Secretary, la recensione della commedia erotica

La giovane Lee Holloway, affetta da autolesionismo, ottiene il posto da segretaria per l'eccentrico e lunatico avvocato E. Edward Grey.

recensione Secretary, la recensione della commedia erotica
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La giovane Lee Holloway è appena uscita da una struttura psichiatrica nella quale era andata in terapia per curare una grave forma di autolesionismo, che la portava a procurarsi ferite di diverse entità sul proprio corpo. La ragazza, figlia di una famiglia disfunzionale, fa ritorno a casa per il matrimonio della sorella ma trova un contesto ancora disastrato: il padre, alcolizzato, litiga infatti spesso con la moglie e dopo l'ennesima sfuriata abbandona la dimora.
Una situazione non certo ottimale per una persona in cerca di serenità, e infatti Lee rischia di tornare alle sue vecchie e dannose abitudini; per tentare di evitare una nuova discesa nell'abisso la protagonista decide di cercarsi un lavoro e sugli annunci di un giornale trova quello relativo alla ricerca di una segretaria.

In Secretary Lee, abile nella dattilografia, si propone per il posto e fa la conoscenza del suo nuovo potenziale datore di lavoro, il lunatico avvocato E. Edward Grey, noto per portare sull'orlo dell'esaurimento nervoso tutte le sue assistenti. La candidata nonostante tutto viene attratta dalla situazione e tra i due ha così inizio una morbosa relazione che si sviluppa su territori sempre più folli e anticonformisti, in pieno stile di dominazione tipico del BDSM.

Cinquanta sfumature d'amore

Prima del personaggio che tanto, immeritato, successo ha regalato alla scrittrice E. L. James e alla conseguente trasposizione per il grande schermo dei suoi romanzi, un altro mr. Grey ha varcato le soglie del sadomaso al cinema, seppur in una forma più platonica e adattata ad uno stile da spigliata commedia moderna di matrice indipendente. All'inizio del nuovo millennio esce nelle sale Secretary, film di culto che ha portato le tematiche BDSM all'attenzione del grande pubblico con una leggerezza e uno smalto autoriale delle grandi occasioni, vincitore non a caso del premio speciale della giuria all'edizione 2002 del Sundance Film Festival.

Mai questo ambiguo modo di vivere la sessualità era stato incarnato su celluloide in maniera così ispirata e frizzante, e il gran merito del regista Steven Shainberg (che aveva già indagato nella sfera hot col misconosciuto mediometraggio The Prom, di dieci anni precedente) è quello di aver trovato un raro equilibrio tra le varie anime del racconto, con il grottesco che si ibrida con naturalezza ad un sottotesto romantico degno delle più grandi storie d'amore.

Perché Secretary è alla resa dei conti una vera e propria love-story che lotta contro il raziocinio pur di coronarsi definitivamente, con risvolti apparentemente incomprensibili nei comportamenti della giovane protagonista che si ammantano di una poetica determinazione e riescono a creare un solido legame empatico con il pubblico, fattore questo per nulla semplice vista la scomodità dell'argomento.

Scelte azzeccate

"Tutto il materiale presente nell'ufficio è di origine naturale, così come i colori, in contrasto con la casa di Lee, ricoperta da teli di plastica e colori artificiali, a significare come qualsiasi cosa all'esterno del luogo principale, dove ha luogo la relazione tra i due protagonisti, sia finta". In questa dichiarazione del regista si esemplifica al meglio il senso dei cento minuti di visione, atti a rendere vero un sentimento che agli occhi delle persone normali può apparire come artificioso e costretto.
Lo stesso Shainberg ha dichiarato di essersi ispirato per la messa in scena ad un cult del filone queer come My beautiful laundrette - Lavanderia a gettone (1985) di Stephen Frears, con diverse similitudini che si possono notare tra le due pellicole.

Il fulminante prologo, nel quale Lee è già in veste di schiava impegnata in una sorta di armoniosa danza "sottomissiva", toglie parzialmente l'effetto sorpresa al succedente e lungo flashback che ricongiunge infine al corretto presente filmico, ma questo non sminuisce ad ogni modo il percorso di "formazione" della neo-segretaria, incapace di trovare il vero amore in relazioni canoniche (questo anche per via di spasimanti non proprio eccellenti) e a suo agio soltanto in situazioni estreme che mettano a dura prova non solo il suo corpo ma anche la sua anima.

Luoghi e pedine

Secretary si permea di soluzioni quasi lynchiane nella gestione delle ambientazioni, con la sede legale che diventa una vera e propria co-protagonista del racconto e teatro fondamentale delle numerose scene madri che hanno luogo nel sempre più tormentato procedere degli eventi. Questo tra litigi e riappacificazioni nonché messe in atto di pratiche erotiche la cui anormalità viene sempre virata in tono divertente e armonioso, su tutte la scena clou della sculacciata, complici anche le raffinate scelte di montaggio e la perfetta colonna sonora d'accompagnamento curata dal nostro Angelo Badalamenti (non a caso compositore feticcio proprio di David Lynch).

Ma è l'intero comparto scenografico e stilistico, tra profondità di campo, messe a fuoco ragionate e centralità di prospettive a rendere qualsiasi situazione un puro piacere per lo sguardo, con un'eleganza estetica che trova adeguato contraltare nelle magistrali e magnetiche performance di James Spader (in una delle performance più ispirate dell'intera carriera) e, soprattutto, di una sensuale e tenera Maggie Gyllenhall che ruba la scena in continuazione nel ruolo della sua definitiva consacrazione.

Un cerchio perfetto

La sceneggiatura, tratta dall'omonimo racconto breve di Mary Gaitskill, ha optato per un cambio di finale più lieto rispetto all'amarezza della fonte originaria proprio per rendere più appetibile e condivisibile il messaggio di fondo e incuriosire verso questo mondo sconosciuto ai più senza ghettizzarlo a semplice malcostume. E i toni da commedia classica, sulla carta potenzialmente stonanti con quanto narrato, strappano intelligenti risate in più occasioni, complice anche il divertente parterre di figure secondarie che ruotano intorno all'ufficio, alpha e omega fisico dell'insieme.

Ne esce al contempo un ritratto sulle paure, sulle solitudini e sull'incomunicabilità tra gli individui che spesso conduce a risvolti ben più tragici e l'autolesionismo della futura segretaria non viene affatto trattato con faciloneria, ma anzi ben inserito nell'evoluzione di una trama tutto fuorché scontata. I rari ma ispirati tocchi visionari aggiungono ulteriore frizzantezza ed organicità, sempre e comunque al servizio di quel particolare meltin'pot che coniuga aliti drammatici, gradevole e acuta frivolezza e passaggi erotici mai volgari o gratuiti.

Secretary Quello che poteva inizialmente apparire come un abisso dei sentimenti ne diventa in realtà una magica esaltazione in un'ottica fuori dai canoni ma non per questo meno appassionante. Secretary è un vero e proprio istant cult, uno di quei film capaci di emergere nella sua unicità fatta di intelligenza e leggerezza, capace di intrattenere e aprire interessanti spunti di riflessione nel corso delle quasi due ore di visione. Il regista Steven Shainberg mette in scena un'atipica love-story basata sui principi del BDSM, con la segretaria del titolo futura schiava di un eccentrico avvocato incapace di comunicare con il mondo. E proprio nell'incontro-scontro tra queste due personalità dannate (la ragazza era in cura per autolesionismo) si sviluppa la storia d'amore che non ci si aspetta, tra perdite dell'innocenza e rovinosi litigi, destinata a concludersi in una "resa dei conti" finale nella quale poesia e grottesco convivono con impeccabile sintonia. James Spader e Maggie Gyllenhaal, quest'ultima incredibilmente sexy nella sua spigliata normalità e a suo agio nel mettersi letteralmente a nudo, sono i perfetti interpreti di una commedia della vita, dove la forza dei legami non convenzionali trova ideale palcoscenico nelle scelte ambientali e stilistiche e soave accompagnamento musicale nell'ispirata colonna sonora, per un'opera stratificata e ricca di sfumature che racchiude al suo interno un significato di romanticismo ben più profondo e genuino di tante cosiddette pellicole a tema. Il film andrà in onda mercoledì 16 ottobre alle 21.30 su LA7D.

8.5

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