Recensione Rush

La rivalità tra Niki Lauda e James Hunt arriva sul grande schermo

recensione Rush
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Se escludiamo documentari del calibro di Fangio - Una vita a 300 all'ora (1981) di Hugh Hudson, di Formula 1 - Febbre della velocità (1979) di Oscar Orefici, Mario Morra e Ottavio Fabbri e della sua ideale continuazione Pole position - I guerrieri della Formula 1 (1980), a firma del primo dei tre insieme a James Davis e Ronald King, e del più recente Senna (2010) di Asif Kapadia, non possiamo certo negare che l'universo dei bolidi fiammanti abbia interessato il mondo della Settima arte.
Sarebbe sufficiente citare Grand prix (1966) di John Frankenheimer o Le 24 ore di Le Mans (1971) di Lee H. Katzin, per arrivare a Giorni di tuono (1990) di Tony Scott e Driven (2001) di Renny Harlin, rispettivamente interpretati da Tom Cruise e Sylvester Stallone.
Titoli cui va ad aggiungersi questo Rush, che, diretto dall'ex Richie Cunningham della popolare serie televisiva Happy days, nonché vincitore del premio Oscar per A beautiful mind (2001) Ron Howard, è nato dalla convinzione dello sceneggiatore/drammaturgo inglese Peter Morgan - già autore, per il regista, dello script di Frost/Nixon - Il duello (2008) - che la rivalità tra piloti di Niki Lauda e James Hunt e le loro battaglie durante la stagione di Formula 1 del 1976 fossero elementi capaci di trascendere le pagine dei giornali sportivi.

Hunt for Niki

"Io sono cresciuto in Inghilterra sapendo tutto quello che c'era da sapere su James Hunt, ma non ho mai conosciuto la versione di Niki" dichiara Morgan, il quale, vivendo in Austria, ha proposto a Lauda di scrivere una sceneggiatura che fosse la versione drammatizzata della tumultuosa stagione di Formula 1 del 1976, ovvero quella immediatamente successiva all'anno in cui l'asso del volante austriaco vinse il campionato alla guida di un motore Ferrari, ponendo fine all'egemonia della Ford durata sette anni.
Ed è proprio grazie ai suoi preziosissimi input durante ogni fase di scrittura che è stato possibile portare a compimento la base su carta sulla quale si sarebbe costruito il lungometraggio, ambientato, appunto, nei sensuali e ricchi di glamour anni d'oro dello sport che ha dato notorietà a Michael Schumacher e volto a seguire le vite private e le lotte fuori e dentro le piste del Grand prix tra il metodico e geniale Lauda e il carismatico, eccessivo Hunt, rispettivamente incarnati dal Daniel Brühl di Bastardi senza gloria (2009) e dal Chris Hemsworth noto soprattutto per aver concesso anima e corpo al supereroe marveliano Thor nell'omonimo cinecomic diretto da Kenneth Branagh.
Infatti, a proposito del suo apporto dato al lavoro dello sceneggiatore, lo stesso Lauda racconta: "Abbiamo parlato a lungo sullo stile hollywoodiano di fare cinema e la realtà, l'ho sempre riportato alla realtà, abbiamo avuto delle discussioni molto interessanti".

Howard e il destino del mondo... della F1

Il regista, invece, dice la sua sul personaggio di Hunt: "James era conosciuto per essere un playboy, un simbolo dello spirito degli anni Settanta, con il suo stile di vita molto libertino, ma era incredibilmente competitivo. Lui rappresentava l'idea secondo la quale si può essere grandi senza farne una questione di business, che una vocazione potesse essere una forma espressiva libera e non solo un lavoro".
Personaggio che, inaspettatamente, l'inespressivo bell'imbusto visto anche in Quella casa nel bosco (2012) e Biancaneve e il cacciatore (2012) porta in scena tramite quella che possiamo definire in maniera tranquilla la prova più convincente della sua carriera; affiancato, inoltre, da Olivia"Tron: Legacy"Wilde nei panni del suo grande amore Suzy Miller, la quale, come raccontato nel film, pare avesse anche messo in crisi la relazione sentimentale tra Liz Taylor e Richard Burton.
Ma, senza alcun dubbio, man mano che viene ribadito che più sei vicino alla morte, più ti senti vivo, è Brühl a fornire la migliore interpretazione nel corso delle oltre due ore di visione, tanto che non ci sorprenderebbe affatto vederlo candidato (e, magari, pure premiato) agli Academy Awards.
E non è da meno il resto della pellicola, tutt'altro che capace di coinvolgere esclusivamente i seguaci irriducibili dell'asfalto rovente e delle veloci quattro ruote, in quanto il solitamente sopravvalutato Howard si mostra in grado sia di risucchiare lo spettatore nell'atmosfera degli anni Settanta, supportato in particolar modo dall'ottima fotografia del premio Oscar Anthony Dod Mantle e dalla colonna sonora ricca di vecchi hit, che di renderlo pienamente partecipe delle vicende dei due protagonisti, costantemente impegnati in una sfida verso un loro punto di rottura, fisico e psicologico, dove non esiste alcuna scorciatoia per la vittoria e non sono ammessi errori.
Senza dimenticare neppure di ricorrere, quando necessario, a situazioni ironiche come quella in cui Lauda e la sua compagna Marlene alias Alexandra Maria Lara si ritrovano con l'automobile in panne, mentre troviamo in scena anche il nostro Pierfrancesco Favino nella parte del pilota Clay Regazzoni.
Il resto, al di là dell'accurata descrizione dei rapporti tra i diversi personaggi, lo fanno il montaggio per mano di Daniel P. Hanley e Mike Hill e il lodevolissimo lavoro svolto sul sonoro, elementi fondamentali alla realistica resa delle sequenze delle gare, tanto tecnicamente impeccabili quanto emozionanti.
Insomma, se non si fosse capito, un'operazione pienamente riuscita.

Rush La rivalità tra il geniale e metodico pilota austriaco Niki Lauda e il suo rivale inglese James Hunt, carismatico, talentuoso playboy, nel corso della drammatica stagione 1976 della Formula 1. Periodo che il sopravvalutato vincitore del premio Oscar Ron”A beautiful mind”Howard ripercorre nel corso di quello che possiamo tranquillamente relegare tra i suoi lavori più riusciti. Perché, coinvolti sia dalle tanto realistiche quanto emozionanti sequenze delle gare che dall’ottima direzione del cast, risulta quasi impossibile distogliere la propria attenzione dalle oltre due ore di visione. E qualcuno potrebbe anche commuoversi.

7

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