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Selvaggi in fuga, su Netflix il film di Taika Waititi

Un ragazzino in affidamento e un burbero cacciatore si trovano a vivere un'incredibile e paradossale avventura nelle foreste neozelandesi.

recensione Selvaggi in fuga, su Netflix il film di Taika Waititi
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Ricky è un ragazzino orfano che si è macchiato di piccoli crimini, trascorrendo la propria infanzia in diverse famiglie senza mai trovare una vera e propria casa. L'ultima speranza per rimetterlo sulla retta via è quello di affidarlo ai coniugi Faulkner, che vivono in una zona remota delle campagne neozelandesi. In Selvaggi in fuga, Bella cerca subito di mettere a proprio agio il nuovo arrivato, mentre il marito Hec, uno scontroso cacciatore, lo vede più come una scocciatura.
Quando la donna muore improvvisamente per un infarto, l'uomo è costretto suo malgrado a prendersi cura di Ricky che, timoroso di essere portato via dai servizi sociali, "finge" di essere bruciato in un incendio e scappa nella foresta. Qui viene ritrovato dal suo tutore, il quale però si ferisce a una gamba, costringendo la mal assortita coppia ad accamparsi per qualche giorno nella natura incontaminata.
Quando però la notizia della sparizione del ragazzino finisce su tutti i telegiornali, con i sospetti di violenza domestica da parte proprio di Hec, per i due avrà luogo un'incredibile avventura che li vedrà diventare delle vere e proprie celebrità sui telegiornali locali, con le forze dell'ordine sulle loro tracce in maniera sempre più massiccia.

Una fuga avventurosa

Un coro soave e surreale che accompagna le riprese aeree degli splendidi e verdeggianti paesaggi della Nuova Zelanda apre questo film autoctono diretto da Taika Waititi, allora reduce dal riuscitissimo What we do in the shadows (2014) e futuro regista di culto dell'universo fumettistico grazie a Thor: Ragnarok (2017). Qui l'estroverso autore guarda a tanto cinema classico, per consegnarci una versione 2.0 del genere avventuroso a prova di grandi e piccini tipico degli anni '80 e '90, mettendo al centro della vicenda l'improbabile relazione in divenire tra un burbero cacciatore senza peli sulla lingua e un ragazzino "in carne" - ben più ingenuo di quanto i suoi numerosi precedenti penali potrebbero far pensare. Una strana coppia che, col procedere dei minuti, diventa elemento catalizzante dell'intera visione, con la loro fuga involontaria che finisce su tutti i telegiornali e li trasforma in una sorta di icone della libertà, nonostante i servizi sociali (la caratterizzazione caricaturale dell'odiosa agente è a suo modo irresistibile) e la polizia non la pensino allo stesso modo.
L'operazione adatta il romanzo Wild Pork and Watercress di Barry Crump optando per toni leggeri (a cominciare dal finale, assai più conciliante rispetto a quello cartaceo) e inserendo situazioni e personaggi di contorno sempre in grado di variare in maniera frizzante il canovaccio base del racconto: tra incontri nella foresta con bifolchi campagnoli, pazzi complottisti nascosti da tempo al resto del mondo, ragazzine sensuali e salvifiche, giganteschi animali predatori, i cento minuti di visione offrono sempre soluzioni fresche e originali.

Meriti e omaggi

Un vero e proprio sottobosco di citazioni è quello offerto dal popolare e bizzarro cineasta/attore (anche qui presente nel piccolo ma gustoso ruolo di un atipico sacerdote), che omaggia modelli alti quali Rambo, Terminator e Il signore degli anelli, lasciando poi all'adrenalinico finale un chiaro messaggio d'amore per Thelma & Louise (1991) e Sugarland Express (1974), con un rocambolesco ed esaltante inseguimento su quattro ruote che, grazie anche all'efficace colonna sonora, regala minuti di adrenalina pura. Ma Selvaggi in fuga (disponibile su Netflix), oltre alla sua piacevole anima di genere, possiede anche un'irriverente ironia sporca, con doppi sensi ed equivoci pensati per un pubblico maturo che suscitano risate in serie, in aggiunta alla sanguigna violenza che compare in un paio di sequenze, utile ad alzare ulteriormente l'asticella generazionale sull'ideale pubblico di riferimento. La marcata caratterizzazione a tema dei personaggi, i cui caratteri chiaramente antitetici diventano il miglior mezzo comico per l'intero quadro generale, non impedisce comunque le dinamiche tipiche di un percorso di formazione, qui pur vissuto in chiave iconoclasta e fuori dai canoni classici.
Gran merito alla solidità dell'operazione, capace di saltare da un tono all'altro con invidiabile leggerezza, va dato alla stravagante e tumultuosa alchimia tra il piccolo Julian Dennison e un redivivo Sam Neill, abili nel riempire di numerose sfumature due figure ad alto rischio macchietta.

Selvaggi in fuga Con uno spirito che guarda alle produzioni di genere degli anni '80 e '90, Taika Waititi omaggia il cinema avventuroso con una carica iconoclasta e citazionista, adagiando il turbolento percorso di formazione del piccolo protagonista all'interno di una rocambolesca fuga nell'incontaminata natura neozelandese - in compagnia un burbero e anziano cacciatore (un magistrale Sam Neill). Selvaggi in fuga trova nei suoi istinti comici e di genere, con un'ironia sporca e una limitata ma efficace razione di violenza, il punto di forza su cui innescare la strabordante vena alchemica tra i due antitetici protagonisti. Pur attenuando i momenti più cupi del romanzo originario in un'ottica più leggera, riesce a trasmettere sfumature emozionali e morali tramite un approccio irresistibile nel suo continuo mutare di toni e atmosfere. Il risultato finale strizza l'occhio più al pubblico adulto che a quello fanciullesco, con un'ispirata e travolgente verve di personaggi e situazioni alla quale la strana coppia dovrà far fronte in questa paradossale lotta per la libertà.

8

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