Recensione Sector 7

Dalla Corea un monster movie che fa il verso a Hollywood

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La giovane e bella Hae-jun (Ha Ji-won) lavora su una piattaforma petrolifera nel settore 7, lo stesso dove anni prima sua padre perse la vita, per cause sconosciute, durante una semplice missione di controllo. In seguito a una trivellazione, qualcosa viene risvegliato dagli abissi marini, e a bordo cominciano ad avvenire omicidi inspiegabili. La ragazza e il resto dell'equipaggio dovrà ora fare i conti con una temibile e mostruosa creatura affamata di carne umana, mentre inquietanti misteri del passato vengono lentamente a galla...Prima megaproduzione in tre dimensioni del cinema coreano, Sector 7 cerca di seguire la scia dei blockbuster hollywoodiani collocandosi nel filone dei monster movie votati all'azione e intrattenimento puro, scevri di contaminazioni d'altro genere. Niente a che vedere quindi col mai troppo citato The Host, capolavoro di Bong Joon-ho, che riusciva a unire egregiamente il film di genere con un'intensa e inusuale deriva drammatica.

Mare di sangue

Kim Ji-hun, al suo terzo film dopo la commedia Mokpo, Gangster's Paradise (2003) e il più riflessivo May 18 (2007), fallisce il suo primo progetto ad alto budget, realizzando un pop-corn movie sin troppo debitore nei confronti delle pellicole similari americane. La mancanza di una precisa identità, fattore solitamente molto marcato nelle opere coreane, impedisce a Sector 7 di appassionarsi alla storia e ai suoi protagonisti, scadendo a più riprese nella fiera del già visto. Se si esclude il collegamento degli eventi tra il passato e il presente, ci troviamo infatti dinanzi a una narrazione da tipico b-movie a base di mostri e luoghi claustrofobici, nella peggior tradizione degli infelici figli degeneri di Alien. Anche in questo caso infatti l'ambientazione è un luogo isolato, dal quale fuggire in caso di emergenza diviene una vera e propria epopea, con elementi forzati (il tasto dell'autodistruzione, la presenza sulla piattaforma di due potenti motociclette) e situazioni al limite del paradosso che inficiano non poco la già debole concatenazione di eventi. La stessa caratterizzazione dei personaggi è alquanto macchiettista così come i rapporti tra questi, nonostante sequenze in cui l'amicizia virile e la forza dell'amore esplodano a pieno regime, senza però mai lasciare un segno preponderante. A risollevare in parte il giudizio si segnala una discreta realizzazione digitale della creatura, in alcune scene davvero inquietante (a dispetto di altri effetti digitali a tratti sin fastidiosi e atti solo a giustificare l'uso del 3D) e la bellezza indomita della protagonista, interpretata da Ha Ji-won (Closer to heaven, 100 days with mr. arrogant). La bella e la bestia. Indovinate chi vincerà?

Sector 7 Se in 3D il film può avere forse un suo perché (ma probabilmente non lo sapremo mai, visto che sarà ardua una distribuzione nei nostri cinema), senza si rivela un prodotto consigliato solo ai più strenui sostenitori dei monster movie e del cinema orientale. Una realizzazione tecnica discreta infatti non basta a giustificare le lacune narrative e le varie scopiazzature ai blockbuster hollywoodiani. Sector 7 non è né meglio né peggio della maggior parte di quest'ultimi, ma questo non può dirsi propriamente un vanto, soprattutto da una cinematografia che, nello stesso genere, ci ha regalato una perla come The Host (di cui è in preparazione un seguito).

5

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