Recensione Sansone

Abbaia ma non morde pet movie tratto dalle strisce di Anderson

recensione Sansone
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Il cane è il miglior amico dell'uomo, dice il vecchio adagio. Ma in diverse occasioni, il cane è stato anche il miglior amico del cinema, se andiamo a guardare il numero di pellicole con protagonisti cani-attori (gli attori cani invece, si sa, sono innumerevoli!): da Lassie a Rin Tin Tin, da Beethoven al Commissario Rex, tra i nostri fedeli compagni a quattro zampe i cani la fanno da padrone, perlomeno sul piccolo e grande schermo. Non è passato poi molto tempo da Beverly Hills Chihuahua e Hotel Bau che udiamo così nuovamente un abbaiare familiare. Familiare, sì, perché stavolta il cagnolone protagonista della pellicola di turno per tutta la famiglia è una vecchia conoscenza, perlomeno di chi è nato prima degli anni '90 e leggeva le sue vignette sulle pagine di Topolino: Sansone!

California, here I bark!

Sansone è un alano abbastanza furbo da tenere sotto scacco il suo padrone, il pubblicitario Phil (Lee Pace), e combinare montagne di guai, sempre perdonati, tuttavia, dalla sua famiglia umana, composta inoltre dalla bella moglie Debbie (Judy Greer) e i due figli Brian e Barbara (Finley Jacobsen e Caroline Sunshine). Quando Phil ottiene un nuovo incarico presso la più grande società di prodotti per cani della California, la famiglia si trasferisce nell'Orange County per inseguire i sogni di carriera del capofamiglia. Qui Sansone potrà farsi nuovi amici oltre al gatto di famiglia, l'ispanico Carlos: Mazie, un dolce pastore australiano femmina che sviluppa presto un'affezione particolare per lui, o Giuseppe, un cane nudo cinese estremamente timido e imbranato. La voglia di sfondare nell'alta società canina, però, e il desiderio di conquistare la bella rough collie Jezebel lo porteranno persto a caccia di guai seri...

“Accanirsi”, sinonimo di “ostinarsi” in qualcosa di inutile e sbagliato

Era logico aspettarsi da Sansone niente più che un film leggero, per famiglie, pieno di bellissimi animali e buffe situazioni. Così è stato, non fosse che il film campa di una rendita che poi, a conti fatti, neanche può vantare.
L'umorismo semplice, ma arguto, delle vignette originali di Brad Anderson è completamente scomparso, sommerso dai “soliti”, saccenti e insopportabili cani parlanti eccessivamente umanizzati, le cui vicende sono buttate in pasto allo spettatore come una ciotola di croccantini avanzati. La comicità è talmente basilare da far sembrare pellicole come Alvin and the Chipmunks ricercate, ed è a base di inseguimenti, disastri, animali che fanno cose per loro impossibili (se già vi può sembrare strano un cane su una tavola da surf, aspettate di vederlo scatenarsi su un cabinato di Dance Dance Revolution!), ruttini e schifezze varie, che di comico -come di edificante, del resto- hanno ben poco. La sceneggiatura è completamente vuota, piena di clichè e oltretutto mal costruita, con scene che si susseguono tramite un montaggio che definire approssimativo è un complimento.
La regia stessa è fallimentare: nel cercare di contenere i costi, forse, il regista Tom Dey (conosciuto principalmente per Pallottole cinesi e Showtime) ha cercato le inquadrature più semplici e meno dispendiose, soprattutto a livello di computer grafica, arrivando però a narrare la vicenda spesso con gli occhi sbagliati: ci domandiamo altrimenti perché debbano essere ripresi, nei momenti di azione massima in cui il fulcro è il cagnolone, i personaggi secondari e non l'azione stessa.
Ci sarebbe poi da ridire sulla consistenza dei personaggi stessi, sia umani che animali, spesso non propriamente simpatici. E se in alcuni frangenti Sansone riesce a diventare addirittura antipatico, allora c'è qualcosa che evidentemente non va nel film, visto che la necessità primaria è che i bambini adorino quel cane, non che lo vedano come un bugiardo opportunista.
Potremmo anche esimerci dal giudicare le performance degli attori in carne e ossa, vista l'effettiva inutilità delle loro figure all'interno della trama: ci limiteremo a dire che al di là delle discrete prove di Pace e Greer, tutto il resto naviga nel mare della mediocrità.
Essendo un film con protagonisti animali parlanti, è invece obbligatorio valutarne il doppiaggio. In originale Sansone vanta la voce di Owen Wilson (che già aveva lavorato con Dey in Pallottole cinesi), mentre il resto del cast è ricco di voci note, da Fergie a Kiefer Sutherland. In Italia invece si è puntato, come purtroppo spesso accade, su una qualche voce del mondo dello spettacolo, sfruttandone la momentanea popolarità anche se questi non ha nessuna o quasi esperienza nel doppiaggio e/o attinenza col personaggio o la voce del doppiatore originale; difatti, la voce di Pupo (al secolo Enzo Ghinazzi) non stonerebbe neanche tanto sul nostro amato alano, se non fosse che il cantante, ultimamente risalito alla ribalta per (de)meriti canori abbastanza scandolosi, non doppia effettivamente il cane, ma si limita a leggerne con la sua voce le battute, creando un effetto alquanto fastidioso. Altrettanto fastidioso è il doppiaggio degli altri animali, tutti doppiati con un qualche accento o inflessione dialettale piuttosto ridicolo (sembra di essere tornati ai tempi di Kung Fusion, ahinoi). L'unico passabile si rivela essere il micione Carlos, doppiato per noi da Diego Suarez: gli altri spesso risultano cacofonici e poco intendibili. Pollice verso, infine, anche per l'adattamento italiano, decisamente libero e pieno di termini che non ci aspetteremmo in un film dedicato ai più piccini: dopo una sequela di “cacchio”, “chiappe” e simili, siamo rimasti basiti di fronte all'espressione “Siamo culo e camicia” che non veniva riesumata dai tempi dei film di Renato Pozzetto di trent'anni fa.

Marmaduke Sansone, purtroppo, si rivela un cane troppo biricchino e mal addestrato: il pedigree c'era, ma è stato accantonato in favore di situazioni di comodo, che alla fine non solo lo rilegano al mercato dei film da cassetta, ma sembrano suggerire ai suoi padroni di abbandonarlo sul ciglio della prima autostrada. E il povero Sansone originale di Anderson non meritava tutto questo.

3.5

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