Analizzare ogni via possibile di integrazione, sia nei lati positivi che negativi, attraverso la forma di un horror antologico a episodi. Scelta senza dubbio originale e a suo modo coraggiosa quella di Davide Scovazzo, regista genovese ideatore del progetto che per l'occasione ha arruolato altri sei colleghi da ogni parte d'Italia per dar vita ai sette episodi di Sangue Misto, ognuno ambientato in una diversa città del Belpaese. Un tentativo di sdoganare il new-horror tricolore attraverso lo sguardo di voci nuovi e affermate del panorama underground quali Paolo Del Fiol, Isabella Noseda, Lorenzo Lepori, Raffaele Picchio, Edo Tagliavini e Chiara Natalini che, sfruttando il basso budget in maniera più o meno convincente e lasciando scorci delle località indigene in apertura dei rispettivi lavori, tentano un tracciamento della società contemporanea attraverso le vie della più sana e genuina violenza di genere.
Carne e anime
Ci sono temi ricorrenti in tutti gli episodi che plasmano questo collage pulsante di creatività e ingegno e, seppur con alcuni tasselli meno riusciti dal punto di vista attoriale e di messa in scena lo sguardo d'insieme risulta eterogeneo e originale al punto giusto per cogliere spunti interessanti. Il cibo è uno degli elementi chiave di ben due episodi, L'ultimo giorno di una cicala giapponese di Paolo del Fiol e Rigorosamente dissanguati da vivi dello stesso Scovazzo, rispettivamente vedenti al centro delle vicende un ristorante giapponese e un negozio di kebab, pur adempiendo ad atmosfere differenti. Il primo, rifacentisi al folklore giapponese, è dotato di una morbosa e inquieta follia memore del background nipponico (con convincenti effetti di make-up), mentre il secondo sceglie una via più grottesca e ironica declinata in un vero e proprio mattatoio di carne umana che rimanda anche alla realtà degli snuff-movie. Quest'ultimo elemento è in comune con il secondo corto, Sakrifice di Raffaele Picchio, portante alla mente le premesse narrative de Il coraggioso (1997) di e con Johnny Depp in una chiave orrorifica di profonda tensione morale nel seguire la protagonista costretta a una scelta estrema per prendersi cura della propria prole. Giungono poi sussulti dal cinema vampiresco come in Veneranda di Chiara Natalini, con tanto di puttan-tour in cui sono impegnati gli sfortunati protagonisti, o ai monster-movie come in Gu Gu di Lorenzo Lepori, fino all'evocazione della magia nera nell'apripista Grandma's Remedy di Isabella Noseda, contante sulla magistrale performance della piccola Mexi Marzolla. Il passaggio più incisivo dal punto di vista concettuale è però quello firmato da Edo Tagliavini, che in MP3 con praticamente un solo interprete principale crea un inquietante e ossessivo connubio tra musica e immagini che omaggia nel migliore dei modi le storie di fantasmi.