Rocketman, la recensione: Elton John stella fra le stelle

La famiglia, l'amore, l'amicizia, la sessualità, la droga: la storia personale di Elton John esplode al cinema in un biopic che lascia il segno.

recensione Rocketman, la recensione: Elton John stella fra le stelle
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Immaginate di possedere un talento straordinario. Un dono meraviglioso che nessuno, attorno a voi, è in grado di capire a fondo, di incoraggiare, poiché in casa siete poco più di un fantasma. Al di là di una nonna effettivamente amorevole, abbiamo a che fare con una madre troppo intenta a sopravvivere per curarsi dei piccoli piaceri della vita, anche per colpa di un marito sempre assente. E che quando è presente fa più danni che altro, intento soltanto ad alimentare il suo cuore di pietra, glaciale e distaccato. Incapace di amare, in qualsiasi forma.
Immaginate tutto questo per trovarvi, di colpo, nella travagliata infanzia di Elton John, nome d'arte di Reginald Kenneth Dwight, un ragazzino paffutello cresciuto a pianoforte e porte in faccia, capace di trovare la sua personalissima strada solo grazie alla sua voce fuori dal comune, al suo fare ribelle e alle sue mani, abili a scivolare con naturalezza sui tasti bianchi e neri (anche a orecchio), come soltanto un prodigio può fare. Un "rocket man", un uomo-razzo, che sa decollare alla volta del cielo e solcare l'universo, un viaggio però pieno di ostacoli e pericoli, come raccontato da Dexter Fletcher in Rocketman, nuovo biopic musicale targato 20th Century Fox.

Un protagonista sopra le righe

Il 29 novembre 2018 è arrivato nelle nostre sale Bohemian Rhapsody, un'opera che ha superato qualsivoglia aspettativa, sia in termini di giudizio del pubblico che di incassi, arrivando a sfiorare i 29 milioni di euro soltanto nel nostro Paese (appena superato da Avengers: Endgame). Nonostante i problemi legati alla produzione, la potenza della figura di Freddie Mercury, interpretato su schermo da un ottimo Rami Malek, e la musica dei Queen hanno sicuramente prevalso su tutto il resto - nella pratica ha dunque vinto il cuore sulla testa. Quando qualcosa però smuove così tanto denaro, a livello mondiale parliamo di oltre 900 milioni di dollari, è lecito aspettarsi progetti simili che tentino di emulare forma e successo - e si potrebbe pensare questo, adesso, con Rocketman, appena arrivato nelle sale italiane.
Questa volta non c'è più Mercury ma una figura ancor più controversa e travagliata - se vogliamo - come quella di Elton John e qualcuno potrebbe effettivamente pensare male, a una brutta copia un po' sgualcita, poco ispirata e forzata, la realtà dei fatti però non potrebbe essere più diversa.

Rocketman infatti è un lungometraggio estremamente solido, che sa esattamente quali bivi prendere e quali percorsi battere, dall'inizio alla fine, puntando su una struttura meno lineare di Bohemian Rhapsody, più teatrale e votata al classico musical di Broadway. Entrambi i lavori però si appoggiano senza vergogna, anzi, ai loro rispettivi interpreti: se Malek è riuscito a portare a casa una statuetta durante l'ultima notte degli Oscar, Taron Egerton va anche oltre, mettendo a segno una performance strabiliante a 360 gradi.

Esplosioni

Al di là della sua faccia tosta, assolutamente necessaria per interpretare il carattere difficile di John, e una sana dose di trasformismo (supportata da vestiti fuori di testa, cappelli, scarpe e occhiali, tutti marchi di fabbrica del cantante inglese), Egerton canta e - all'occorrenza - balla, mostrando un spirito ancora meravigliosamente bambino e una voce incantevole - anche perché non ci si improvvisa interpreti di Elton John senza alcun talento.
L'attore inglese è il vero fulcro del film, il motore degli eventi che spinge anche i colleghi di supporto, che possono soltanto sorreggere. Egerton dà corpo a voce a una sceneggiatura che riesce a osare molto più di Bohemian Rhapsody, che appariva più immobile e ingessato; qui c'è molta più inventiva, più ritmo, più musica e colori. Un progetto letteralmente esplosivo, che prende lo spettatore per mano e quasi lo invita a cantare e ballare fra le poltrone del cinema - che fatica star fermi, in silenzio!
Ovviamente non mancano le cadute di stile, immagini sovraimpresse le une sulle altre, piccoli raccordi di montaggio che in un biopic di Bertrand Bonello non troverebbero mai spazio - non a caso il suo Saint Laurent resta ancora oggi uno dei migliori film biografici degli ultimi anni, nonostante una lunghezza forse eccessiva. Parliamo comunque di piccoli dettagli marginali, che affliggevano anche Bohemian Rhapsody in egual misura (se non peggio).

La produzione artistica di questo Rocketman però non ha nulla a che fare con il film evento del 2018, tutt'altra energia, tutt'altra fattura, degna del personaggio che racconta. Un cantante che, oltre l'infanzia difficile, ha incontrato (e poi superato) ostacoli enormi come la droga o l'ossessione per il sesso, elementi che hanno sollevato qualche flebile polemica subito smorzata dal vero Elton John, che li ha bollati come fondamentali nella sua vita. Rimuoverli avrebbe tolto credibilità all'intero progetto, è dunque giusto che siano al loro posto.

Nel nome dell'amore

Rocketman ha dunque un sottotesto positivo che spinge ogni spettatore a credere fortemente, fino in fondo, in ciò che sogna, desidera, senza lasciarsi intimorire dalla vita, che cercherà in ogni modo di cambiare i piani a suo gusto. Anche quando si arriva al fondo più assoluto, c'è sempre un modo per tornare a galla. Per farlo però c'è anche bisogno di essere ascoltati da qualcuno, di essere capiti, compresi, amati, Rocketman è infatti anche la storia di una grande amicizia, quella fra John e Bernie Taupin (interpretato da un ottimo Jamie Bell), l'autore della quasi totalità dei suoi testi.

La leggenda "Elton John" nasce proprio dall'incontro dei due, poiché uno aveva una voce straordinaria e un talento speciale in campo musicale, l'altro era invece un paroliere di mestiere, si devono proprio a lui i testi di Tiny Dancer, Rocket Man, Candle in the wind, Daniel, Crocodile Rock, Your Song e tantissimi altri brani di successo, in pratica tutte le maggiori hit di John, che ha comunque sempre musicato e cantato. La loro amicizia continua ancora oggi, dopo trent'anni passati insieme, uno davanti i riflettori, l'altro dietro le quinte. Ora insieme su grande schermo.

Rocketman Dexter Fletcher porta nelle sale di tutto il mondo un biopic esplosivo, colorato, a tratti fuori di testa che - nonostante qualche caduta di stile a livello formale, che poteva essere evitata - riesce a catturare ed entusiasmare il pubblico - che avrà difficoltà a rimaner fermo nella poltrona. Rispetto a Bohemian Rhapsody, che era più introspettivo e "fedele al realismo", Rocketman si lascia ispirare dal suo vero protagonista, Elton John, e inanella una scena surreale dopo l'altra, anche grazie a una teatralità da musical puro che gli permette più spazio di manovra, più fantasia. Il vero motore degli eventi però, oltre alla eccellente musica, è Taron Egerton, che canta e balla senza freni, con scarpe, occhiali, vestiti e capelli fuori dal comune - ripresi fedelmente dai veri modelli indossati nei decenni da Elton John. Una figura dall'infanzia travagliata, che nella vita ha visto porte in faccia sia prima che dopo esser diventato una star internazionale, che grazie all'amicizia e all'amore è riuscito a risalire la china anche dopo aver toccato il fondo.

7.5

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