Resta con Me, la recensione del film con Shailene Woodley e Sam Claflin

Arriva nei cinema italiani Resta con Me, il nuovo film del cineasta islandese Baltasar Kormákur con Shailene Woodley e Sam Claflin.

recensione Resta con Me, la recensione del film con Shailene Woodley e Sam Claflin
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L'inizio in medias res di Resta con Me mette subito in chiaro una cosa: il regista e sceneggiatore islandese Baltasar Kormákur non ha assolutamente voglia di perdere tempo. Del resto c'è così tanto da dire e così poco tempo per farlo: in appena un'ora e mezza il film deve non solo mettere in scena un'epica avventura per la sopravvivenza tratta da un'incredibile storia vera, ma anche raccontare una lovestory tanto onesta quanto folgorante, coinvolgendo il più possibile gli spettatori.
È a questo che serve il finto piano sequenza del prologo, tutto incentrato sulla Tami di Shailene Woodley: una partenza in quinta che chiede subito all'attrice una prestazione emotiva, come in un episodio di Big Little Lies, e ancor più fisica rispetto a un capitolo di Divergent. E mentre la barca a vela di Richard (Sam Claflin) imbarca acqua, il DOP Robert Richardson (frequente collaboratore di Quentin Tarantino, Oliver Stone e Martin Scorsese) è insieme a lei sottocoperta, inquadrando tanto lo spaesamento della giovane naufraga in balia delle onde, quanto lo stesso mare, che con la sua forza trafigge lo scafo.
La situazione è grave e bisogna fare immediatamente qualcosa per porvi rimedio, ma prima bisogna cercare Richard (sbalzato fuoribordo dalla tempesta) e soprattutto raccontare come e perché Tami si trova in questa situazione, quando ha incontrato il suo compagno d'avventura e se n'è innamorata.

Come abbiamo detto, tante cose da dire e poco tempo per dirle. E Kormákur, che deve avere probabilmente una passione per i survival (Everest) e per il mare soprattutto (The Deep, incentrato su un'altra storia vera di un incredibile naufragio), per dirle sceglie la struttura più semplice e funzionale del mondo, quella del passato che insegue il presente attraverso i flashback, due linee temporali (a dir la verità non troppo distanti fra di loro) che distinguono il pre-naufragio dal post-naufragio.
Ne consegue una narrazione diretta e senza fronzoli, con stacchi sempre improvvisi (che vagamente ricordano quelli usati da Kenneth Lonergan in Manchester by the Sea, ma che non ne hanno mai l'intensità), che non fa altro che sottolineare il desiderio dei due coniugi di aggrapparsi ai migliori ricordi della loro vita per trarre, insieme, la forza necessaria a superare la terribile disavventura che stanno vivendo.
La metafora alla base del film è chiara e diretta, forse anche troppo, e l'unico difetto della produzione è di risultare - a tratti - vagamente superficiale e sbrigativa.

Alla deriva

La storia raccontata da Kormákur in Resta con Me è ispirata alla vera storia di Tami Oldham e Richard Sharp, due amanti che nel 1983 furono colpiti da un violento uragano mentre attraversavano l'Oceano Pacifico per raggiungere San Diego.
La Woodley, che già ai tempi di Paradiso Amaro di Alexander Payne, nel quale interpretava la figlia di George Clooney, aveva dimostrato di trovarsi a suo agio in ruoli drammatici, dà anima e soprattutto tanto corpo alla sua Tami; questa giovane donna intraprendente, vivace, spensierata ma concreta, che ha lasciato casa da giovane per girare il mondo e che un giorno incontra Richard, l'adorabile Sam Claflin di Io Prima di Te che sbarcherà a Venezia in The Nightingale, il nuovo horror della regista di Babadook Jennifer Kent.
L'attrazione a prima vista funziona (è assolutamente credibile che una ragazza come Tami si innamori di un uomo più grande di lei, bello, virile e irresistibile come Claflin), così come la chimica fra i due attori, sebbene non sia fra le più eccezionali mai viste sullo schermo. Lei così versatile (nel presente ha un ruolo e nel passato ne ha un altro completamente diverso), lui un po' sacrificato, soprattutto nelle scene post-naufragio, nelle quali è costretto a stare steso per la maggior parte del tempo e a ricoprire sostanzialmente il ruolo di zavorra.
Ma tanto basta a uno splendido attore come Sam Claflin per impegnarsi in una prova convincente, appassionante e struggente, perfettamente in linea con gli standard commerciali che ci si aspetta dal protagonista del dramma campione di incassi con Emilia Clarke.
Il film si muove in tutto e per tutto intorno alla Woodley, ma lo fa talmente bene che il suo cuore pulsante diventa il personaggio di Claflin, del quale Tami deve prendersi cura tra un imprevisto nautico e l'altro (in perfetto clima girl-power, è la donna che deve salvare l'uomo, e non viceversa).
Un bel colpo di scena coglierà poi di sorpresa i meno attenti, nell'ultimo atto di un film di sopravvivenza dalla messa in scena precisa e ineccepibile i cui (pochi) problemi stanno tutti nella frettolosità della narrazione, probabilmente figlia di un budget non proprio esorbitante (poco più di 30 milioni di dollari).

Donna v Natura

C'è tanto dello splendido film di J.C. Chandor All Is Lost, col titanico Robert Redford, che sfidava gli aspetti tecnici della settima arte rinunciando quasi in toto ai dialoghi. Kormákur deve però parlare a un tipo di pubblico ben preciso, motivo per cui mette in risalto l'aspetto romantico più che il survival.
La pericolosità e soprattutto la spettacolarità degli ambienti aperti, con l'oceano nemico che viene mostrato spesso e volentieri in campo lunghissimo per aumentare il senso di isolamento dei protagonisti, vengono lasciate alle mani esperte del direttore della fotografia di Platoon, Casino e Django Unchained (solo per citare alcuni dei film girati da Richardson), che dona al Pacifico una palette blu-nera tanto inquietante quanto meravigliosa.
Cromatismi che cambiano radicalmente quando la superficie dell'acqua viene accarezzata dal tramonto, con l'orizzonte che trasuda tutte le tinte del rosso e dell'arancio, in fantastiche riprese aeree in cui la distesa di acqua è sconfinata come quella del pianeta acquoso di Interstellar e lo yacht dei due protagonisti sembra più piccolo di una stella in mezzo all'universo.
Degna di nota a livello registico, oltre il già citato finto ma inventivo long take iniziale, una lunga e vertiginosa sequenza ambientata a Tahiti, nella quale i due attori si tuffano da una scogliera e la camera li segue, saltando con loro nella profonda e cristallina piscina naturale sottostante: come in Salvate il Soldato Ryan, la cinepresa fatica a stare a galla, come in Moonlight fluttua un po' sopra e un po' sotto la superficie del mare, sempre tenendo d'occhio gli sguardi e i sorrisi di Tami e Richard.
Al di là di questo, però, il merito del film è in primo luogo quello di riuscire a comunicare il fascino inquietante della vera storia da cui l'opera è tratta (un compito sempre difficilissimo). Oltre la lovestory per teenager, il film poggia su una solida base: lo scontro senza tempo tra l'uomo (donna, in questo caso) e la Natura, che a volte è indifferente mentre altre sembra nutrire un interesse particolare nel ribadire la sua superiorità.

Resta con Me Baltasar Kormákur riprende sostanzialmente quanto già fatto in precedenza con The Deep ed Everest e trasforma un survival-movie in dramma romantico, con delle buone interpretazioni di Shailene Woodley e Sam Claflin. Il risultato è un film dalle ambizioni modeste che riesce a far bene tutto ciò che si mette in testa di fare, con una messa scena ineccepibile al servizio di una narrazione poco originale ma funzionale.

6.5

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