Runner Runner, la recensione del film con Ben Affleck e Justin Timberlake

Uno studente universitario diventa il braccio destro del boss di una compagnia di scommesse online in Runner runner, thriller di Brad Furman.

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Lo stesso mestiere di regista, a meno di non essere grandi e conclamati autori, è spesso come il gioco d'azzardo: a volte si vince, a volte si perde. Non è andata benissimo in quest'occasione a Brad Furman, regista che solo due anni prima aveva realizzato un ottimo thriller procedurale quale The Lincoln Laywer (2011), che ha deciso di ambientare il suo terzo lavoro dietro la macchina da presa nel mondo delle scommesse online. Ispirato solo parzialmente alla vera vicenda di Nat Arem, giocatore professionista di poker che contribuì a svelare un sistema organizzato di truffe dal giro di milioni di dollari, Runner runner vede il giovane e rampante studente universitario Richie Furst cercare facili guadagni per continuare a mantenere la borsa di studio a Princeton. Destino vuole però che il ragazzo dilapidi tutti i propri risparmi giocando a poker online; una perdita statisticamente impossibile, tale da spingere il Nostro a recarsi in Costa Rica dove ha sede l'agenzia di scommesse. Qui incontra il boss della compagnia, il magnate Ivan Block, che dopo averne ascoltato il reclamo decide di assumerlo viste le sue notevoli abilità nel campo.

Il banco vince sempre

Un'ambientazione esotica, una femme fatale contesa, un rapporto fraterno e poi contrastato tra i due protagonisti maschili: non rinuncia a nessuno degli stereotipi del filone questo thriller che indaga nel mondo delle scommesse online, in cui tutto sa di già visto. Nonostante il cast di lusso, con Ben Affleck nella modalità di moderno Gordon Gekko, Justin Timberlake in quelli di potenziale vittima sacrificale e una Gemma Arterton al solito da capogiro, Runner runner latita nella componente tensiva ed empatica per via di una sceneggiatura che segue i cliché narrativi senza nessun colpo di coda, privando di mordente una vicenda dalla potenzialità assai più esplosive. Anche la stessa scalata al successo del personaggio di Richie risulta fin troppo veloce e patinata, affidandosi ad una caratterizzazione passiva che impedisce qualsiasi slancio emotivo al cuore della vicenda il cui esito è già prevedibile dopo la prima mezzora. Il regista dirige col pilota automatico riciclando situazioni abusate senza una vera e propria personalità e il gioco d'azzardo rimane in un eterno sottofondo, tanto che se il film avesse trattato delle corse dei cavalli o dei combattimenti tra galli nulla sarebbe cambiato nella progressione degli eventi. La visione risente proprio di questa superficialità, e nemmeno l'entrata in gioco dell'FBI spezia le coordinate base di una trama attenta più ad una patinata estetica commerciale che all'ipotetico cuore pulsante del racconto.

Runner Runner Ben Affleck, Justin Timberlake e Gemma Arterton formano il tris d'assi di questo titolo ambientato nel mondo delle scommesse online ma, nonostante interpretazioni più che discrete, poco possono nel conferire carattere a personaggi figli di una sceneggiatura stereotipata e meccanica dove "tutto va come deve andare". Runner runner è privo della giusta carica tensiva proprio per via di una sceneggiatura schematica e di una regia sin troppo anonima in cui il mondo del gioco d'azzardo, qui nella sua versione web, non viene mai esplorato a dovere.

5

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