Berlinale 65

Ritorno alla vita, recensione del film di Wim Wenders

Negli occhi di Tomas, novellista scosso da un evento tragico che gli cambierà la vita, Wenders firma un piccolo gioiello.

recensione Ritorno alla vita, recensione del film di Wim Wenders
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Una strada di campagna, in una sera d'inverno. Poca visibilità e molta neve, un bianco prepotente che annulla qualsiasi tipo di prospettiva. Un uomo stanco ed un motore che si avvia, la sicurezza di una strada vuota interrotta da un tonfo e poi quel secondo in cui la vita cambia per sempre ed il viaggio ha inizio: per Tomas, affannato novellista in cerca di spunti e dall'animo inquieto; per Christopher, ragazzino di appena sei anni chiuso in un muto e shockato silenzio; per una madre che, grazie all'istinto, comprende in un secondo che quella macchina per strada le ha cambiato la vita. Eppure la favola moderna e fin troppo reale di Wim Wenders non solo non cerca colpevoli, ma non vuole trovarne. Di fronte ad eventi così drammatici lo spirito umano è necessariamente portato a guarire le ferite con una giustificazione razionale, ma perfino Kate, madre distrutta dalla perdita, sembra essere assente da giudizio e si rende conto che non ci sono accusatori né accusati: c'è solo la vita che continua, e non è il tempo a guarire ogni ferita, non è nell'ossessiva ricerca del colpevole che si trova il conforto. La pace è in noi stessi, e solo prendendo in mano la nostra esistenza regalandoci il coraggio dell'agire potremmo renderci conto davvero che, come recita il titolo originale di Ritorno alla vita, Every thing will be fine.

Il coraggio di perdonare noi stessi

Il viaggio verso il proprio perdono dello scrittore Tomas viene raccontato in mesi prima ed in anni poi, attraverso una relazione disastrosamente terminata con la sua ragazza (Rachel McAdams) e misteriosi incontri dal sapore guaritore con Kate (Charlotte Gainsbourg). In questo percorso il primo a stupire è James Franco, la cui maturità si manifesta sullo schermo in una performance sorprendentemente intensa e misurata: impossibile capire se sia stato il maestro tedesco ad avere l'abilità di tirare fuori qualcosa di così potente dall'attore o se lo splendido lavoro di Franco sia tutto farina del suo sacco. Probabilmente entrambi, probabilmente no, probabilmente non importa. Le performance di contorno accompagnano questo viaggio in maniera perfetta, restituendo sullo schermo un ensemble compatto e sempre credibile.

Una lezione di stile cinematografico

Dodici anni servono a Tomas per tornare alla vita dopo quella tragica notte, uscire dalla palude di senso di colpa in cui si è rifugiato e riuscire a vivere la sua vita da adulto con una famiglia propria. Dodici anni che iniziano in una distesa di neve e terminano con un altro gelido inverno, il primo punitivo ed il secondo purificatore. In entrambi, la mano del Maestro Wim Wenders raggiunge picchi di stile eccelsi, e regala al pubblico un estetismo raffinato, mai fuori posto, perfettamente armonizzato con ogni aspetto tecnico. Sono molte le scene che profumano di profonda esperienza ed assoluto manierismo, tanto da meritare un posto di diritto nelle scuole di cinema. Una lezione di 118 minuti sussurrata, funzionale al composto dolore dei protagonisti e profondamente rispettosa del loro percorso, che non pretende di ostentare ma al tempo stesso si fa notare per raffinatezza e perfezione. Ad aiutare il tutto una fotografia che farà la gioia di ogni esteta - al servizio del 3D, di nuovo nelle mani del regista dopo Pina, meno evidente ma, soprattutto nel finale, protagonista di giochi di prospettiva profondamente affascinanti. L'eleganza della regia viene portata avanti ed esaltata dalla splendida colonna sonora dell'ormai inarrestabile Alexandre Desplat, che accompagna la narrazione sottolineandone il dramma in più punti senza tuttavia risultare eccessivamente didascalico. Le sue note sono un perfetto accompagnamento a delle immagini già di per sé estremamente eleganti, e quando si unisce il tutto a notevoli interpretazioni il risultato non può che essere meraviglia.

Ritorno alla vita Presentato in Concorso al 65° Film di Berlino, Ritorno alla vita è una pellicola dal titolo favolistico ma profondamente reale, che scava nel dolore di un attimo ed impiega dodici anni per chiudere una ferita. Attraverso una regia fatta di dettagli, di riflessi e di movimenti eleganti - accompagnata da un’altrettanto perfetta fotografia, Wim Wenders confeziona un film stilisticamente impeccabile accarezzato dell’ottima colonna sonora di Alexandre Desplat, vera ciliegina sulla torta. Senso di colpa e capacità di perdonare se stessi si intrecciano negli occhi di protagonisti intensi e perfettamente calati nella parte, inscenando un dolore mormorato e mai eccessivo, che restituiscono grazie agli sforzi del regista un film imperdibile.

8.5

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