Scott Pilgrim Vs The World, recensione del film di Edgar Wright

Quando essere geek è anche molto cool: la nostra recensione di Scott Pilgrim Vs The World firmato Edgar Wright.

recensione Scott Pilgrim Vs The World, recensione del film di Edgar Wright
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Il nome di Edgar Wright forse non è ancora così noto, in Italia, ma se si cita il suo primo exploit cinematografico, L'alba dei morti dementi (Shaun of the dead), ad ogni cinefilo che si rispetti spunta il sorriso.
Un cinema ricco di umorismo cinico e pragmatico, il suo, difficile da collocare in un genere unico e perciò adorato da molti, compresi il Jason Reitman de Tra le nuvole e l'instancabile Quentin Tarantino, che l'ha voluto tra i registi dei falsi trailer apparsi in Grindhouse - A prova di morte.
E dopo aver parodiato, quasi al grido di “Non si scherza! Qui la comicità è una cosa seria!” gli zombie movie col cattivissimo Shaun of the dead e gli action movie con il provocatorio Hot Fuzz, ecco che Wright sbarca in America, adattando il suo humour britannico al gusto nerd di una delle graphic novel indipendenti più apprezzate degli ultimi anni: Scott Pilgrim.

“Scott, are you a lover or a fighter?”

Sì, è vero:
hai ventidue anni e non riesci a tenerti uno straccio di lavoro.
Vivi a scrocco a casa del tuo sarcastico amico gay, Wallace.
La tua ragazza ti ha mollato più di un anno fa e non ti sei ancora ripreso.
Suoni in una scassatissima band pseudo-grunge che non ha alcuna possibilità di sfondare.
E tutti ti vedono come un bamboccione senza speranze...che oltretutto ha anche l'ardire di uscire con una diciassettenne.
Ma tu non sei uno qualunque...sei Scott Pilgrim, l'eroe di questa storia!
E come se la tua vita non fosse già abbastanza incasinata, hai appena incontrato la tipa dei tuoi sogni. Letteralmente: l'affascinante ragazza dal look alternativo che hai visto in sogno ieri notte è ora lì, davanti a te. Scatta la cotta, ma attento, Scott...per poterti guadagnare la sua compagnia dovrai sconfiggere i suoi sette, agguerritissimi, ex fidanzati, proprio come se fosse un videogioco...

“Scott, if your life had a face, I'd punch it!”

Quando il semi sconosciuto fumettista canadese Bryan Lee O'Malley ha cominciato a portare su tavola da disegno l'epopea otaku di Scott Pilgrim era il 2004, e difficilmente poteva immaginarsi il successo che avrebbero riscosso i suoi personaggi. Eppure, sei anni e sei volumi a fumetti più tardi, il talentuoso cineasta Edgar Wright presenta al pubblico Scott Pilgrim vs The World, col non facile intento di accontentare sia i fan dell'opera originale sia il pubblico generalista, che non conosce la graphic novel né, con molta probabilità, gran parte delle citazioni e fonti di ispirazione insite in essa.
Il successo di questa serie, infatti, oltre che nell'ottima caratterizzazione dei personaggi, deriva dal suo spirito profondamente nerd: O'Malley, come molti di noi utenti-redattori di Everyeye del resto, è cresciuto negli anni '80-'90, tra videogiochi, fumetti e anime giapponesi.
E anche Scott è “uno di noi”: ha solo una vaga idea del suo futuro, è un po' Peter Pan e un po' -troppo?- otaku rispetto alla media. Porta con sé i tratti del vero nerd immaturo, sognatore e irrealista, ma si riscatta, come ogni eroe degli shonen manga, quando si tratta di inseguire il suo sogno, in questo caso la bella e misteriosa Ramona Flowers. E tutto questo in un tripudio di citazioni e rimandi a fumetti e anime tra i più noti, e soprattutto ai videogiochi più popolari, in particolare quelli dell'epoca 8-16 bit, da Super Mario a Sonic the Hedgehog, da Zelda a River City Ransom.
Con Scott, le icone nerd diventano icone pop, totem generazionali, simboli di appartenenza. Con Scott, essere nerd non è mai stato così artistico.

La recensione continua a pagina 2!

“Next time, we don't date the girl with eleven evil ex-boyfriends.”

Racchiudere quasi 1200 pagine di fumetto in circa due ore di film non è certo un'impresa semplice, ma qui non si è trattato di venire a un compromesso, una volta tanto.
Wright, insieme a Michael Bacall (prossimo sceneggiatore, tra l'altro, dello spin-off di Tropic Thunder ispirato alla ridondante figura di Les Grossman) e allo stesso O'Malley, hanno pensato ad una rilettura della graphic novel all'insegna della freschezza e del dinamismo, che pur mantenendo le caratteristiche fondamentali di storia e personaggi non si perdesse tra le diverse sottotrame del fumetto ma, anzi, andasse dritto al cuore delle vicende. Talune parti della storia sono state riproposte pedissequamente, mentre altre hanno subito una quasi totale riscrittura, che tuttavia le ha, se possibile, migliorate. In particolare la parte finale, che nel film risulta più omogenea e, soprattutto, soddisfacente rispetto alla controparte disegnata, con un'intuizione particolarmente ispirata che ne aumenta notevolmente la portata.
L'unico rimpianto è l'aver perso per strada l'interessante dinamica dei vari triangoli che si instaurano fra i membri dei Clash at Demonhead e gli stessi Scott e Ramona: non abbiamo mai, tuttavia, l'impressione che i personaggi manchino di caratterizzazione. Anzi, molti degli stessi nella versione filmica guadagnano in spessore. In parte perché Wright ha accentuato le loro caratteristiche ed espanso le loro scene e battute, e in parte anche grazie alla bravura del cast, che sebbene non annoveri nessuna vera “superstar” è comunque ricco di volti noti decisamente in parte. Come Anna Kendrick (Tra le nuvole, Twilight), qui nei panni dell'assennata sorella di Scott, Stacey; Chris Evans (il prossimo Capitan America) che impersona l'attore/skater Lucas Lee; o ancora Brandon Routh, che dopo Superman e prima di Dylan Dog, interpreta il rocker vegano Todd Ingram.
Ma irresistibile risulta, del resto, gran parte del cast, in particolare la sexy Brie Larson (Envy Adams), Satya Bhabha (Matthew Patel) e Jason Schwartzman (Gideon Gordon Graves), rispettivamente primo ed ultimo ex di Ramona.
E venendo proprio ai protagonisti, c'è da riconoscere che Mary Elizabeth Winstead sembra effettivamente uscita dalle pagine del fumetto, restituendo tutto il fascino misterioso della Ramona cartacea, con suo sguardo grintoso ma triste. Discorso diverso per Michael Cera, in verità non sempre all'altezza, soprattutto nelle scene in cui Scott dovrebbe mostrare tutta la sua tontoloneria: lo sguardo vacuo da “scemo del villaggio” risulta a volte un po' forzato, ma il giovane attore canadese recupera nelle scene in cui la determinazione, arma vincente dello Scott fumettistico, esce fuori con veemenza dalle vignette...e dallo schermo.

An epic of epic epicness.

E proprio nell'approccio “grafico” al materiale originale si nota l'estro e la perizia di Wright, che ha saputo riprodurre perfettamente sul grande schermo ritmi, stilemi e caratteristiche grafiche di videogiochi e fumetti. Non è certo il primo a tentarci, ma la lezione appresa da pellicole come 300, Sin City, Kick-Ass e l'Hulk di Ang Lee ha sorbito evidentemente i suoi frutti. Le soluzioni grafiche applicate all'immagine, con onomatopee e linee cinetiche che sembrano aggiungere una terza dimensione al film anche senza occhialetti stereoscopici, sono infatti perfettamente integrate nel corpus del film, così come i vari effetti, sia grafici che sonori, tratti dalla più comune pratica videoludica. Questi continui rimandi crossmediali solleticano inevitabilmente il palato dello spettatore avvezzo, che li troverà, altrettanto inevitabilmente, divertenti se non, in alcuni casi, geniali, per come sono ingegnosamente integrati tanto nell'immagine tanto nella storia, contribuendo ad immergere lo spettatore nel film quanto a far progredire il cammino dei personaggi nelle loro vicende.
Come già nei precedenti lavori del regista, non è facile immaginare l'evolversi della storia, anche per chi ha già letto la graphic novel: del resto Wright è famoso per la mescolanza di generi e l'approccio anticonformista all'incontro tra commedia e azione, tra situazioni drammatiche e ilari.
Inoltre l'attenzione riservata alle scene di combattimento risulta quasi inaspettata: laddove nel fumetto i combattimenti sono focali ma, in sostanza, caricaturali, qui all'esagerazione (visiva e fattiva) della scena d'azione si aggiunge una cura per le coreografie inusitata: alcuni degli scontri sono, difatti, delle piccole gioie per gli occhi, in quanto adrenaliniche, chiare, “familiari” -in quanto in parte ispirate o derivate- eppure sempre originali ed armoniche. E a quest'armonia contribuisce anche il sapiente utilizzo della splendida colonna sonora, vero collante delle scene e base di alcune sfide 'musicali' che riecheggiano tanto Guitar Hero quanto Parappa the Rapper e Bust-A-Groove.

Scott Pilgrim Vs The World Una pellicola densa d'azione, ma anche di situazioni umoristiche inarrestabili: ne è testimonianza il fatto che il primo combattimento arriva dopo mezz'ora dall'inizio della pellicola, senza che ci si sia accorti che sia passato già un quarto di film. L'umorismo è tagliente, e al contempo canzona e coccola tutti i nerd di quella che potremmo definire “Scott-generation”: e lo fa con gusto, all'interno di una pellicola realizzata con mezzi relativamente semplici ma di rara efficacia. Certo, c'è da preventivare che nell'adattamento italiano si perderà la pervicacia di molte battute basate sulla lingua inglese e sui termini videoludici, ma è purtroppo inevitabile, come il fatto che il pubblico a cui si rivolge il film sia relativamente ristretto: non solo i più grandicelli, ma anche i più piccoli potrebbero trovarsi spaesati di fronte all'overload di citazioni videoludiche più o meno vetuste. Ad ogni modo, Edgar Wright dimostra che, a volte, anche l'esser geek può essere un'arte.

8.5

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