Scary Stories to Tell in the Dark, recensione del film prodotto da del Toro

Guillermo del Toro produce un'avventura per ragazzi con marcate sfumature horror, che colpisce soprattutto per le cupe atmosfere.

recensione Scary Stories to Tell in the Dark, recensione del film prodotto da del Toro
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Il mondo là fuori è certamente pieno di storie dell'orrore, di ogni tipo e grado. Leggende spaventose miste a eventi realmente accaduti, tramandati nel corso degli anni e dei decenni, alcuni dei quali davvero meritevoli di essere raccontati. Ma come? Beh Alvin Schwartz ha creato un'intera serie di libri piena di storie maledette, sempre pronte a mettere i brividi, pagine oscure arrivate fra le mani di Guillermo del Toro e André Øvredal, che insieme hanno deciso di raccogliere le migliori e crearci un film. Da queste premesse nasce Scary Stories to Tell in the Dark, un progetto cinematografico fatto e finito che non assomiglia per nulla a un'antologia pura e semplice.
È vero, nel corso dei 107 minuti di durata sono diverse le storie che vengono narrate, una dopo l'altra, sono state però inserite nella narrazione in modo alquanto intelligente, unite da un filo comune che prende il nome della Casa Bellows, dimora della famigerata e spietata assassina Sarah Bellows, o almeno così è definita dalle leggende locali. Un gruppo di amici però vuole decisamente saperne di più sulla questione.

Tra verità e leggenda

Stella, Ramon, Chuck e Auggie vivono nella tranquilla cittadina di Mill Valley, dove apparentemente sembra succedere poco e niente di interessante. La storia del piccolo paese è scossa soltanto dagli omicidi avvenuti in passato nella dimora Bellows, dove la padrona di casa Sarah avrebbe lasciato sgorgare il sangue a fiumi. Dicerie, diremmo, senza poi dar troppo peso alla cosa, il gruppo di amici protagonista di Scary Stories to Tell in the Dark però non si accontenta di subire la leggenda, vuole arrivare alle sue fondamenta e scoprire la verità dei fatti.

I quattro ragazzi si avventurano così all'interno della dimora abbandonata, che effettivamente mette i brividi al solo guardarla, e scoprono una raccolta di storie scritte proprio da Sarah Bellows. Peccato però che questa antologia maledetta non sia ancora terminata, al contrario viene continuata ancora oggi, con le parole che prendono vita in tempo reale, mentre nuovi eventi accadono a Mill Valley...

Un'avventura horror

A leggere queste semplici righe di sinossi verrebbe da pensare a un classico progetto Blumhouse, almeno guardando agli ultimi anni, invece siamo in tutt'altri territori - e la classificazione PG-13 ci aiuta a capire quali. Non ci troviamo di fronte a un horror puro, bensì a un'avventura per ragazzi con chiare sfumature dell'orrore, movimentata da mostri, creature sovrannaturali e scomparse misteriose. E proprio agli adolescenti Scary Stories to Tell in the Dark parla in modo diretto, tramite un linguaggio chiaro e un andamento alquanto lineare degli eventi.

Raramente fa capolino la vera paura, a prevalere è soprattutto un cinema avventuroso che ha "rigurgiti" anni '80 e '90, con i quattro ragazzi protagonisti intenti a fronteggiare la rinnovata ira della famigerata Sarah Bellows. Le varie storie che compongono il quadro finale sono ben miscelate, varie e interessanti, le creature che le compongono invece non sempre sono convincenti, tanto che a volte sfiorano il ridicolo involontario. Si tratta però di leggende, superstizioni, ed è richiesta una spiccata sospensione dell'incredulità - ovviamente.

Una storia di passione e amicizia

Il coinvolgimento di del Toro all'interno del progetto lo rende certamente più credibile, del resto la fattura tecnica non ha nulla da invidiare ad altri prodotti simili - anzi. L'atmosfera anni ‘60 risulta davvero coinvolgente, la casa Bellows - che sembra viva e vegeta, capace di respirare come un qualsiasi essere vivente - è giustamente inquietante, mentre i quattro ragazzi protagonisti fanno tutto ciò che è in loro potere per entrare a dovere nei personaggi - parliamo di Zoe Colletti, Michael Garza, Gabriel Rush e Austin Zajur.

A mancare, nel cast s'intende, è forse un nome davvero forte in grado di catalizzare l'attenzione sul film, questa potrebbe però essere stata una scelta tattica - sia per spendere meno in fase di produzione, sia per lasciare il giusto spazio agli interpreti adolescenti. Certo c'è Dean Norris, l'Hank Schrader di Breaking Bad, ma il suo è un ruolo troppo marginale per lasciare il segno.

Scary Stories to Tell in the Dark Cos'è dunque Scary Stories to Tell in the Dark? Un'oscura avventura per ragazzi ambientata negli anni ‘60 (dunque ancora più indietro rispetto ai revival anni ‘80 di molte produzioni Netflix degli ultimi tempi), priva di nomi altisonanti nel cast ma con il cuore rivolto esclusivamente ai quattro ragazzi protagonisti. Sono proprio loro a invischiarsi in una brutta storia sovrannaturale, scomodando l'eterno e dannato riposo della famigerata Sarah Bellows. La donna sarà il tratto d'unione di tutte le storie raccontate nel film, che tende ad arrivare alla fine solo per scardinare tutte le verità conosciute inizialmente. Ciò che restano sono 107 minuti rivolti sopratutto a un pubblico giovane e giovanissimo, che hanno al centro di tutto l'amicizia di un gruppo affiatato di quattro ragazzi - sulla scia di opere più blasonate come IT, Stand by me, o il più recente Stranger Things. I toni questa volta però sono molto più pacati, le creature sì feroci ma non così spaventose da tormentarci la notte. Fanno più paura le ombre nette di certi ambienti, con il progetto che colpisce quasi più per le sue atmosfere che per ciò che alla fin fine racconta.

6

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