Il senso di Hitler Recensione: perché il nazismo affascina ancora?

Al cinema in occasione del giorno della memoria, il documentario racconta e sviscera il perché del fascino che aleggia intorno al nazismo ancora oggi

Il senso di Hitler Recensione: perché il nazismo affascina ancora?
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Il 30 aprile 1945, come ultimo atto della Seconda guerra mondiale, moriva Adolf Hitler. Una partenza direttamente dalla fine, dalla conclusione di quello che è stato un vero e proprio dominio politico, dialettico e militare da parte della Germania: reduce dalla Grande Depressione post-bellica, figlia delle scelte scellerate compiute nella Prima Guerra Mondiale, il paese teutonico andò ad affidarsi all'uomo che mise in piedi il Terzo Reich, assumendo il ruolo di Fuhrer e aprendo a quella sanguinolenta guerra che coinvolse anche il fenomeno dell'Olocausto. Bisognoso di rintracciare un capro espiatorio e un nemico comune, Hitler, supportato da Joseph Goebbels, il ministro della Propaganda, indicò negli ebrei d'Europa l'avversario contro il quale lanciarsi: indesiderati, inferiori, ma in qualche modo ritenuti pericolosi, vennero perseguitati, deportati e uccisi nei campi di sterminio, strutture appositamente create per arrivare alla soluzione finale della questione ebraica.

Ancora oggi l'argomento è di pura attualità, tangibile e rinvenibile in studi di un periodo che non è poi così tanto lontano: nemmeno cento anni sono trascorsi dalla morte di Hitler e dalla fine di quanto messo in piedi dal governo nazista. Per questo il fenomeno resta caldo nella nostra memoria e nella nostra testa, continuando a domandarci cosa, oggi, riusciamo a vedere di affascinante in quel genocidio messo in piedi dalla Germania. A questa domanda prova a rispondere Il senso di Hitler, documentario al cinema in corrispondenza del Giorno della Memoria. Non dimenticate di dare un'occhiata anche agli ultimi film al cinema di gennaio 2022 e ai film in sala a febbraio 2022.

Viaggio nei luoghi di Hitler

Diretto da Petra Epperlein e Michael Tucker, il documentario parte dal libro inedito in Italia di Sebastian Haffner, pseudonimo di Raimund Pretzel, giornalista tedesco morto nel 1999. Pubblicato nel 1978, "The Meaning of Hitler", titolo che lascia ispirare quello del documentario stesso, racconta i miti e le leggende che aleggiano intorno alla figura di Hitler, le idee comuni legate alla sua ascesa al potere, rispondendo alle domande legate al come possa essere accaduto che un uomo mediocre come il Fuhrer possa ancora oggi essere destinatario di ammirazione e divinizzazione.

D'altronde, pur non volendo invitare tutti a leggere le indigeste pagine del Main Kampf, è noto che parlando di Hitler facciamo riferimento a un imbianchino che si vantava di essere pittore e artista, un uomo anaffettivo, reduce da dei fallimenti in guerra e per niente in grado di poter essere eletto a capo di un movimento politico. Fu il suo parlare alla pancia, il suo essersi affidato a un uomo come Goebbels, a sua volta anch'egli molto problematico e incline al suicidio, che tentò diverse volte per una delusione amorosa, a dargli la possibilità di emergere a livello politico.

Eppure oggi continua a vivere quell'ideologia che sta tenendo Hitler sul piedistallo di alcune flange pericolose e che spaventano: il documentario di Epperlein ci permette di incontrare e conoscere anche alcuni negazionisti dell'Olocausto, persone che hanno deciso di spontanea volontà di ritenere inesatte le testimonianze storiche finora pervenute. Storici, accademici, non cittadini privi di elementi per giudicare e, quindi, decidere. Per alcuni di loro la deportazione degli ebrei è stata gonfiata e vertiginosamente pompata: ne morirono pochi.

Parallelismi tra passato e futuro

L'aspetto su cui maggiormente si sofferma il lungometraggio è proprio il senso dell'assurdo: che ne morirono pochi o ne morirono molti, ciò non toglie che Hitler fosse un omicida a tutti gli effetti, che l'antisemitismo rappresentasse un problema dell'epoca e, in un certo senso, anche di oggi. Il racconto di Tucker ed Epperlein inizia dall'America e termina proprio a New York, con un'ultima inquadratura direttamente sulla Grande Mela: un Paese al quale viene rivolto un importante monito per il futuro, quasi un insegnamento, dato che in qualche modo gli Stati Uniti di recente hanno spinto al potere un leader che si è voluto presentare a tutti come infallibile e desideroso di parlare alla pancia del popolo.

Tra Trump e Hitler passa un Oceano, ma il futuro dell'America resta illuminato dalla radicalizzazione del Partito Repubblicano, elemento che il documentario va a sottolineare. Un'attenzione non da poco, quindi, a ciò che è stato l'effetto di Hitler sulle generazioni odierne e sulle moderne tecnologie. I mass media continuano, in qualche modo, a fomentare il sensazionalismo legato a Hitler: i giovani arrivano a glorificare quel periodo, i nazisti, con ricostruzioni moderne del passato.

Si passano in rassegna video su TikTok, si analizzano i comportamenti di alcuni youtuber che durante degli stream annunciano di voler partecipare a delle manifestazioni antisemite e di rievocazione nazista. Il tema resta tagliente, resta di attualità, perché dopo tutto questo tempo non abbiamo ancora imparato la lezione che la storia ci insegna, non abbiamo capito i messaggi di Liliana Segre.

La morte di un genocida, la nascita di una leggenda

Hitler diventa leggenda nel momento in cui muore: una leggenda che continua a essere alimentata e supportata da chi si ritiene nostalgico di un periodo che non ha mai vissuto, al pari di quanto accade in Italia con il fascismo. Lo stesso Haffner, autore del libro al quale si ispira il documentario, spiega che l'unico modo per riuscire a distruggere Hitler è annullare il suo alone leggendario. Il fanatismo, il sensazionalismo, tutto quel complesso messo in piedi dal Fuhrer per arrivare a influenzare il mondo anche oltre cent'anni dopo la sua nascita e le sue azioni. Per i nazisti questo è il successo, che forse non si immaginavano di poter raggiungere nel 2022, nell'era in cui l'avanzamento tecnologico dovrebbe spingerci verso ben altri temi: il successo dell'averci trasmesso concetti appartenenti a un periodo di guerra.

Il documentario si arricchisce, scena dopo scena, delle testimonianze rare e uniche di alcuni protagonisti della lotta a questo fenomeno, arrivando persino a casa di Beate e Serge Klarsfeld, due cacciatori di nazisti, che dopo la Guerra ne consegnarono molti ai tribunali: anziani, ma non per questo affranti dal tempo che trascorre, affrontano l'argomento con grinta e vitalità, per continuare a battersi per quella missione. La medesima che Saul Friedlander, storico israeliano, racconta con accuratezza e precisione, a sottolineare quanto sia pericoloso oggi il senso di Hitler in mano ai giovani, che danno vita a quel "nazismo affascinante".

Il senso di Hitler ha avuto una gestazione di quattro anni, un viaggio che ha portato i registi in nove diversi paesi, per affrontare un argomento vasto, sul quale ancora oggi si cercano informazioni e dettagli: dalle leggende secondo le quali i nazisti sarebbero fuggiti in Sud America fino a dei rinvenimenti nella Berlino bombardata dagli Alleati. Hitler continua a essere ovunque nella cultura moderna, al di là di quanto la Germania stia provando a fare, da anni, censurandone l'esistenza, per dimenticarsi di un capitolo che li ha visti autori di una delle peggiori nefandezze storiche.

L'attrazione del nazismo, del partito nazionalsocialista, continua a essere viva e seppur il documentario non riesca a fornirci una soluzione - che nessuno può avere al momento - ci permette di avere uno spaccato su una realtà che forse non tutti siamo abituati a pensare e a immaginare: che, infatti, ci possano essere negazionisti o giovani che provano a rievocare i tempi di Hitler sono concetti che non penseremmo possibili se non ce li mettessero sotto al naso. Il senso di Hitler rappresenta quindi un ottimo lavoro che ci porta a vedere anche i campi di concentramento e i tour attualmente organizzati. Alcuni dei quali, dal 2019, non sono più autorizzati.

Il senso di Hitler Il senso di Hitler si lascia andare a qualche parallelismo di troppo, a dei riferimenti moderni che potrebbero sembrare esasperati, tirando in ballo l'America odierna e, in uno sparuto momento, anche una sorta di euforia da concerto, non del tutto giustificata. Il pregio del lavoro svolto, però, è quello di aprirci una finestra su avvenimenti odierni e ancora tangibili, legati a giovani che si professano nostalgici di un periodo mai vissuto, o anche negazionisti, rintracciati in accademici e storici, che provano a mitigare l'Olocausto e a giustificare Hitler, non direttamente coinvolto in queste vicende messe in piedi dal partito nazionalsocialista. Problemi evidenti per i quali ci serve una riflessione che, soprattutto nel Giorno della Memoria appena trascorso, è più che mai moderna e attuale.

7

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