Security, la recensione del film originale Sky con Marco D'Amore

Tratto dall'omonimo romanzo di Stephen Amidon, il titolo diretto da Peter Chelsom si rivela un thriller privo di solite basi cinematografiche.

Security, la recensione del film originale Sky con Marco D'Amore
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La voce di Roberto Santini (Marco D'Amore) ci presenta in apertura Forte dei Marmi, "un posto di mare raffinato" che il protagonista di Security di Peter Chelsom (Lo spazio che ci unisce) paragona "a una cartolina dove tutto sembra una perfetta messa in scena". L'opening scene del nuovo Sky Original è quasi sorrentiniana, con le corde degli strumenti in sottofondo che trascinano lo spettatore all'interno di un posto "fuori dal tempo", con un'atmosfera quasi incantata. Ma anche a Forte dei Marmi, ci dice Roberto, "le giornate si accorciano e le notti si allungano", e infatti quella di Security è una storia invernale e fredda come la stagione in cui è ambientata, dove si intrecciano le vite di candidati sindaci, miliardari e benestanti, adolescenti problematici e affascinanti professori (Silvio Muccino).

Un luogo che non è quello che ci si aspetta, soprattutto per le persone che lo abitano, tutte filtrate dall'occhio di Roberto, responsabile della sicurezza di Forte dei Marmi grazie alla sua società, che ha installato nelle case dei clienti più importanti una fitta rete di telecamere di sorveglianza a scopo precauzionale, essendo questo un ambito sito di villeggiatura di lusso. Quando una ragazza, Maria, subisce una violenza e cerca aiuto nelle residenze di questi personaggi abbienti, Roberto tenta con tutti i suoi mezzi a disposizione di ricostruire la notte in cui la giovane sembrerebbe essere stata violentata, dovendo fare i conti nel frattempo con una terribile insonnia e un matrimonio ormai allo sbando.

Il riflesso della falsità

Security è tratto dall'omonimo romanzo di Stephen Amidon, già autore del Il capitale umano trasposto sul grande schermo nell'ottimo film di Paolo Virzì nel 2013. Lo scrittore opta nel libro per una costruzione curiosamente simile alla sua altra creazione, proponendo dunque un cast corale d'estrazione sociale disparata all'interno di un ambiente in cui tutto sembra sano ma in realtà è solo apparenza, un luogo coperto da un velo di buonismo che nasconde in verità il più cupo e tradizionale classismo all'italiana.
Qui si intrecciano diverse storie che si scoprono tutte correlate da almeno un elemento in comune, ma la narrazione, i dialoghi e il ritmo di Security non reggono il confronto con il romanzo originale, di per sé meglio costruito e forse nato per essere più d'impatto e funzionale su carta che sul grande (o piccolo, come in questo caso) schermo.

Il racconto si dilunga e si appoggia troppo su prospettive differenti pur avendo un costrutto semplice e un risvolto disarmante per quanto chiaro, anche se questo non impedisce alla sceneggiatura a tratti persino un po' naif adattata da Chelsom e da Muccino di soffermarsi sull'introspezione comunque maldestra dei protagonisti, di cui vengono mostrati i tratti caratteriali principali ma con cui si fa fatica a empatizzare, persino con la vittima stessa della storia, messa fin troppo da parte per questioni meramente narrative.

Al netto di una buona interpretazione di Marco D'Amore nel ruolo principale, e delle prove positive di Tommaso Ragno e del sempre convincente Fabrizio Bentivoglio, Security non brilla nemmeno troppo dal punto di vista attoriale. Colpa non da imputare al cast ma alla gestione dello stesso all'interno della sceneggiatura e sotto la visione di Chelsom, regista britannico noto soprattutto per la sua leva cinematografica in campo commediato e sentimentale (Serendipity, Shall We Dance) e distante per stile e contenuti da questo genere di progetti.

La regia non è nemmeno così scapestrata o anonima e si nota il mestiere, soprattutto nella fotografia o nel montaggio, ma è l'intera parte creativa e gestionale degli interpreti a lasciare un po' il tempo che trova, senza mai sorprendere né stupire.

Ci si muove dunque costantemente tra rapporti di coppia sempre più problematici e in questo sistema capitalista e di destra dove sono i meno abbienti a pagare le spese dei peccati di chi gli sta sopra, dove anziché guardare all'erba curata fuori ma marcia dentro dei propri vicini si cerca un colpevole esterno, non del Forte, magari qualche immigrato su cui fare anche campagna elettorale (e qui la sferzata è decisa) anche se poi nel corso del film non se ne vede nemmeno uno. Ed è per questo che Security non ingrana mai la marcia e arranca lungo la strada di un racconto poco convincente e trascinante. Ed è un peccato considerando l'atmosfera iniziale e una base solida da cui partire, ma evidentemente lo stesso film è un po' come Forte dei Marmi, fintamente raffinato all'inizio e invernale e glaciale, spento, alla fine.

Security Security di Peter Chelsom non regge purtroppo il confronto con il romanzo originale di Stephen Amidon, rivelandosi un adattamento curato dal punto di vista della messa in scena ma profondamente mediocre in termini di sceneggiatura e gestione di narrazione e interpreti. La buona recitazione di Marco D'Amore e le prove convincenti di Tommaso Ragno e Fabrizio Bentivoglio non riescono a togliere una spessa patina d'ingenuità e poca credibilità al racconto, che soffre purtroppo di un ritmo blando, dialoghi spesso naif o sterili e una visione complessiva non convincente. Un'occasione mancata.

4.5

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