tale contesto un oggetto come Seven Sisters (What Happened to Monday in originale) è indubbiamente molto curioso: dopo l'anteprima mondiale in Piazza Grande al Festival di Locarno, il nuovo lungometraggio di Tommy Wirkola (Dead Snow) è stato messo a disposizione degli abbonati del servizio di streaming in determinati paesi, USA in primis, mentre in Europa è stata privilegiata la distribuzione al cinema (in Italia l'anteprima nazionale ha avuto luogo al Torino Film Festival).
Una situazione non tanto inaudita, per quanto solitamente in senso opposto (vedi Hell or High Water, uscito in sala in patria e finito direttamente su Netflix in Italia), e piuttosto intrigante per quanto riguarda questo film in particolare: salvo rare eccezioni, infatti, i film realizzati appositamente per la piattaforma di streaming non godono di una reputazione particolarmente positiva, e nel caso specifico di Seven Sisters sarebbe forse stato auspicabile che l'opzione VOD venisse applicata a livello globale, poiché a conti fatti si tratta di un prodotto troppo anonimo per farsi notare nel mercato cinematografico tradizionale.

Sette delusioni

Il film è ambientato in un futuro distopico dove, per combattere il pericolo della sovrappopolazione, è stato decretato che ogni famiglia può avere solo un figlio. Quando Karen Settman muore dando alla luce sette gemelle, suo padre Terrence (Willem Dafoe) escogita uno stratagemma per salvarle tutte: ciascuna di loro può uscire di casa solo nel giorno della settimana corrispondente al nome di battesimo (Lunedì, Martedì, Mercoledì, eccetera), e le sorelle (tutte interpretate da Noomi Rapace) condividono la stessa identità pubblica. Ma quando una di loro sparisce senza lasciare traccia, le altre sei dovranno sfidare un sistema che le vuole morte per arrivare alla verità. Una premessa intrigante dal potenziale provocatorio, fedele al ruolo della fantascienza come strumento di sovversione narrativa, ma che in questa sede genera solo un prodotto action piuttosto meccanico e fiacco, dove il tutto procede senza personalità, davanti e dietro la macchina da presa.

Noomi Rapace, alle prese con un ruolo multiplo ricco di possibilità recitative, non riesce a rendere unica la personalità di ciascuna delle gemelle (il paragone inevitabile e impietoso è con Tatiana Maslany in Orphan Black), mentre Wirkola, visibilmente alle prese con un lavoro su commissione (la sceneggiatura non è opera sua), firma un'opera sterile dove manca del tutto la sua consueta ironia. Il suo gusto per le sequenze ipercinetiche è rimasto intatto, e ha un certo carisma anche la cattiva Glenn Close, ma siamo veramente al minimo indispensabile. Per entrambi, attrice e cineasta, potrebbe essere propizio un ritorno in territorio scandinavo.

Seven Sisters Tommy Wirkola, al secondo lungometraggio americano, esplora i territori della fantascienza distopica con un argomento interessante ma sviluppato in modo approssimativo, quasi fosse un pretesto per confezionare alcune riuscite sequenze action. Il film è penalizzato soprattutto dalla protagonista Noomi Rapace, nei panni di sette gemelle prive di personalità distinte e coinvolte in un complotto che non ci mette molto a girare a vuoto.

5.5

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