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Rimetti a noi i nostri debiti, la recensione del primo film italiano Netflix

Marco Giallini e Claudio Santamaria protagonisti di un commedia drammatica dai toni brillanti incentrata sulla riscossione crediti.

recensione Rimetti a noi i nostri debiti, la recensione del primo film italiano Netflix
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Sole poche settimane fa si è tenuto a Roma il What's Next di casa Netflix, l'evento che presenta annualmente le nuove produzioni della piattaforma di Reed Hastings su suolo europeo, tra le quali è stato annunciato anche questo Rimetti a noi i nostri debiti, primo film originale italiano del servizio di streaming. Non produzione, dato che in ballo ci sono già diverse serie tv come Suburra, la prossima Baby e la docu-serie sulla Juventus, ma solo lungometraggio, i cui fondi sono stati interamente stanziati da Netflix.
E come prima avventura filmica in lingua nostrana bisogna ammettere che il titolo diretto da Antonio Morabito si dimostra una commedia drammatica dai toni brillanti e dalla scrittura caustica, con due ottimi Marco Giallini e Claudio Santamaria protagonisti.

Il sistema dentro

Il titolo di Morabito si presenta sin dai primi minuti come una storia che affonda le radici sul particolare momento storico-sociale che stiamo vivendo nel Bel Paese, con un tasso di disoccupazione (soprattutto giovanile) alle stelle, senza ricambio generazionale, con imprese che falliscono continuamente e persone che non riescono ad arrivare a fine mese. E tra questi dimenticati che pur ti tirare a campare si indebitano fino al collo -sapendo bene di non poter ripagare la cifra ricevuta- c'è anche Guido, un ex tecnico informatico adesso magazziniere che tenta di sopravvivere come può, vivendo nella miseria. Sconfortato e sull'orlo dell'alcolismo, Guido viene licenziato quasi subito come magazziniere, considerato "inesperto" dal suo stesso capo, motivo che lo getta ancora di più verso il baratro della depressione. Ad aiutarlo soltanto un vicino, un amico, che Guido chiama Il Professore, appassionato giocatore di biliardo, complottista e teorico socio-politico. Nei panni del personaggio troviamo un ispirato Jerzy Stuhr, che proprio tramite il biliardo prova a spiegare all'amico i movimenti politico-strategici dei vari paesi, anche se poi Guido non lo sta molto a sentire. A causa dei debiti contratti con una società, però, Guido viene picchiato per strada da un agente di riscossione crediti, capendo presto di dover sistemare la situazione. Decide così di proporsi alla stessa finanziaria come riscossore, gratis, così da ripagare il suo debito. Essendo un novellino, questo viene affiancato dal ben più esperto e moralmente elastico Franco, il cui volto è quello di Giallini, in un ruolo che calza a pennello ai suoi tempi ironico-drammatici e che fa da perfetto contraltare al personaggio di Santamaria, volutamente più spento, così come le sue speranze nel futuro.
Il film di Morabito non lascia indifferenti e genera un moto di sconforto e disagio a causa di una situazione in cui tutti, prima o poi, potrebbero trovarsi, specie di questi tempi, specie in Italia. La profondità drammatica di Rimetti a noi i nostri debiti c'è e si fa sentire, quindi, ma viene costantemente bilanciata dalla commedia, il più delle volte rimessa in bocca a Giallini o a situazioni appositamente imbarazzanti nella loro surrealtà, anche con protagonista Guido, specie dopo la prima ora di apprendistato.

Nell'evoluzione della storia, poi, interessa particolarmente come Guido comprende, anche grazie al Professore, che per vivere all'interno di un sistema bisogna innanzitutto avere un po' di sistema dentro, espressione che porterà l'uomo a interrogarsi anche sulle sue azioni e sul suo rapporto con Franco, decisamente disinteressato alle problematiche altrui, almeno apparentemente.
Resta poi in sottofondo una vena malinconica che pare non volere mai donare tranquillità alla storia, anche grazie alla scelta delle musiche, che donano un senso di inquietudine alle atmosfere comunque già di per sé cupe del film. E la regia di Morabito si dimostra poi funzionale e in alcuni passaggi ricercata, con l'uso di brevi piani sequenza o di inquadrature e movimenti di macchina che danno più dinamicità alla scena, e parliamo di un film non di genere e che non vuole neanche tenare di dimostrarsi stilisticamente virtuoso. È in conclusione una più che discreta commedia drammatica che fai dei suoi protagonisti, dei loro problemi e del loro carattere sfacciato o chiuso il vero perno centrale del racconto, dimostrandosi intelligente e alla portata di tutti.

Rimetti a noi i nostri debiti Rimetti a noi i nostri debiti si dimostra una commedia drammatica dai toni brillanti e con due protagonisti notevoli in Marco Giallini e Claudio Santamaria. È un critica diretta allo stato sociale contemporaneo, dove la disoccupazione e il continuo fallire delle imprese non dà modo di crearsi una vita stabile, riducendo a zero le opportunità e portando famiglie o persone a indebitarsi per permettersi una vita degna. Un film maschera, quella della tragedia, mascherato a suo volta da toni comici dalla scrittura a volte caustica, divertente e che crea spesso momenti surreali. Come primo film originale Netflix Morabito ha confezionato insomma un prodotto fruibile, profondo e ironico.

7

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