Recensione Rock the Kasbah

Il noto cineasta americano Barry Levinson dirige Bill Murray in una commedia tratta dalla storia vera di una ragazza afgana, il cui sogno di cantare era più forte di ogni imposizione dall'alto.

recensione Rock the Kasbah
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Richie Lanz (Bill Murray) è un maturo manager del mondo discografico, ormai escluso dall'industria e diventato proprietario di un'etichetta indipendente. Richie, che si vanta di aver lavorato con i Fleetwood Mac, di aver lanciato la carriera di Madonna e pure di aver rimediato una sonora testata da Stevie Nicks, sbarca il lunario facendosi versare ingenti somme da aspiranti popstar di dubbio talento, assistito con scarsa convinzione da una giovane segretaria, Ronnie (Zooey Deschanel), a sua volta desiderosa di sfondare come cantante. Proprio con il pretesto di fornire un'occasione a Ronnie, Richie accetta di partire per l'Afghanistan per organizzare un concerto a beneficio delle truppe statunitensi di stanza a Kabul. Ma una volta giunti in terra afghana qualcosa va storto: Richie si ritrova senza documenti e senza soldi e Ronnie, spaventata dall'atmosfera di incombente pericolo, non esita a tagliare la corda. La fortuna sembra aver definitivamente voltato le spalle a Richie: fino a quando, per puro caso, l'uomo non ascolta la voce leggiadra di Salima (Leem Lubany), una ragazza dotata di notevole talento e con il sogno di esibirsi nel programma televisivo Afghan Idol.

BARRY LEVINSON: FRA DRAMMA E COMMEDIA

C'è sempre stata una fortissima vena comica (e spesso addirittura satirica) nella produzione di Barry Levinson, nato a Baltimora, classe 1942. Levinson, del resto, si è fatto le ossa negli Anni '70, prima scrivendo varietà per la televisione per gente del calibro di Carol Burnett e Marty Feldman (fra gli indiscussi talenti comici dello show business americano, appunto), e subito dopo collaborando con Mel Brooks alle sceneggiature di irresistibili parodie come L'ultima follia di Mel Brooks e Alta tensione, che rivisitavano i canoni del cinema muto e dei thriller di Alfred Hitchcock. Nel suo esordio alla regia, A cena con gli amici, l'ironia diventava invece lo strumento per tracciare un sapiente ritratto generazionale. Da allora la carriera di Levinson avrebbe spiccato il volo, portandolo a realizzare, fra il 1987 e il 1991, quattro film di indiscutibile importanza: il cult Good Morning, Vietnam, i pluripremiati Rain Man e Bugsy e il sofisticato Avalon. Da quel momento in poi la produzione di Levinson si è orientata in una direzione sempre più mainstream, dividendosi tra pesanti flop (Toys, Jimmy Hollywood), discutibili film di cassetta (Rivelazioni - Sesso è potere) e drammi ben più ambiziosi (l'ottimo Sleepers). Levinson, tuttavia, non ha perso il gusto della commedia, recuperando elementi brillanti in film quali Sesso & potere e Bandits; purtroppo, i successivi cimenti del regista nel campo della satira non hanno riportato i risultati sperati, e titoli quali L'uomo dell'anno e Disastro a Hollywood si sono rivelati delle sostanziali delusioni.

MOMENTI DI GLORIA E TENTATIVI DI SATIRA

A confermare la china discendente della filmografia di Barry Levinson, fatta eccezione per la pregevole parentesi più ‘seria' (ma rimasta pressoché inosservata) di The Humbling (da L'umiliazione di Philip Roth), è il recentissimo Rock the Kasbah, che prende in prestito il titolo di una delle più trascinanti canzoni dei Clash per riproporre sullo schermo una vicenda reale, già narrata nel 2009 nel documentario Afghan Star: la storia - in parte romanzata - di Salima, una ragazza che sogna di poter esprimere il proprio talento canoro in televisione, a costo di violare le restrizioni a cui sono sottoposte le donne in Afghanistan. Quello che dovrebbe essere però il cuore della pellicola, ovvero l'anelito di libertà veicolato mediante la passione per la musica, fatica ad emergere dal copione alquanto confuso di Mitch Glazer, troppo focalizzato sul vero protagonista del film, il serafico ma determinato Richie di Bill Murray, per raggiungere un efficace equilibrio fra i vari ingredienti. E se nella parte iniziale alcune gag, in particolare i duetti fra Murray e Zooey Deschanel, riescono a strappare qualche sorriso, il resto del film si sviluppa fra svolte forzatissime, comprimari del tutto privi di interesse (Kate Hudson e Bruce Willis si limitano a fare da tappezzeria) e buchi di sceneggiatura: senza il pathos necessario a coinvolgere davvero, ma al contempo privo di quella salutare "cattiveria" indispensabile a un racconto satirico (al contrario di un film come Sesso & potere).

Rock the Kasbah Fiacco e scontato, Rock the Kasbah non ha molto da offrire al di là di un carismatico Bill Murray, di un paio di valide gag e delle cover di due classici di Cat Stevens, Wild World e Peace Train: reduce dall’enorme (ma prevedibile) flop negli Stati Uniti, il film di Barry Levinson convince ben poco e si attesta come una delle prove meno riuscite nella carriera, illustre ma altalenante, del regista di Rain Man e Bugsy.

6

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