Scomparsa, la recensione del thriller con Amanda Seyfried Recensione

La giovane Jill si mette ad indagare sulla misteriosa sparizione della sorella in Scomparsa, thriller di Heitor Dhalia.

recensione Scomparsa, la recensione del thriller con Amanda Seyfried
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I captive thriller, quelli in cui un personaggio di sesso femminile, protagonista o meno che sia, viene rapito da un misterioso assalitore sono tra i più comuni del filone, con produzioni che riciclano spesso situazioni abusate. Alla categoria appartiene anche Scomparsa, pellicola del 2012 diretta dall'apprezzato regista brasiliano Heitor Dhalia, alla sua prima produzione in lingua inglese, ed incentrata sulla figura della bella Jill (interpretata da Amanda Seyfried), ragazza che un anno prima era stata rapita da uno psicopatico che l'aveva rinchiusa e nascosta in una profonda fossa del Forest Park. Sfortunatamente il presunto serial killer non è ancora stato catturato e anche la stessa polizia non sembra credere molto alla versione della giovane, presa in cura da una clinica psichiatrica per riprendersi dallo shock. Quando sua sorella scompare misteriosamente Jill si convince che l'aguzzino sia tornato a perseguitarla e decide di indagare in proprio per trovare e salvare la consanguinea.

Corsa contro il tempo

In un thriller di stampo marcatamente realistico la verosimiglianza è uno dei fattori più importanti per appassionarsi alla vicende dei protagonisti, ma Scomparsa sembra farne bellamente a meno ignorando il raziocinio narrativo in favore di una forzata e via via sempre più improbabile progressione degli eventi, scaturente in un finale che sfiora il paradosso. Con le forze dell'ordine che si dimenticano di fare il loro lavoro la missione di salvataggio è perciò affidata al personaggio di Jill, tormentata ancora dagli incubi del rapimento (espletato in diversi flashback) e pronta a tutto pur di salvare l'amata sorella: peccato che le personali indagini, oltre a renderla un novello Sherlock Holmes in gonnella, avvengano tramite casualità di sorta con testimoni improvvisati che accettano di aiutarla / darle informazioni senza un reale nesso logico. Questo fa scemare del tutto la potenziale dose tensiva della vicenda, visto che queste decisioni di scrittura indirizzano già il racconto verso il più scontato degli epiloghi, e neanche una manciata di sussulti action (con rocamboleschi inseguimenti a piedi o su quattro ruote in cui la Nostra fugge dalla stessa polizia) riescono a smussare il senso generale di noia che si respira nei novanta minuti di visione. Se si aggiungono una resa dei conti priva di qualsiasi climax e le interpretazioni anonime del cast di contorno (la Seyfried almeno si impegna ma poco può per rendere credibile una figura così mal caratterizzata) la frittata non può che essere bella che fatta.

Scomparsa Amanda Seyfried si mette alla ricerca della sorella presumibilmente rapita in Scomparsa, anonimo thriller che deve fare i conti con una sceneggiatura imbarazzante, ricca di forzature e risvolti inverosimili. Un film in cui latita del tutto la tensione di genere, che procede per inerzia raccontando le personali indagini della protagonista e la totale stupidità delle forze dell'ordine, incapace di suscitare qualsiasi coinvolgimento empatico per via di una regia sciatta e banale e di interpretazioni svogliate, tanto che il pur assurdo epilogo appare come una vera e propria benedizione per lo spettatore.

4.5

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