Recensione Safe House

Adrenalina on the road.

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Inseguimenti, sparatorie, spionaggio, misteri politici da nascondere e, contemporaneamente, svelare a tutti i costi: le caratteristiche per costruire un buon thriller d'azione sono pressappoco sempre le stesse. Ciononostante è difficile che il cinema moderno riesca a gestirle in maniera proficua e originale, presentando sui grandi schermi prodotti che appaiono sempre più spesso come déjà-vu dall'aria spettacolare. A provare a dare nuovo lustro al genere è David Guggenheim con Safe House - Nessuno è al sicuro: "Si è sentita menzionare una Safe House [rifugio segreto utilizzato per tenere al sicuro testimoni, rifugiati o agenti speciali, ndr] in molti film, ma non è mai stata il punto di partenza di nessuno. Ho cominciato con l'idea di esaminare una persona che lavora in una Safe House, un custode, e questa si è evoluta nell'idea di mettere insieme un custode inesperto e idealista con un veterano cinico". Il box office americano ha decisamente apprezzato questa idea, portando Safe House al secondo posto al botteghino americano, con un incasso iniziale di 39,3 milioni di dollari. Il progetto ora è pronto ad approdare anche nelle sale italiane: che sia la nascita di un nuovo fenomeno?

Trovare rifugio

Matt Weston (Ryan Reynolds) lavora da ormai 12 mesi nella Safe House di Cape Town: le sue giornate si susseguono tra le pareti blindate dell'edificio, nella completa noia della solitudine e inazione del suo lavoro. Da tempo ormai spera di riuscire a dimostrare il suo valore sul campo, chiedendo continuamente di essere spostato in un settore più attivo. La sua situazione cambia all'improvviso quando nella sua Safe House arriva un ospite inatteso: la spia leggendaria Tobin Frost (Denzel Washington). Ex agente della CIA e ricercato per anni, Frost ha evitato la cattura per quasi un decennio per presentarsi poi, di sua spontanea volontà, all'interno del consolato americano di Cape Town. Uno dei migliori uomini che la CIA abbia mai addestrato ha, di punto in bianco all'interno della sua carriera, cambiato rotta tradendo l'Agenzia e vendendo codici militari top secret ai nemici dello Stato. Ma quando uno dei trafficanti di segreti più famosi d'America è in movimento, nemmeno una Safe House è più un posto sicuro. Nel momento in cui qualcuno fa irruzione nell'edificio tocca a Weston prendersi cura del suo ospite: mentre l'esperto manipolatore gioca con il suo riluttante protégé, l'etica e l'idealismo del giovane agente segreto vengono messi a dura prova. A questo punto ai due rimane una sola missione da portare a termine: restare vivi abbastanza a lungo per scoprire chi li vuole morti. E per farlo dovranno imparare a collaborare.

On the road

Safe House si costruisce attorno ai due personaggi principali e da loro trae la sua forza. Lo scontro, involontario ma inevitabile, di due personalità apparentemente all'opposto. Se da un lato abbiamo un Matt integerrimo e determinato, fermamente ancorato ai valori con cui è stato istruito e modellato, dall'altro abbiamo un fuoriclasse furbo e carismatico, qualcuno capace di essere allo stesso tempo mentore e giustiziere. È la loro improvvisa simbiosi a determinare i ritmi narrativi e preannunciare quello spessore psicologico che ormai troppe volte viene a mancare negli action-thriller. Concetto però che rimane solo annunciato dalla sceneggiatura di David Guggenheim e che soccombe sotto un martellante susseguirsi di monumentali scene d'azione. La regia di Daniel Espinosa è infatti frenetica e tachicardica, con poche pause riflessive e momenti di silenzio. Tutto, dalla fotografia molto satura al suono invasivo, dal montaggio stroboscopico a movimenti di macchina frammentati, vuole esprimere un senso di movimento e azione a tutti i costi, portato all'estremo dalla portata esplosiva dei grandi inseguimenti e delle esplosioni. Una pellicola, che così come il genere che la contraddistingue, decide di puntare tutto sulla forza propulsiva dell'azione come puro mezzo, surclassando l'aspetto più appetitoso dell'incontro/scontro tra i protagonisti. Anche le interpretazioni di Denzel Washington e Ryan Reynolds rimangono schiacciate sotto questo pressante assetto visuale, soprattutto nel caso del secondo dei due protagonisti che, messo in ombra dal carisma (a volte anche troppo calcato) del suo compagno, non riesce a conquistare la scena nemmeno sul finale, costruito ad hoc per esaltare le qualità del suo personaggio. Finale, poi, che si inserisce in una serie di scelte di un moderno cinema americano che gioca ad essere perbenista e utopicamente giusto.

Safe House Safe House è un film d’azione sicuramente molto d’impatto dove la necessità di adrenalina viene completamente soddisfatta da una regia movimentata e senza stacchi. Difficilmente si trova il tempo di prendere fiato e rilassarsi nei 115 minuti di durata della pellicola, continuamente scossi da bruschi cambi di situazione e intrighi visivi. Peccato per il mancato approfondimento psicologico della storia, solo accennato e messo in secondo piano. Ma il progetto di certo non dispiace e sicuramente offre un intrattenimento degno del suo genere.

7

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