Ready Player One: la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

Il regista di Indiana Jones e The Post confeziona un film meraviglia, dove un genuino stupore si alterna a un incredibile e sfacciato citazionismo.

recensione Ready Player One: la recensione del nuovo film di Steven Spielberg
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Ormai da quasi un decennio, Ready Player One di Ernest Cline ha iniziato a rappresentare un vero e proprio caposaldo della letteratura pop contemporanea, e questo grazie al suo essere un contenitore nostalgico di cultura nerd o geek anni '80 e '90 misto a una storia originale di buona fattura ma con delle superficialità narrative decisamente perfettibili. Parliamo di un romanzo così ricco di citazioni mirate e funzionali dietro al quale c'è stato prima di tutto un lavoro di ricerca davvero corposo, capace di coniugare l'enorme conoscenza dell'autore con la volontà di raccontare tramite una divulgazione sofisticata e pluri-settoriale l'essenza nerd a tutto tondo, i suoi indiscussi pregi, i suoi indubbi limiti. Dietro a Ready Player One si nasconde anche una riflessione socio-politica sull'evoluzione incontrollata della tecnologia videoludica, specie quella VR, "la realtà virtuale", che è poi alla base della connessione in OASIS e fonte di disconnessione dalla realtà.
E tradurre un concentrato così massiccio e ben strutturato di cultura pop al cinema deve essere stata davvero uno sfida enorme, specie per la scelta di dirigere un adattamento formale o libero del materiale originale, comprese ovviamente le innumerevoli citazioni, per questioni di diritti di sfruttamento o più semplicemente perché buona parte di esse sarebbe stata irricevibile dal grande pubblico, inesperto e più interessato a un genuino intrattenimento che alla forsennata corsa all'easter egg. Una sfida che però Steven Spielberg non solo ha accettato di buon grado ma che è riuscito anche a vincere grazie alla sua enorme esperienza, confezionando un film entusiasmante e unico nel suo genere.

Columbus, 2045

Lavorare di adattamento significa compiere delle scelte, che spesso hanno a che fare con la volontà di attenersi pedissequamente o meno al romanzo originale. Spesso decidere di trasporre page by page un libro si rivela essere la scelta migliore, ma dipende ovviamente da quanto la grammatica o la forma di questo sia adattabile al cinema. Ready Player One non era un romanzo traducibile sul grande schermo così come era stato concepito, e questo soprattutto per un certa voglia di essere culturalmente ermetico ai più, non navigati in cinema e videogiochi. Dal 2010 a oggi, però, sono cambiate molte cose. L'interesse generale verso il mondo dell'entertainment è mutato, evolvendosi e abbracciando ampissime fette di pubblico magari prima totalmente disinteressante a un approfondimento mirato della cultura cinematografica o videoludica di genere, quella poi più complessa e articolata. Questo mutamento è soprattutto avvenuto per il cinema grazie ai cinecomic e a serie tv mainstream come Il Trono di Spade o Breaking Bad, punti da quali sono partiti in molti per compiere un viaggio di recupero del passato. Per i videogiochi, invece, l'evoluzione è stata costante e rimane tutt'ora un settore più chiuso rispetto a quello cinematografico, anche se ormai più aperto del passato e soprattutto privato della sua accezione di "intrattenimento per sfigati". I nerd sono i nuovi cool, quelli che conoscono in modo approfondito e interessato una cultura che oggi, tra meme e social network, serve sempre per cogliere questa o quella citazione e per rapportarsi in rete con sfacciataggine e ironia, ed è esattamente il punto di partenza del romanzo come del film: lo sdoganamento finale del nerd come persona colta e interessante.
Il mondo di Ready Player One è descritto come soffocato dall'inquinamento globale e ormai sovraffollatissimo, con un tasso di povertà alle stelle. Questo ha portato la popolazione a rifugiarsi in OASIS, un gioco in realtà virtuale dove chiunque può essere e fare ciò che vuole. Il gioco è stato partorito dal genio di James Halliday, uno Steve Jobs nerd interpretato nel film da un grande Mark Rylance con il solo desiderio di poter regalare al mondo un'alternativa alla realtà, per lui sopravvalutata, forse perché introverso e strano.

Utilizzando tute e guanti aptici (di bassa, media od ottima fattura) chiunque può entrare in OASIS e vivere qualsiasi avventura tra gli innumerevoli mondi che compongono il gioco, ma dopo la morte di Halliday è stata lanciata una sfida a tutti i giocatori: chiunque riuscirà a trovare l'easter egg nascosto nel gioco dal creatore diventerà l'unico possessore di OASIS, il che significa divenire l'uomo o la donna più ricchi e importanti del mondo. E il film comincia proprio in medias res, a cinque anni di distanza dalla scomparsa di Halliday e con una struttura e una routine ormai rodate, fatte per il protagonista Wade Watts (Tye Sheridan) aka Parzival di ricerca e sfida per conquistare la prima chiave per l'easter egg, posta alla fine di un'incredibile corsa automobilistica per le strade di una metro city futuristica dove a fungere da ostacoli alla vittoria figurano personaggi come King Kong o il T-Rex di Jurassic Park, e sono solo due delle citazioni già viste nei trailer. Per conquistare OASIS, però, è essenziale conoscere a menadito la cultura pop anni '80, la stessa con la quale era cresciuto Halliday e con la quale aveva infuso in lungo e in largo i mondi del gioco, anche se ugualmente importante è la stessa vita del creatore, che scopriremo più sfaccettata ed emozionante di quanto si possa pensare.

Extra Life

Limando forse le mancanze narrative del romanzo, Cline e Zack Penn sono riusciti a ri-scrivere da zero l'intera opera, riproponendone il cuore ma cambiandola profondamente nella struttura degli eventi, qui decisamente più legati al mondo del cinema. Scelta interessante e soprattutto saggia, pensando alla più equilibrata contaminazione di cultura videoludica e cinematografica che rende la trasposizione di Spielberg assolutamente vincente. Consultandosi probabilmente con il regista, Cline ha quindi deciso di modificare la sua corsa all'easter egg per la conquista di OASIS, inserendo riferimenti più che diretti a maestri come Stanley Kubrick o Stephen King (una sequenza centrale in particolare vi lascerà davvero esterrefatti!) e modificando invece parti dove ad esempio l'iconico arcade Joust era al centro della scena nella ricerca del primo segreto. L'impressione che si provava dai trailer sfuma poi completamente: gli occhi navigheranno certamente per tutto lo schermo alla ricerca delle varie citazioni, ma mancarle non significherà perdere gran parte del divertimento, perché Ready Player One è un cinema di stupore e meraviglia come pochi, dove ogni quote essenziale (Gundam, Il Gigante di Ferro o altro) è ben miscelato con la trama e impossibile da mancare, mentre per il resto bisognerà aguzzare la vista per una mera questione di piacere personale. Che poi ci sono proprio tutti: da Tomb Raider a Street Fighter, passando per Battletoads e Boarderlands, fino ad arrivare a Owerwatch, Chucky (divertentissima la sua scena!) e un certo personaggio giapponese che non passerà di certo inosservato.
Sono tutti lì, avatar di giocatori reali proprio come dovrebbero essere, simulazioni virtuali di un Io fisicamente impossibilitato a esprimersi nella vita di tutti i giorni. Proprio come fu per Le avventure di Tintin, poi, utilizzando la CGI Steven Spielberg si dimostra ancora capace di confezionare sequenze d'azione o piani sequenza digitali di sproporzionata e incredibile fattura, frutto di un talento innato che il cineasta ha più e più volte spalmato in ogni sua creazione. Qui si tratta di purissimo incanto, quasi cinema di estasi al quale ci si abbandona completamente per due ore e venti di magia cinematografica, prodigiosa, impeccabile. Impossibile non uscire dalla sala con il sorriso e con il cuore colmo di gioia, tutto per aver assimilato talmente tanti enzimi di stupefazione e incredulità che anche il fegato più nerd farebbe fatica a sintetizzare in poco tempo.

Ready Player One Ready Player One è Steven Spielberg al suo meglio. Lavorando con Ernest Cline e Zack Penn a una trasposizione più adatta al mondo cinematografico, il regista ha saputo creare un bel messaggio sull'importanza delle relazioni e della quotidianità attraverso un film portentoso, visivamente stupefacente e ricco di sequenza memorabili (una in particolare davvero fuori scala!). È un adattamento differente dal romanzo ma figlio della stessa penna, qui sinceramente più equilibrata e volta alla perfettibilità delle mancanze narrative del romanzo. C'è stupore, citazionismo, divertimento e una regia che tra piani sequenza digitali e scene action ingombranti e spettacolari regala due ore e venti di assoluta goduria nerd adatta a tutti. Cinema di estasi e meraviglia. Sia sempre lode a Steven Spielberg!

8.5

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