Scooby! recensione: Scooby-Doo e il mistero dell'amicizia

I personaggi di Hanna-Barbera tornano al cinema con una gradevole veste CGI, in un film senza particolari guizzi stilistici ma sufficientemente piacevole.

recensione Scooby! recensione: Scooby-Doo e il mistero dell'amicizia
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Tra i tanti e immortali personaggi creati dal mitico duo Hanna-Barbera, Scooby-Doo è forse quello che più degli altri è meglio sopravvissuto allo scorrere del tempo, re-inventandosi in continuazione tra cinema e televisione. Un franchise instancabile che conta più di 15 serie animate, 31 film in home-video, vari speciali per la tv e tre lungometraggi cinematografici, due in live-action e l'ultimo, Scooby! (in uscita il 15 luglio in Video on Demand), d'animazione. A interessarci è ovviamente il progetto reboot diretto da Tony Cervone, ideato per essere l'apripista di un eventuale Universo Cinematografico Hanna-Barbera, per questo ragionato in parte come storia d'origini molto soft.

Si inizia infatti nella pre-adolescenza di Shaggy Rogers, a Venice Beach. L'introverso e goffo ragazzino ha il solo desiderio di farsi degli amici, e un giorno incontra per pur caso un dolce e divertente cane randagio senza nome, anche lui solitario, prendendolo con sé e chiamandolo Scooby-Doo. Oltre agli immancabili e improponibili sandwich che condividono a ogni ora del giorno, a unire i due è un rapporto di comprensione reciproca, un riconoscersi a vicenda che li completa, rendendoli inseparabili. Conoscono poco dopo gli altri amici, Fred, Dafne e Welma, crescendo insieme e fondando l'iconica Misteri & Affini, agenzia all'interno della quale ognuno opera in un ruolo specifico e definito, tranne Shaggy e Scooby. Qual è, infatti, la parte che ricoprono nella Misteri & Affini? L'apporto concreto che danno nella risoluzione dei casi? Questa, in definitiva, è la domanda che si pongono loro e gli altri compagni, ritrovandosi nel mentre invischiati nel malvagio piano di un egocentrico villain e facendo la conoscenza di una squadra di supereroi di nuova generazione.

Uno Scooby-Doo aggiornato

La cosa straordinaria di Scooby-Doo e del suo intero franchise è una versatilità davvero invidiabile. Alla base dei personaggi e di alcune loro storie di culto ci sono infatti pochissimi elementi tipici da rispettare: la psicologica caratteriale dei protagonisti, un paio di elementi cult del loro look, i rapporti d'equilibrio all'interno del gruppo e qualche scenetta eroi vs mostri di marcato ma sano infantilismo. Il resto è interamente modificabile e Scooby, Shaggy, Fred, Welma e Dafne possono sopravvivere all'interno di qualunque contesto. Non è un caso che siano le creazioni di Hanna-Barbera che più di altre hanno incrociato il loro percorso con tantissimi personaggi famosi o produzioni di grande successo, basti pensare al crossover con Supernatural, al film animato con i Kiss, a quello con Batman o alle continue guest star di Hollywood.
Questo continuo gioco di ambienti e di stili apre dunque di rivisitazione in rivisitazione a un'interessante e costante prospettiva d'aggiornamento, fattore che non è infatti mancato anche in questo reboot cinematografico d'animazione. Il look dei protagonisti si è mantenuto stabile con qualche ritocco moderno e più giovanile, soprattutto in Fred: taglio di capelli alla moda e pulito, maglione bianco sostituito con una felpa casual, sneakers ai piedi, foulard messo da parte. Vengono comunque rispettati tutti i cromatismi originali così come i caratteri essenziali delle loro personalità, e sono in particolar modo Scooby e Shaggy a essere sempre i soliti, adorabili e impacciati fifoni con una dose di coraggio da sfruttare nel momento del bisogno.

Gli sceneggiatori hanno poi pensato bene di inserire Scooby! e l'Universo di Hanna-Barbera nel presente, inserendo di tanto in tanto qualche battuta su Netflix o su altri piccoli temi d'attualità che svecchiano il prodotto senza per forza rovinarne l'anima. Stiamo parlando di dosi minimali che sanno però arrivare alle generazioni più giovani, cosa che un reboot, in quanto rilancio, dovrebbe sempre fare, oltre a non tradire nel progetto revisionista gli elementi cardine di un franchise.

Le intuizioni più intelligenti e a loro modo sofisticate - in termini concettuali - sono però relative al villain del film (di cui purtroppo non possiamo dirvi nulla per non rovinarvi l'eventuale sorpresa) e al gruppo di supereroi al centro della trama, guidato da Blu Falcon. In queste due brillanti pensate troviamo davvero la volontà di osservare alcuni canoni di botteghino oggi più che mai essenziali per questo tipo di produzioni, senza però voltare le spalle a una discreta qualità espositiva e animata.

C'è l'idea della creazione di un universo condiviso, c'è l'introduzione di personaggi completamente originali e c'è l'elemento supereroistico figlio dei cinecomic che non guasta mai in un'occasione del genere, che deve arrivare al più ampio parterre possibile, con un occhio al passato, l'altro al futuro ma con un'attenzione spasmodica per il presente. Scooby! è così in grado di lavorare non solo aggiornando se stesso ma anche parodiando i cinecomic, seppure con una verve sarcastica di corto respiro che non osa mai quanto potrebbe (vedi Teen Titans GO!), forse per mantenere intatto il guscio family friendly e non bypassare con disinteresse il target di riferimento principale, quello dei bambini.

Il cuore del Mistero

Passando agli aspetti visivi, narrativi e tematici di Scooby!, la CGI della Warner Animation Group convince senza entusiasmare. Lo stile è pastoso e colorato, oltremodo piacevole e riposante da guardare, specie nella gestione dei dettagli e del rendering degli effetti particellari e delle luci. C'è dietro un buon lavoro di valorizzazione degli ambienti e dei personaggi, anche vario a dire il vero, ma non è nulla di realmente immacolato, dove si nota spesso qualche mancanza tecnica facilmente sanabile e di tanto in tanto un appiattimento di prospettiva e profondità stilistica. Detto questo, la visione non risente poi troppo nel profondo di queste sviste, risultando anzi gradevole dall'inizio alla fine, anche con qualche trovata cinematografica d'effetto.
Lato narrativo, il discorso si complica. Parlando di Scooby-Doo, è essenziale nel bene e nel male tenere a mente i cardini formali delle sue storie, che sono tendenzialmente procedurali, fini a se stesse, profondamente bambinesche e divertite, nel senso che sono chiare se non addirittura cristalline nell'intenzione di schiudere il genere del whodunit, il giallo deduttivo, ai più piccoli, macchiandolo di un horror dai valori formali scomposti e rimescolati insieme a tante altre ispirazioni, siano esse sci-fi, musical e quant'altro.
Non aspettatevi dunque una storia sorprendente che viva di momenti eclatanti, perché non è quello che troverete, soprattutto non è quello che Scooby! vuole essere. Il film è invece morbosamente interessato a trovare una nuova strada cinematografica per Scooby-Doo, peccando un filino troppo di autoindulgenza nel non tentare una percorso "d'azione" più rimarchevole ma arrivando a un paio di quadre narrative interessanti, nella scelta del nemico e in una specifica parte del comparto tematico.

Il motore stesso del reboot e del mistero è infatti l'amicizia, intesa nella sua vasta gamma valoriale e accostata inoltre ai quesiti cardine sopra citati. Può l'amicizia vincere su tutto? Guardando Shaggy e Scooby sembrerebbe di sì, ma il tempo logora alcuni sentimenti e cambia le persone, gli interessi, le ambizioni. Essere un buon amico, anzi essere il migliore, comporta sacrificio e autocritica, un dialogo costante con se stessi e una comprensione dell'altro che dovrebbe superare qualsiasi barriera, anche quando non si è d'accordo, si è lontani ed è difficile trovare un punto d'incontro.

Amici si resta anche nel dissenso, nella distanza, nelle delusioni, con l'idea di andare oltre, appianare le divergenze, capire i propri errori o discutere in modo costruttivo degli sbagli altrui. Amicizia, in sostanza, significa esserci anche quando si vorrebbe essere altrove, per il bene e il supporto della persona cara. E il paradosso è che è proprio nella mancanza che si scopre l'importanza della stessa, che spinge persino il più goffo dei fifoni o il più macchiettistico dei cattivi a delle scelte estreme e da loro inaspettate.

Con tutti i suoi vari difetti, grandi o piccoli che siano, Scooby! ragiona con maturità d'intenti su di un rapporto d'amicizia ormai lungo cinquant'anni, soffermandosi con chiarezza espositiva e fedeltà concettuale su quello che è il senso e dunque il cuore stesso di Scooby-Doo, senza destrutturarne le fondamenta e allargando anzi il campo d'azione del franchise verso nuovi orizzonti cinematografici. Che si riesca poi a raggiungerli è più una speranza che una certezza, ma questo è un altro mistero.

Scooby! Scooby! è l'ennesima dimostrazione della versatilità del franchise di Scooby-Doo, quello che tra tutte le creazioni di Hanna-Barbera è il più adattabile, revisionabile, "incrociabile". Il film d'animazione diretto da Tony Cervone rispetta i canoni narrativi delle storie e dei personaggi, creando un primo tassello di un eventuale Universo Condiviso guardando con fedeltà al passato, con lungimiranza al futuro e con attenzione al presente, inserendo elementi parodistici del genere supereroistico e ampliando il raggio d'azione della Misteri & Affini. Al netto di una CGI pastosa, invitante e piacevole - che pecca in qualche errore tecnico-stilistico -, di un villain sorprendente (capirete il perché nella visione) e di un comparto tematico che approfondisce con maturità il senso stesso di un'amicizia lunga ormai cinquat'anni, Scooby! intrattiene gradevolmente senza però sorprendere, pur restando cristallino nelle intenzioni espositive e sempre rivolto a un target soprattutto infantile. Un valido aggiornamento cinematografico che speriamo possa trovare un giusto consenso per andare avanti.

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