Recensione Red Road

Gli occhi dell'anima

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Una strada per pochi

Esistono film adatti solo a un pubblico da festival. Red Road è uno di questi. Premiato a Cannes con il Gran premio della Giuria, uno dei riconoscimenti più significativi per chi cerca cinema di qualità, Red Road è una parabola discentente verso l'inferno della mente, in grado di mostrare il demone spirituale che si nasconde in ognuno. Basato su un soggetto di Anders Thomas Jensen, uno dei massimi talenti di scrittura danesi, e visto all'opera dietro la macchina da presa con l'ottima commedia nera Le mele di Adamo, questo film fa parte di un progetto più ampio, che consta di una triade di pellicole incentrate su uno stesso gruppo di attori protagonisti, ambientate ogni volta in città scozzesi e affidate alla mano di registi esordienti. Questo è il primo capitolo, e per l'occasione troviamo Andrea Arnold, già vincitrice dell'Oscar come miglior cortometraggio nel 2003 per Wasp, a capo della baracca. Un cinema dogmatico, basato su regole fisse, paradigmi su cui spicca l'uso del digitale: e il tutto non può non collegarsi al fatto che tra i produttori vi sia un certo Lars von Trier, regista folle e geniale nonchè creatore del controverso movimento Dogma 95, che stabilisce una sorta di dictatum universali per chi sceglie di aderirvi. Red Road si affida a un buon cast. Sorprendente la prova dell'esordiente Kate Dickie nei panni della protagonista; convincente Tony Curran (Blade II, La Leggenda degli Uomini Straordinari) nel ruolo della sua nemesi. Musiche ridotte al minimo, se si esclude la struggente ballad che preannuncia i titoli di coda, mentre perfetta la scenografia claustrofobica e desolante.

Osservare, agire, liberare

E' questo il percorso compiuto dalla protagonista. Un travaglio interiore che la porterà attraverso mille peripezie a trovare la pace dell'animo. Jackie lavora per una ditta di sorveglianza pubblica, e passa le sue giornate a osservare monitor pronta a segnalare alle forze dell'ordine qualsiasi movimento sospetto. Una vita ormai affossata nel lavoro, dopo una tragedia del passato che non è mai riuscita a dimenticare. Passa da brevi relazioni puramente fisiche a contrasti più o meno velati con il suocero. Ma questa placida e decadente immobilità verrà spezzata. Un demone ritornerà dal suo passato, catturato dalle immagini di uno schermo. Un demone puramente emotivo, qualcuno che riaprirà in lei vecchie ferite, ferite che potranno essere cicatrizzate solo con la vendetta. Inizierà così un viavai di pedinamenti, che la porterà a scoprire più di quanto avrebbe voluto, e le farà capire che non sempre la verità possiede un solo volto, che essa si può scomporre in tanti piccoli pezzetti. Come i frammenti di uno specchio rotto, ognuno pronto a riflettere una diversa immagine.

Sacrificio

Si può trovare una tematica tarvoskijana in film come Red Road. Infatti nel finale, per raggiungere la catarsi e essere di nuovo libera dalle catene spirituali, la protagonista dovrà compiere un sacrificio, fino a poco tempo prima apparentemente impensabile. Un colpo di scena col botto, che sorprenderà più di uno spettatore anche per la forse eccessiva "violenza", emotiva e non. Non si può ottenere un premio se non si fa qualcosa per vincerlo, non importa quanto arduo o doloroso sia. Cos'è d'altronde la Strada Rossa del titolo, se non un aspro e violento cammino interiore, fatto di scalini via via sempre più ripidi? "Red Road", uno dei quartieri malfamati della periferia di Glasgow, altro non è che il teatro per una battaglia, non fatta di sangue e violenza, ma di lacrime e bugie. Una visione lucida e sofferta delle realtà più degradate delle nostre società, quelle che si finge di ignorare, ma che esistono e vibrano potenti grida di aiuto, inascoltate. Ma a volte si può trovare la redenzione anche all'Inferno. Un inferno di muri e terra, di droga e povertà, mai così vivo come nelle pagine virtuali di questa pellicola.

Il lungo occhio

Quante volte si sente parlare di violazioni della privacy, soprattutto negli ultimi tempi. E' giusto osservare tutto e tutti, a discapito di qualsiasi libertà personale? Red Road non esprime un giudizio, si limita solo a mostrare. Mostra attraverso i suoi schermi multipli la vita di tutti i giorni, della gente comune intenta nelle sue più semplici commissioni. Ed è facile, per chi si trova a contatto tutto il giorno con queste esplosioni di immagini, affezionarsi ai protagonisti involontari delle più semplici avventure quotidiane. Il tutto a spese di una vita privata che si riduce in pezzi, si disfa pericolosamente verso baratri infiniti. In questa società, piena di Grandi Fratelli mediatici, è facile arrivare a confondere la realtà con la finzione, la vita propria con quella altrui. La Arnold vuole velatamente mettere in guardia, ricordando che i veri valori si trovano dentro se stessi come nel mondo circostante, quello vero che aspetta solo di esser vissuto. Non ha scopi morali, è solo un'attenta analisi dei fatti. Ovvio che poi il tutto sia il trampolino per una storia accattivante, coinvolgente e a tratti anche toccante.

Un gioiello tutto europeo

Produzione completamente europea, tra Danimarca e Gran Bretagna. E si vede. Scevro da qualsiasi tipo di enfatizzazione di facile impatto, tipica del cinema americano, Red Road è un film da gustare istante per istante. I lunghi silenzi, gli sguardi incerti, impauriti e carichi d'odio, quel sapore sobrio ed elegante, anche nella sua rozzezza, sono ormai da anni simbolo di un certo cinema europeo. E anche nelle sue scene più esplicite, come un rapporto sessuale al limite del porno, riesce a essere pacato, trasformando la volgarità in catarsi atta allo scopo prefissatosi dai personaggi. La regia è perfetta: pur senza grandi colpi di genio riesce ad amalgamare al meglio il tormento interiore della protagonista con la cruda realtà, restituendoci una figura di donna umana più che mai. Un fascino del tutto particolare aleggia per la pellicola, quel non so che che rende unici solo i grandi film. Red Road non è un capolavoro, ma questa non era la sua pretesa. E' però un gran film, un ennesimo diamante da incastonare nelle sempre più ricca cinematografia europea. Che, con o senza soldi, ormai non ha più niente da invidiare a quella stelle e strisce.

Red Road Elitario. Una di quelle pellicole adatte esclusivamente a coloro che nel cinema cercano qualcosa di più del semplice spettacolo. E' la storia di una donna che viene a patti col suo passato, il cui sacrificio è l'unico mezzo per raggiungere la tanto sospirata pace. Duro e toccante, vibra energia da ogni schermata, senza mai eccedere. Con il degrado di "Red Road", si rappresenta il male insito in ogni uomo, che aspetta solo di essere purificato. Una strada rossa verso la libertà; un prodotto tipicamente europeo pregno di grande fascino. Imperdibile per chi cerca in un film i sentimenti più veri dell'animo.

8

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