Recensione Se Sposti Un Posto a Tavola

Dalla Francia una commedia frizzante che rilegge 'in bianco' i giochi del destino alla Sliding doors

recensione Se Sposti Un Posto a Tavola
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Paul e Marie sono appena convolati a giuste nozze, ma prima che il banchetto nuziale abbia inizio Marie si concede per un'ultima volta al suo indimenticato e tormentato ex, Eric. Il disordine sentimentale di Marie si riversa così sul tavolo che i due imprudenti amanti hanno scelto come loro ultimo e frettoloso giaciglio. Caduti dunque a terra tutti i segnaposto del tavolo Mimosa, frutto di dislocazioni attentamente studiate, gli stessi verranno poi riposti da Eric alla rinfusa sul tavolo, lasciando che il nuovo disegno di posizioni assegnate ad amici e parenti decida le future dinamiche degli ospiti che di lì a poco siederanno attorno al 'Mimosa'. La combinazione casuale e lo smistamento inopinato che ne deriveranno basteranno a cambiare di una virgola (ma forse molto di più) il corso delle vite di Marjorie (sorella maggiore di Marie, ancora single e attanagliata dall'idea di restare zitella), Pierre (chirurgo fedifrago perennemente circondato dalle sue numerose amanti), Catherine (moglie di Pierre alle prese con le nevrosi causate dalle ripetute infedeltà del marito), David (fotografo irrealizzato alla ricerca di un trampolino di lancio per la sua passione), Arnaud ed Edith (coppia di sposi con la ‘impellente' voglia di un bambino) e anche (e soprattutto) il tenebroso Eric, ancora disperatamente legato alla donna che vestita di bianco ha appena detto sì a un altro uomo.

Un matrimonio e tre finali

L'idea secondo cui il fato decide e indirizza le vite delle persone decretando quei piccoli ‘spostamenti' che poi ne frutteranno di grandi, è un'idea che da Sliding doors in poi ha aperto il cinema alla via della commedia degli equivoci generati dalle bizze del destino. Nella rivisitazione francese del tema, la regista Christelle Raynal (alla sua prima opera cinematografica ma già un talento affermato nel mondo della pubblicità) sceglie di mischiare le carte in tavola a un banchetto di nozze dove l'ordine con cui gli ospiti siederanno attorno al tavolo Mimosa deciderà (da lì in poi) le sorti delle loro complicate e intrecciate vite. L'imprevedibilità del destino si fonde così agli scenari prettamente in bianco da sempre molto sfruttati nella commedia (4 matrimoni e un funerale docet) perché capaci di fruttare innumerevoli spunti di riflessione così come scenari d'equivoci. Ma qui, a differenza di altre pellicole sul tema nuziale, il filo conduttore del film sta sia nei tre diversi sviluppi narrativi che nella reiterazione degli elementi e dei personaggi messi in campo, che cambieranno di volta in volta il finale. Se sposti un posto a tavola (titolo italiano che al solito cerca un qualsiasi gancio che possa portare più pubblico nelle sale e che traduce il senza dubbio più aderente Plan de table) risulta dunque una commedia leggera sulle intemperie della vita amorosa che trova il suo ritmo nel continuo ri-assemblaggio del ‘tema' di coppia, in una colonna sonora nostalgica di pezzi anni '80 (Status Quo, Bonnie Tyler) e in un vivace cast di volti piuttosto nuovi ed eterogenei, mentre l'imprinting pubblicitario della pellicola è evidente sin dai titoli di testa (dove un libro popup mostra i credits d'apertura avvolti in un tripudio di illustrazioni e coriandoli nuziali). Ed è proprio questo impianto visivamente molto appetibile il vero punto di forza del film della Raynal; un'audacia figurativa che si estrinseca poi anche nell'utilizzo dello split screen e di un montaggio veloce e molto accattivante, ma che non riesce (almeno non del tutto) a sopperire a un ingranaggio narrativo a tratti ridondante e dall'andamento fin troppo prevedibile. Le carte del destino verranno infatti rimescolate (come si conviene) fin quando il risultato finale non riuscirà a escludere dalla partita gli elementi più spiccatamente negativi.

Se Sposti Un Posto a Tavola Grazie al suo retaggio pubblicitario Christelle Raynal realizza una rivisitazione francese e moderna di Sliding doors che ha nell’esuberanza visiva e del coro attoriale il suo punto di forza. Un’opera prima stilisticamente vibrante ma senza troppe pretese narrative che non mancherà (in ogni caso ) di regalare un’ora e mezza di distrazione dagli incastri molto più insidiosi e imprevedibili della vita reale.

6.5

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