I Molti Santi del New Jersey Recensione: le origini del mito dei Soprano

David Chase ci racconta come Tony Soprano "got himself a gun", ma I molti santi del New Jersey non centra pienamente il bersaglio.

I Molti Santi del New Jersey Recensione: le origini del mito dei Soprano
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Non è mai facile scavare sotto le radici del mito, soprattutto quando quel mito è radicato e cristallizzato nella mente e nel cuore popolare. Il successo e l'eredità de I Soprano è sotto gli occhi di tutti gli appassionati di serie TV, specie di quelli dei cultori del crime televisivo (tant'è che ancora oggi si discute sul finale de I Soprano). Eppure, i retroscena dietro l'epopea criminale dell'indimenticabile Tony Soprano di James Gandolfini aspettavano da tempo di essere esplorati da un prequel, magari proprio da quel formato seriale che che ha segnato la fortuna di HBO e David Chase agli inizi degli anni 2000.

E, invece, lo sceneggiatore dello show cult, in collaborazione con Warner Bros e HBO Max, ha pensato di raccontare gli antefatti di The Sopranos con un film che apre potenzialmente la strada a un progetto cinematografico: I molti santi del New Jersey arriva finalmente al cinema, e dopo averlo visto in anteprima possiamo finalmente raccontarvi com'è.

Alle origini del mito dei Soprano

Siamo nel 1967, parecchi decenni prima che il nome di Tony Soprano diventasse temuto in tutto il New Jersey. L'emblematico protagonsita della serie cult di HBO è prima un bambino, poi un giovane che cerca il suo posto nella famiglia che un giorno governerà l'intero sostrato criminale del Newark.

Il destino di Tony - interpretato da un incredibilmente somigliante Michael Gandolfini, figlio di James - è legato a quello del suo mentore Dickie, rampollo e gangster d'elite della famiglia Moltisanti. Quest'ultimo è nient'altro che il clan di spicco dell'alleanza DiMeo, composta da Johnny Soprano (padre di Tony) e suo fratello Junior insieme a Silvio Dante, Paulie "Walnuts" e i Bonpensiero, ovvero l'anziano "Buddha" e suo figlio Pussy. Le vicende della famiglia DiMeo sono legate alle celebri rivolte di Newark del '67, una serie di scontri razziali che all'epoca composero la famigerata "lunga estate calda del 1967". Proprio Newark fu il focolaio dei tafferugli, che provocarono morti, feriti, saccheggi e un'immane dose di violenza tra la popolazione bianca e la comunità afroamericana. Nonostante la trama, i personaggi e l'intera natura del film siano estremamente legati alla futura epopea di Tony, non è lo storico protagonista de I Soprano il fulcro del racconto: I molti santi del New Jersey racconta soprattutto la storia di Dickie, l'uomo che per Tony fu un punto di riferimento e un modello da seguire.

Il criminale che ha formato quello che abbiamo imparato ad amare come il tormentato e agguerrito patriarca dei Soprano e i suoi stessi demoni interiori: l'onore per la sua famiglia, i doveri verso suo padre "Hollywood Dick" e il rapporto con Giuseppina, l'affascinante e giovane moglie di Moltisanti senior che il vecchio boss ha portato con sé dopo un viaggio in Italia. Un intreccio ricco e denso di avvenimenti, che amplia la mitologia della creatura di Chase e fornisce diversi richiami ad alcuni elementi storici della serie.

You woke up this morning

Con I molti santi del New Jersey David Chase torna quindi a plasmare e modellare il mito de I Soprano, strizzando l'occhio a tante scene iconiche che hanno popolato soprattutto la prima stagione dello show classico. Ne è esempio quella celebre del luna park, che vide un piccolo Tony assistere all'arresto di suo padre Johnny nel tentativo di scoprire perché il genitore lo trascurasse senza mai rivelargli le destinazioni dei suoi impegni domenicali.

Per l'occasione, e per ovvi motivi, il film ha sostituito integralmente gli attori che impersonarono i protagonisti in quella scena di vent'anni fa. Su tutti spicca Jon Bernthal, che porta su schermo la sua versione di un Johnny Soprano irascibile e prepotente. Insomma, per certi versi è tutto al proprio posto per i fan della serie TV, in un tripudio di omaggi e di effetto nostalgia che colpirà decisamente chi ha visto crescere e svilupparsi gli indimenticati protagonisti dell'opera originale, ben interpretati dagli attori che ne rappresentano le versioni più giovani.

Impressionante la prova, elementare ma pur sempre essenziale, di Michael Gandolfini: il figlio di James dà prova di aver studiato a fondo le performance del padre, unendo il tutto a una somiglianza fisica davvero straordinaria. Purtroppo il ruolo di Tony, complice il focus del racconto sulla figura del suo idolo Dickie, finisce ben presto per passare in secondo piano, vittima di una sceneggiatura che adombra gran parte delle qualità artistiche della produzione.

Per quanto riguarda la trama, infatti, I molti santi del New Jersey presenta un ritmo fin troppo blando, sviluppando nell'arco di circa due ore un canovaccio che avrebbe richiesto diverse scremature. A conti fatti, purtroppo, gran parte dell'intreccio potrebbe annoiare chi si aspettava un prodotto più celebrativo, che magari risultasse una summa narrativa ed estetica del glorioso show originale. Nonostante non sia ancora arrivata la conferma di un sequel, l'impressione è che I molti santi del New Jersey voglia essere la storia di colui che ha ispirato Tony Soprano, ma anche un percorso di transizione e un primo capitolo di una serie più grande, da sviluppare magari sul grande schermo per avvicinarsi sempre di più alla cronologia della prima stagione (d'altronde, David Chase ha già in mente un altro film dopo I molti santi del New Jersey, ma a una sola condizione). Un peccato, tuttavia, che il ritmo della pellicola non renda affatto giustizia alle intenzioni degli autori: a conti fatti, riteniamo che forse The Many Saints of Newark avrebbe funzionato maggiormente come serie prequel piuttosto che come progetto per il grande schermo.

Il film, d'altronde, dà l'idea di essere un lunghissimo episodio pilota piuttosto che un lungometraggio a sé stante, con un'impennata decisa nell'andamento e nella qualità della sceneggiatura soltanto nella parte finale dell'opera. Quella di David Chase rimane un'operazione orientata soprattutto ai fan, ai quali lo showrunner è almeno riuscito a trasmettere la forte identità socioculturale e le atmosfere tipiche de I Soprano, supportato dalla buona regia di Alan Taylor. Il tutto peccando (purtroppo) in termini di idee convincenti sul piano squisitamente narrativo.

I Molti Santi del New Jersey David Chase torna a rimodellare il mito de I Soprano< con un film prequel che convince soltanto in parte. Se I molti santi del New Jersey riesce a brillare sul piano delle atmosfere e nelle performance attoriali (ottimo Michael Gandolfini, il figlio di James), d'altro canto il ritmo narrativo eccessivamente blando e privo di guizzi rende la pellicola fin troppo lenta. Un'occasione quasi persa per celebrare al meglio l'eredità di una serie che ha fatto la storia, eccezion fatta per l'effetto nostalgia nel vedere versioni più giovani di personaggi che abbiamo imparato ad amare vent'anni fa.

6.5

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