Searching, la recensione del thriller con John Cho

Una scomparsa misteriosa è al centro di un film ricco di tensione e colpi di scena, dove l'azione si svolge interamente su schermi e monitor.

recensione Searching, la recensione del thriller con John Cho
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David Kim vive a San José, in California, con la figlia adolescente Margot. Il rapporto tra i due è teso dopo la morte di Pamela, moglie di David e madre di Margot, stroncata da un linfoma due anni prima. Una sera, mentre lei è ufficialmente da un'amica a studiare, chiama tre volte il cellulare del padre, senza che lui risponda. La mattina dopo David pensa che la figlia si sia semplicemente alzata presto, ma quando non ha più sue notizie inizia una ricerca disperata, che lo porta a contattare la polizia e scoprire un mondo a lui ignoto tramite la vita online di Margot, attraverso la quale giunge alla conclusione che la giovane potrebbe essere scappata di casa di sua spontanea volontà. A questo punto la domanda più importante a cui rispondere diventa un'altra: quanto conosce bene la propria figlia?

Un nuovo filone



Nel 2015 è uscito nelle sale il film horror Unfriended, dove la storia - una videochat di gruppo si trasforma presto in un incubo collettivo grazie a uno spirito assetato di vendetta - si svolgeva interamente sugli schermi dei computer. Un approccio voluto dal produttore Timur Bekmambetov, cineasta russo attivo in America, che con quel film ha inaugurato un filone noto come Screen Life o anche Screen Movies: film in cui l'azione è limitata a ciò che vediamo su vari schermi, che si tratti di computer, smartphone o altro. Una tecnica che lo stesso Bekmambetov ha perfezionato nel 2018 firmando il thriller Profile, dove Skype e videochiamate sull'iPhone creano la tensione legata alla vicenda (basata su eventi reali) di una giornalista che si finge musulmana per entrare in contatto con un reclutatore jihadista. Dalla medesima scuderia nasce Searching, che ha debuttato al Sundance e poi frequentato vari festival prestigiosi, tra cui Locarno e Deauville, prima di arrivare in sala. Un bel traguardo per quello che, ad oggi, è forse il più riuscito degli Screen Movies, grazie a una moltiplicazione dei punti di vista - telefoni, computer, telegiornali, telecamere di sorveglianza - che permette al racconto di uscire dagli spazi ristretti di una location singola e trasformarsi in un prodotto paradossalmente dinamico, sfruttando la fissità delle immagini per creare un meccanismo di tensione efficace ed intelligente.
Un risultato a dir poco notevole per un film che è un'opera prima, la cui importanza nel panorama cinematografico americano non è legata esclusivamente alla tecnica narrativa ma anche al fatto che sia dietro che davanti la macchina da presa le scelte creative provengano da persone di origine indiana (il regista Aneesh Chaganty) e coreana (l'attore John Cho, alias Sulu nella nuova versione di Star Trek, e con questo film il primo americano di origine asiatica ad essere il protagonista di un thriller mainstream hollywoodiano).

Padre e figlia

Dietro un bel titolo ricco di significati si cela non solo un classico mistero adattato alle tecniche narrative di oggi, ma anche un rapporto tra genitori e figli che si è evoluto insieme alla tecnologia e una riflessione non banale sulla digitalizzazione progressiva della società, con una piccola, toccante lezione di storia nel prologo che racconta la vita di famiglia, fino alla morte di Pamela, tramite l'evoluzione della componente informatica in casa Kim. Un ritratto di felicità segnato dalla tragedia, che introduce il nucleo emotivo di Searching andando di pari passo con l'elemento tecnico, con un crescendo parallelo dove gli schermi aumentano, e con essi le ambizioni e le emozioni di questo thriller.
E come nei film del maestro della suspense, al centro c'è una persona ordinaria catapultata in un mondo che non può controllare, con una performance struggente di Cho il cui desiderio di vivere una vita tranquilla a base di routine si sposa benissimo con la passività iniziale degli schermi domestici, mentre la rottura degli schemi coincide con la moltiplicazione dei monitor e dei punti di vista. Notevole anche Debra Messing, solitamente nota per ruoli comici, nei panni della poliziotta che indaga sulla scomparsa di Margot. Per certi versi sarà difficile vederla con gli stessi occhi nei nuovi episodi di Will & Grace...

Searching Timur Bekmabemtov torna, in veste di produttore, al filone degli Screen Movies, film la cui azione si svolge interamente sugli schermi, patrocinando così il debutto registico di Aneesh Chaganty. Un debutto ricco di tensione ed emozione, dove l'espediente tecnico completa il racconto anziché sopraffarlo e contribuisce a una riflessione non banale sulla presenza constante della tecnologia nelle nostre vite quotidiane e sulla distanza, a volte abissale, tra chi siamo veramente e come ci presentiamo online. Strepitosa l'interpretazione di John Cho, alle prese con un ruolo per lui abbastanza atipico.

8

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