Recensione Sette opere di misericordia

La miseria delle vite ai margini e il riscatto del contatto umano

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Già realizzatori di numerosi documentari, i fratelli (gemelli) Gianluca e Massimiliano De Serio firmano il loro esordio alla regia con questo Sette opere di misericordia, adattamento alla realtà profana di oggi di quelle che sono le opere di misericordia chieste da Gesù e descritte nel Vangelo secondo Matteo. Un film duro e certamente non facile che nuota nel mare magnum di esistenze ai margini, costrette per forza di cosa a fare di necessità virtù e a campare di una misericordia che è sempre più sottomessa all'istinto ‘animale' di sopravvivenza. L'indigenza che s'incontra/scontra con senilità e malattia per trarre da quest'ultima un profitto materiale e che muterà invece, inaspettatamente, in calore umano e solidarietà, generando quel senso di pietas che nelle società ferine di oggi sembra essere realmente svanito. Avvolta in un grigio immanente che si apre a tratti a una luce mistica, l'opera prima dei fratelli De Serio è il coraggioso ritratto di un dolore muto, che s'insinua subdolo tra fame, sete, mancanza di un ‘nido' caldo al quale tornare, di persone fidate sulle quali contare, e una diffusa miseria umana che emerge in tutta la sua turbolenza nei volti ‘scavati' di Luminita e Antonio (la sorpresa Olimpia Melinte e il sempre ottimo Roberto Herlitzka).

Insieme alla deriva

In una cinerea Torino periferica, Luminita è una giovane clandestina moldava che vive di espedienti e di piccoli furtarelli che garantiscono le entrate dei suoi ‘padroni'. Repressa e rabbiosa come un animale in gabbia, Luminita cova il desiderio di fuggire da quella situazione, ma per farlo ha bisogno di soldi e di una nuova identità. L'anziano Antonio, ridotto a un equilibrio precario da gravi problemi di salute che lo costringono a frequenti cure ospedaliere, sarà per Luminita l'occasione giusta da sfruttare, nella prospettiva di una fuga dall'inferno. Il violento scontro iniziale, quello di due anime massacrate dalla vita e profondamente sole, lascerà però il passo a una comprensione fatta tutta di gesti e di silenzi, sospesa nel limbo di un'emarginazione sociale che cinge tutte le esistenze precarie in un unico abbraccio di solidarietà e comprensione. L'incontro si trasformerà dunque nel modo per salvare sé stessi e l'altro dalla miseria umana in cui sempre si cade quando si vive ai margini, e la misericordia sarà il sentimento redentore di una salvezza spirituale, l'ultima carezza concessa ai due protagonisti.

Fratelli alla regia

L'opera prima dei fratelli De Serio è una suggestiva sorpresa nel panorama del cinema italiano coevo, che si distacca sensibilmente (per modi e temi) da quest'ultimo. Lo fa affidandosi a un filo narrativo che segue la storia inscrivendola nelle sette opere di misericordia corporale (attraverso cartelli giganti che appaiono sullo schermo a segnalare i diversi capitoli che prendono appunto il nome dalle rispettive opere: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati e seppellire i morti), ma che scardina e ribalta il concetto di misericordia cattolica a esse sottesa sostituendogli una non misericordia umana che si riflette a catena nella società odierna generando una sorta di crudeltà che ricade potente sugli 'ultimi'. Dal fondo grigio e fangoso ritratto dai De Serio riemerge però una luce salvifica che redime coloro che hanno sfruttato e mortificato il prossimo perché costretti al male dalla vita stessa. Un'opera intensa che esala una sofferenza sobria, che non scade mai nel ricatto del dramma, e che si cristallizza nei volti carichi e gravi di Luminita e Antonio, ottimamente resi nella loro tensione esistenziale tra il senso di sopravvivenza personale e il senso di pietas maturato per l'altro.

Sette opere di misericordia Al loro primo lungometraggio i fratelli De Serio confezionano un thriller esistenziale dell’anima dove male e bene coabitano, entrambi sottomessi a una non misericordia che vuol dire sopravvivenza. Un doloroso viaggio nell’egoismo nero dell’emarginazione che acquisterà strada facendo sfumature sempre più calde, sollevando domande e dubbi sul valore assoluto di un’esistenza e sul tema della solidarietà. Un esordio sincero che lancia nel panorama cinematografico italiano il nome di due fratelli di cui - speriamo - sentiremo ancora parlare.

7

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