Sesso sfortunato o follie porno, la recensione del film Orso d'Oro 2021

Premiato con l'Orso d'Oro a Berlino 2021, il film è una pungente accusa verso la Romania e l'ipocrisia della bigotta società moderna.

Sesso sfortunato o follie porno, la recensione del film Orso d'Oro 2021
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Per Emi (Katia Pascariu) la vita da insegnante nella Romania assediata dal virus non è poi così male, anzi. Tra le docenti più stimate della sua scuola, riesce bene o male a barcamenarsi in un Paese in cui la violenza che ne connatura la società ormai pare non avere più limiti.
Tutto cambia nel momento in cui un suo sextape amatoriale, girato con il marito a casa, finisce non si sa come sulla rete. Riconosciuta, si trova a essere messa sotto accusa dal consiglio docenti e dai genitori.
Sperduta, ferita e rabbiosa, mentre si aggira per una metropoli dove ovunque affiora l'intolleranza e la violenza verso i più deboli, la mancanza di rispetto per le donne e i bambini, Emi si troverà a dover scegliere se cedere e sperare nella clemenza della "corte" oppure lottare per se stessa e la sua dignità, mentre attorno a lei infuria il peggio della società malata, drogata di sesso ma incapace di ammetterlo.

Il ritratto di un paese in pieno disfacimento morale

Arriva anche nei cinema italiani Sesso sfortunato o follie porno, il film premiato con l'Orso d'Oro al Festival di Berlino di quest'anno. Una decisione che non è stata accolta favorevolmente da parte della critica, che non ha gradito l'audacia della giuria guidata da Jeremy Irons - che ha sposato coraggiosamente la potenza di un'opera che di canonico ha poco o nulla.
I primi cinque minuti sono un sextape in piena regola, con poco da invidiare ai milioni che affollano i database porno di mezzo mondo. Già da quell'incipit si capisce che Jude non ha nessuna intenzione di rendere la visione facile allo spettatore. O forse sì?
Il dubbio avanza nel momento in cui l'iter narrativo si trova a essere spezzato, disarmonico, assolutamente distante dalla supposta drammaticità di un processo alla persona, quanto connesso a un puzzle in cui seguiamo la protagonista nella sua tremenda giornata, mentre con addosso quella mascherina si aggira nei supermercati, nelle strade, nei vicoli.
Jude a mo' di inserto ci parla del suo Paese, di questa Romania in cui le donne valgono meno di zero, in cui il 60% dei minori subisce violenze, dove il negazionismo per i crimini contro ebrei e zingari è all'ordine del giorno, mentre l'esercito tronfio sfila per le strade di un paese che è La Mecca del porno e della prostituzione in Europa.
Sesso sfortunato o follie porno va oltre il mero caso singolo di revenge porn, di privazione della privacy e della dignità di una donna, diventa totem dell'arretratezza di una nazione che ha conosciuto entrambi gli estremismi, ma non è riuscita a staccarsi da nessuno dei due.

L'autopsia dell'ipocrita società moderna

I preti xenofobi e nazionalisti, i ricconi machisti e depravati, le vecchie signore superstiziose, i piccoli borghesi chiusi nelle loro divise patetiche... realtà e fantasia si uniscono e si confondono in un'opera che scopriamo molto più legata all'ironia, al grottesco persino felliniano, che al realismo.
Il processo finale, farsa in cui il regista mette sul banco degli imputati i singoli rappresentanti di un Paese ritardato moralmente, abbraccia la dimensione teatrale, metaforica, si collega al male quotidiano, invisibile, specchio di un Paese senza libertà perché non l'ha mai conquistata veramente, ha solo aspettato che la tirannia se ne andasse da sola.
Ma il film fa anche qualcosa di più di sferzare la Romania xenofoba e semi-medioevale. Sesso sfortunato o follie porno ci parla della nostra società, del concetto di oscenità, di come ormai tali definizioni e limiti siano stati azzerati dal web, che si è portato via il pudore che vorremmo imporre ai nostri figli, distrutto il lavoro di formazione delle scuole.
Cosa è osceno? Vedere del sesso su uno schermo? O far finta che tale pratica non sia naturale per aggrapparsi a una religiosità bigotta e ipocrita? Non è forse più osceno far cantare canzoni fasciste ai propri figli? Negare il passato filo-nazista? Corrompere i pubblici funzionari?

Il corpo femminile non è libero in questo film, come non lo è nella nostra società 2.0, quella dei social, del bullismo che usa la tecnologia, quella che ha portato più possibilità, più opportunità, ma non più empatia o apertura mentale.
Il montaggio esemplare del film ci mostra tutto questo, mentre Emi evita maniaci per strada, prende insulti sessisti, ha a che fare con mascotte nei supermercati dove una semplice fila che si rallenta è il casus belli per persone iraconde e crudeli.

Un ritratto di un'era basata sull'odio

Diviso in quattro capitoli, il film di Jude colpisce per come sa legarsi alla realtà quotidiana di un Occidente che non è ancora riuscito a progredire come vorrebbe o come vuol far credere.
Il caso dell'insegnante di Torino (sostanzialmente identico a quello di questo film) è lì a dimostrarlo per il nostro Paese, anch'esso inquinato della stessa religiosità maschilista e bigotta.

Tutto è sesso nella nostra società, ma niente può esserlo apertamente, perché quando è reale, tangibile e quotidiano, esercita una richiesta di tolleranza, di empatia, che è in antitesi coi tempi in cui viviamo, peggiorati dal COVID-19 da cui di certo (pare dirci pure Jude) non usciremo migliori, neanche per scherzo. Il finale tra fantasy e parodia è la coerente chiusura di un film coraggioso, geniale a modo suo, in cui assistiamo alla sconfitta della ragione, del sapere, per mano di quell'ignoranza che grazie al web ha trovato tanto spazio.
Questa è l'era dell'odio come bandiera, della contrapposizione individualista e assieme collettiva. Emi si vendica mascherandosi da Wonder Woman, uno dei simboli del femminismo più forti, sposa quel desiderio di vendetta violenta che assale lei come assale noi durante questo film, che ci spaventa e ci fa divertire allo stesso tempo. Ma è un divertimento amaro, come solo gli specchi della realtà più terribile sanno regalare.

Sesso sfortunato o follie porno Bad Luck Banging or Loony Porn è una geniale disamina della società moderna e di come abbia perso completamente la bussola morale, facendosi ormai stregare dall'odio in ogni sua forma. Il film di Radu Jude, diviso in quattro episodi, affascina, fa sovente sorridere ma ancora più spesso genera rabbia per come attacca il nostro senso di empatia. Più che un atto d'accusa alla Romania, arretrata e xenofoba, è un dito puntato contro al mondo moderno, incapace di andare oltre preconcetti e schemi mentali vecchi di secoli, di staccarsi da una religiosità bigotta e tossica. Premiato con l'Orso d’Oro al Festival di Berlino 2021, arriva anche nelle nostre sale.

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