Recensione San Andreas 3D

Sono lontani i tempi del grande cinema catastrofico: Brad Peyton fa del suo meglio, insieme a Dwayne Johnson, Carla Gugino e Alexandra Daddario, ma purtroppo non basta per andare oltre la spettacolarità.

recensione San Andreas 3D
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C'era un tempo in cui il disaster movie aveva una sua dignità. Era la risposta delle major al cinema che li stava sommergendo, quello dei grandi autori degli anni Settanta e dei giovani talenti come Al Pacino, Robert De Niro, Dustin Hoffman. Quelli che avevano conosciuto grande gloria nello studio system avevano bisogno di mantenere lo status quo, ecco quindi il proliferare di film catastrofici con cast stellari, diretti da onestissimi mestieranti e che facevano lavorare tutti i comparti a pieno regime. L'inferno di Cristallo, Terremoto, Valanga, Ormai non c'è più scampo, tanto per snocciolare qualche titolo, Paul Newman, Charlton Heston, Ava Gardner, Rock Hudson, Steve McQueen, giusto per ricordare qualche divo.
Nonostante fossero prodotti assolutamente elementari, però, avevano una caratteristica importantissima: erano raccontati bene. Il tratto comune era quello delle molte storie in parallelo, che prima o poi si toccavano, anche solo per un attimo, creando un corto circuito narrativo che permetteva al corso degli eventi di cambiare più di una volta nel corso del film. Un sotterfugio semplice, che ha fatto grande Hollywood per decenni, e che purtroppo sembra essere stato dimenticato dai giovani rampanti, che sembrano avere smarrito anche lezioni ben più vicine nel tempo, quelle degli asteroidi e delle invasioni aliene, tanto per intenderci.
La moltiplicazione del racconto è fondamentale nel disaster movie, perché far accadere di tutto sempre allo stesso gruppo di persone rende il dramma farsesco, trasformando dei potenziali eroi in una sorta di compagnia di Paperino.

The Big One

È quello che succede a Ray, Emma e Blake, famiglia divisa dal Big One, il terremoto che prima o poi farà diventare la California un'isola. I genitori, separati ma riuniti nell'avversità, a Los Angeles, la figlia a San Francisco con il nuovo compagno di mamma, ovviamente ricchissimo e bellissimo, mentre papà è solo un eroe di guerra e un pompiere salvavite. Tutte, tranne quella dell'altra figlia, morta annegata durante una sessione di rafting, una perdita che ha diviso la famiglia e di cui il roccioso Ray non riesce a perdonarsi. Per fortuna c'è il terremoto, previsto, ma troppo tardi, da un geniale sismologo e il suo staff di giovani ricercatori. Quindi prima distruzione, riunione dei coniugi, inizio della quest per trovare la figlia, nel frattempo divenuta capobranco nella città del Golden Gate.

San Andreas è tutto qua, e francamente è ben poca cosa. Sebbene divisi, genitori e figlia sono un corpo narrativo unico, con un solo scopo che è quello del ricongiungimento. Non ci sono altre variazioni di sceneggiatura, gli intermezzi del sismologo Paul Giamatti sono un riempitivo francamente anche superfluo. Ci sarebbero volute almeno un altro paio di situazioni in parallelo e un villain di turno per rendere il tutto molto più interessante, ma Brad Peyton, non proprio un raffinato narratore, ha preferito concentrarsi sulla famiglia a stelle e strisce, unico caposaldo della nazione nelle tragedie. Stucchevole, alla lunga, e poco interessante, soprattutto se hai la possibilità di mettere in scena il più grande terremoto della storia, un evento che coinvolge milioni di persone che vediamo solo di sfondo e di sfuggita.

San Andreas 3D San Andreas, dunque, è tutto da buttare? No: buoni effetti speciali e la presenza scenica di Dwayne Johnson, Carla Gugino e Alexandra Daddario riescono a salvare, seppur minimamente, un disaster movie che è forse più un movie disaster.

5

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