Se son rose, la recensione: provaci ancora, Leonardo

Leonardo Pieraccioni torna nelle sale con un'altra incursione nella commedia sentimentale, guardando alle ex di una vita.

recensione Se son rose, la recensione: provaci ancora, Leonardo
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Riprovaci, Leonardo. Riprovaci ancora, un'altra volta. Potrebbe essere questo il leit motiv da accompagnare ai film del comico e regista toscano. Sono passati esattamente 23 anni da quell'interessante esordio alla regia chiamato I laureati: era il 1995. E questo nuovo capitolo, intitolato Se son rose, potrebbe idealmente chiudere un'epoca per Leonardo Pieraccioni. In principio fu proprio Leonardo, trentenne fuori corso in quel di Firenze, già divorziato e innamorato della bella Letizia (Maria Grazia Cucinotta).
A seguire tanti diversi e uguali Pieraccioni. L'ultimo, in ordine cronologico, si chiama proprio come il protagonista del primo film, Leonardo. Pieraccioni usa il suo stesso nome per i personaggi principali del primo e dell'ultimo film. "Potrebbe essere la mia ultima commedia sentimentale" ha dichiarato il regista presentando il suo nuovo progetto. Che si possa credergli o meno, Se son rose pare l'ideale conclusione di un percorso iniziato più di due decenni fa. Dalla gioventù dei laureati alla superficialità di un uomo che fatica a stare al passo con il progresso, con il mondo che evolve.
Un "personaggio" fuori tempo massimo. L'aspetto autobiografico nei film di Pieraccioni è sempre risultato preponderante e Se son rose sembra proprio essere l'atto conclusivo di un'epoca molto lunga, per il regista, nel mondo della commedia leggera e sentimentale.

Sono cambiato oppure no

Leonardo Giustini (Leonardo Pieraccioni) è un giornalista disinteressato a qualsiasi responsabilità, soprattutto nella vita privata. Da circa un anno ha una relazione con una ricca figlia di papà, Ginora (Elena Cucci), che lui ironicamente chiama 48, come il numero di neuroni che le attribuisce a causa del suo atteggiamento da svampita. La figlia quindicenne Yolanda (Mariasole Pollio), stufa dell'atteggiamento del padre, contatta a suo nome tutte le sue ex, con un messaggino tanto semplice quanto diretto: "Sono cambiato! Ci riproviamo?". Dalla mattina successiva Leonardo, ignaro del gesto della figlia, riceve le risposte più disparate da tutte le sue ex fiamme. Da Benedetta (Caterina Murino), che nel frattempo è diventata una suora laica, a Elettra (Gabriella Pession), docente e madre divorziata di due irritanti gemellini.
Fino a Fioretta (Antonia Truppo), decisa a cambiare sesso e diventare un uomo. E ancora Angelica (Michela Andreozzi), grande amore delle superiori colpita da una sorta di Alzheimer precoce. Senza dimenticare Fabiola (Claudia Pandolfi), madre di Yolanda e risposata con l'eccentrico Fabio (Gianluca Guidi).
Dall'invio dell'sms il film diventa il classico carosello che vede al centro della scena l'eterno Peter Pan toscano, pronto ad affrontare il suo passato per cercare di riflettere e capire cosa sia andato storto. E soprattutto cercando di porsi seriamente una domanda: sono cambiato oppure no?

Il cinema di Pieraccioni

Ciò che balza all'occhio dopo poche decine di minuti di Se son rose è che, a dispetto di una lieve svolta narrativa riconducibile più che altro all'età del protagonista, poco o nulla è cambiato rispetto alle pellicole precedenti. La domanda che il film pone a Leonardo Giustini sembra la stessa che si potrebbe rivolgere al suo alter ego, Leonardo Pieraccioni. Un cinema autobiografico che pare non cambiare mai. Pieraccioni che fa Pieraccioni (e magari è proprio questo che il pubblico vuole, ma noi non possiamo saperlo). E gli ingredienti in coda che si ripetono: il protagonista circondato da un parterre femminile. Incompiuto, incompleto e insoddisfatto. Una trama che sembra rispondere perfettamente al quesito che il film stesso propone stancamente, trascinandosi sulle spalle tutto il peso del passato. E come il suo protagonista, Se son rose non si mette mai in gioco, non propone alcuna variazione sul tema che possa incuriosire e appassionare lo spettatore.
Pieraccioni ripropone il solito cliché e le gag classiche che purtroppo fanno sorridere solo a tratti, dando la sensazione di assistere sempre al solito film da troppi anni. Cambiano i nomi dei personaggi, cambiano alcune ambientazioni e la trama di base. A rimanere immutato è il suo cinema, fatto di svolte narrative ripetute e di dinamiche uomo/donna riproposte con lo stampino.

Se son rose...sfioriranno

Rispetto ai lavori precedenti, Se son rose evidenzia qualche sequenza più interessante e godibile ma il risultato non si allontana troppo da quello che il cinema di Leonardo Pieraccioni ci ha proposto in questi anni. Al netto di una serie di trovate divertenti, spesso legate ad alcuni personaggi costruiti efficacemente - ma riciclati con troppa facilità nelle trame dei vari film - quest'ultimo lavoro si perde troppo presto a causa di una sceneggiatura poco solida e a un ritmo che - alla lunga - non regge nemmeno i tempi di una commedia che, nelle intenzioni almeno, dovrebbe intrattenere e contemporaneamente raccontare un periodo della vita in cui s'inizia a guardarsi alle spalle e analizzare le scelte che hanno caratterizzato il proprio percorso.
Anche il cast è alquanto spaesato, a eccezione di una convincente Nunzia Schiano in un ruolo sì stereotipato - quello della vicina anziana impicciona e saccente - ma che riesce ad aggiungere un po' di verve e di siparietti interessanti che regalano qualche sporadico sorriso. Purtroppo non basta a promuovere una pellicola che si allinea perfettamente a gran parte della filmografia del comico toscano. Che non cambia mai e che se son rose, alla fine, sfioriranno.

Se son rose A tre anni di distanza dall'ultima incursione cinematografica, Leonardo Pieraccioni torna sul grande schermo con una nuova commedia sentimentale che lo pone nuovamente al centro di un nutrito gruppo di donne, tutte ex del protagonista, il giornalista Leonardo Giustini. Nonostante sia maggiormente godibile rispetto ai precedenti lavori del comico toscano, Se son rose non riesce a coinvolgere e appassionare come ci si aspetterebbe da una commedia che gioca tra l'ironia e i sentimenti.

5

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