Recensione Senza Lucio

Lucio Dalla raccontato da chi maggiormente gli è stato accanto

recensione Senza Lucio
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Con un titolo che, in maniera evidente, si rifà alla Senza luce tramite cui i Dik Dik rilessero in lingua italiana la A whiter shade of pale composta dalla band inglese dei Procol Harum, Senza Lucio di Mario Sesti - critico e giornalista cinematografico rientrante tra i curatori e ideatori del Festival di Roma, nonché direttore di quello di Taormina - intende raccontare il popolare cantautore Lucio Dalla ricorrendo agli occhi di Marco Alemanno, ovvero colui che maggiormente gli è stato vicino nei suoi ultimi anni di vita.
Infatti, fotografo, produttore, scrittore ed attore che ha interpretato ruoli di primo piano negli spettacoli Pierino e il lupo, Arlecchino e Francesco, canto di una creatura, è principalmente quest'ultimo a narrare la oltre ora e venti di visione che, in seguito ad una serie di vecchie immagini riguardanti il compianto artefice di 4 Marzo 1943 e Attenti al lupo, sfrutta testimonianze filmate di più o meno note personalità dell'universo musicale (e non solo) tricolore che lo hanno conosciuto e frequentato, lasciandone emergere sia tutti gli aspetti quotidiani e profondi, che quelli interiori, riguardanti cosa pensava di se stesso, del suo talento e del proprio successo.

Caro Dalla ti scrivo...

Quindi, da un lato il sassofonista Stefano Di Battista ne esalta l'estrema generosità, dall'altro i critici musicali Ernesto Assante e Gino Castaldo affermano che possedeva, insieme, gli elementi della tragedia e della comicità e che, oltre a scrivere cose di grande profondità con estrema leggerezza e ad essere stato tra i pochi in Italia a saper miscelare alto e basso, non fece mai nulla male o a caso.
Ma abbiamo anche il collega Renzo Arbore, Charles Aznavour e le attrici Isabella Rossellini e Piera Degli Esposti nel calderone di intervistati che, comprendente, inoltre, la scrittrice e attivista statunitense Kerry Kennedy, il cineasta John Turturro, il cantautore scozzese Paolo Nutini e il pianista Beppe D'Onghia, arriva a coinvolgere addirittura il regista Paolo Taviani, secondo il quale Dalla era un po' medium.
Mentre non solo apprendiamo che era incuriosito dal dolore degli altri e che era uscito fuori dagli schemi del cantautorato, ma anche che alcune voci lo volevano perfino figlio illegittimo di Padre Pio (!!!), considerando soprattutto il grande mistero ruotante attorno a chi fosse il genitore che lo mise al mondo insieme alla madre artista e modista.
E, man mano che facciamo conoscenza con il teologo Enzo Bianchi (suo interlocutore spirituale) e che Peppe e Toni Servillo rimarcano sia il fatto che il grande Lucio sembrava un bambino che non si vergognava di esserlo, sia come, nelle canzoni, ricorresse spesso alle parole "Futuro", "Stelle" e "Domani", c'è anche il tempo di ascoltare chi gli suggerì la storia ispiratrice dell'intramontabile Caruso.
La Caruso eseguita da Paolo Fresu all'interno della colonna sonora, dispensatrice, tra le altre, de Il cielo rivisitata da Roberto Gatto e Max Gazzé e de Le rondini a cura dei Marta sui tubi; le quali, però, vanno a fornire un "commento audio" eccessivamente ristretto se pensiamo che il documento filmato in questione intende rievocare una delle più note figure del panorama musicale nostrano.
Di conseguenza, nel tentativo di fornirne i suoi tratti inediti, ci si perde in noiosissime chiacchiere che finiscono per rendere l'elaborato, in fin dei conti, interessante soltanto agli occhi degli irriducibili fan dalliani.

Senza Lucio Autore di veri e propri classici della canzone popolare italiana, da Caruso a L’anno che verrà, Lucio Dalla viene raccontato dal critico e giornalista cinematografico Mario Sesti in Senza Lucio, di cui dice: “Tutto il film nasce dal desiderio di condividere con chiunque il ricordo di chi ha conosciuto Dalla”. Renzo Arbore, Paola Pallottino, Luigi Ontani, Antonio Forcellino, Mimmo Paladino e i Marta sui tubi sono soltanto alcuni degli artisti che forniscono le proprie testimonianze nel corso dei circa ottantasei minuti che, probabilmente imperdibili per i fan di colui che qualcuno definisce “personaggio musicalmente e vocalmente anomalo”, non faticano ad apparire noiosi e decisamente poco coinvolgenti agli occhi degli altri... tanto che viene spontaneo pensare che abbia ragione il suo ex ufficio stampa Michele Mondella quando osserva: “È difficile parlare di Dalla”.

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