Recensione Rendition - Detenzione Illegale

Come puoi difenderti quando il nemico è il tuo Paese?

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L'11 Settembre ha gettato gli Stati Uniti in un, seppur esagerato, comprensibile clima di paura e terrore, dove il nemico viene visto nel "diverso". I protocolli post Torri Gemelle inoltre hanno inasprito le leggi anti-terrorismo, e chiunque sia anche solamente sospettato di complicità, può essere recluso contro la sua volontà. E' questo che ci racconta Gavin Hood in Rendition - Detenzione Illegale, tra l'altro regista anche dell'attesissimo film su Wolverine. Per farlo si è affidato ad un cast di tutto rispetto, che vede attori del calibro di Jake Gyllenhaal, Reese Witherspoon e Meryl Streep.

Anwar El-Ibrahimi (Omar Metwally) è un ingegnere chimico egiziano che vive da oltre vent'anni negli Stati Uniti con una Green Card, ed è sposato con Isabella, ragazza americana (Reese Witherspoon) da cui ha avuto un figlio. Di ritorno da un viaggio a Città del Capo, viene arrestato all'aereoporto di Washington per un caso di omonimia con un sospetto terrorista. Le coincidenze sono contro di lui, poichè in passato aveva lavorato ad un progetto per la costruzione di esplosivi. Viene così recluso, per ordine della responsabile del governo Corrine Whitman (Meryl Streep), in un carcere segreto nord africano, dove viene sottoposto a torture affinchè confessi. Isabella, alla ricerca del marito, scoprirà informazioni agghiaccianti grazie all'amico avvocato Alan (Peter Sarsgaard), e cercherà di andare fino in fondo per recuperare l'amato. Nel frattempo l'agente della Cia Douglas Freeman (Jake Gyllenhall), incaricato di riferire sulle confessioni al governo americano, cercherà un modo per liberare il prigioniero. E intanto i sottili fili del terrorismo si muovono, attraverso il tormentato amore di una giovane coppia musulmana...

Cerca di indignare, di colpire forte e duro lo spettatore con una di quelle tragedie nascoste, ma non riesce a toccare le corde profonde dell'animo. Perciò il tutto si riduce ad una sorta di thriller drammatico, stilisticamente perfetto, ma che manca di cuore. E per un film basato su un tema così delicato, è un problema non da poco. Va dato atto al regista di una certa imparzialità, apprezzabile visto i facili strumentalismi che il film avrebbe potuto concedere, e che invece evita. Questo suo rimanere nel mezzo, alla fine, però ha la conseguenza di rendere storia e personaggi piatti, senza un vero ideale per cui lottare, ma che sembrano quasi muoversi per inerzia, come anche che il loro destino sia già stato scritto da chissà quale dio (o sceneggiatore) lontano. Il fatto che per buona parte del film non si sappia veramente se Anwar sia innocente o meno, impedisce un'affezione istintiva al personaggio, che rimane solo un prigioniero in attesa di verdetto finale. Più facile invece parteggiare per Isabella, grazie anche alla strepitosa interpretazione della Witherspoon, perfetta nella parte della moglie disperata. Così come odiosa è la figura di Meryl Streep, anch'essa un mostro di bravura. Gli altri attori svolgono il loro compitino con dovizia, lo stesso Gyllenhall non rende come in altre occasioni. La regia è quindi canonica, ed è troppo giocata sul versante politico-sociale, lasciando pochissimo spazio all'azione vera e propria. Se si esclude infatti la scena dell'attentato iniziale, rimane poco o nulla per uno spettatore in cerca di emozioni. Il resto si dipana tra le alte sale di Washington, la cella di detenzione illegale e le moschee e luoghi di ritrovo degli attentatori. Si denota una certa stanchezza alla fine delle due ore, accentuata verso la fine da un finale "a sorpresa", laddove si scopre che il film si muoveva su due diverse linee temporali. Infatti una delle storie narrate al suo interno, si scoprirà precedente all'attuale realtà dei fatti, e questo creerà non poca confusione, lasciando inoltre spazio a qualche buco di sceneggiatura. Si assiste a delle vicende che, per quanto apparentemente collegate tra loro, non sembrano mai fornire la giusta spiegazione dei fatti, e lo stesso epilogo lascia con una sorta di, prevedibile, amaro in bocca. Troppo "film" per risultare credibile, è proprio questo il problema della pellicola di Hood, che finisce per affidarsi a meri esercizi di stile piuttosto che arrivare al centro vero e proprio della vicenda. Le stesse scene di tortura risultano fin troppo patinate, e se si cerca di scioccare con l'elettroshock o altri mezzi disumani, lo scopo è solo quello di provocare un involontaria parodia della realtà. In tutto questo va dato atto a Metwally di riuscire a rendere, in mezzo alla mera finzione, un prigioniero con la giusta carica di sofferenza. Che però, come detto, stona un po' con l'ambiente circostante. Niente da dire invece per ciò che concerne la fotografia, veramente di ottimo livello, sia nelle ambientazioni africane che in quelle a stelle e strisce. Non è un caso che la pellicola abbia incassato poco o nulla in America, dove ancora la paura di confrontarsi con i propri demoni sembra ben lontana dall'essere sradicata e, complice anche una distribuzione sottotono, non farà probabilmente faville nemmeno nel Belpaese.

Rendition - Detenzione Illegale Rendition: consegna straordinaria, ovverosia quando un cittadino sospettato di terrorismo viene detenuto illegalmente dal governo americano. Rendition, il film, altro non è che un thriller dalla forte vena drammatica, che poco o nulla lascia allo spettatore. Se si escludono alcune grandi prove, soprattutto al femminile (Witherspoon e Streep), e una bella fotografia, rimane poco o niente per consigliarne la visione. Si guarda più allo stile e alla precisione delle scene, e non si affronta il delicato tema centrale. Inoltre, l'inaspettato flashback finale lascia sorpresi (ma non sempre le sorprese sono positive) e offre forti vizi di sceneggiatura. Due ore alquanto stancanti.

4.5

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