Recensione Rashomon

Samurai, spiriti e misteri nel primo grande capolavoro d'Oriente

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Una realtà fino ad allora sconosciuta

E' uno dei capolavori più grandi di tutti i tempi. E allo stesso tempo è stata la pellicola che ha contribuito a far conoscere il cinema orientale in tutto il mondo, aggiudicandosi il Leone d'Oro a Venezia e l'Oscar come miglior film straniero. Sono passati ormai quasi sessant'anni dalla sua data d'uscita, il lontano 1951. Ma torna attuale grazie alla nuovissima edizione dvd proposta dalla Dolmen. E' così ghiotta l'occasione per parlare di Rashomon, che le sole parole possono apparire superflue per un prodotto di tale caratura artistica. E' infatti una vera e propria summa di tutto quello che vuol dire cinema: emozione, mistero, azione, sentimento. Akira Kurosawa è sempre stato il grande cantore della tradizione giapponese, grazie alla propria capacità di narrare le antiche leggende del proprio popolo, avventure eroiche pregne dei valori più nobili. Rashomon non è la sua opera prima, ma è stato il trampolino di lancio verso un successo di critica e pubblico che ancora oggi ha pochi eguali. Un esiguo numero di registi, infatti, riesce ad attirarsi i favori di entrambe le parti, ma in questo Kurosawa è sempre stato maestro. Ed è inevitabile che anche nel suo primo vero capolavoro, sia presente il suo amico Toshiro Mifune, il più grande attore dagli occhi a mandorla mai visto su grande schermo. Solitamente nei panni di samurai coraggiosi e indomiti, qui al contrario in una veste inusuale. Per una storia che è in grado di emozionare come poche, ed ormai diventata leggenda della Settima Arte.

Lui, lei, l'altro

No, tranquilli, non è una sdolcinata e puerile commedia d'amore, di quelle così tanto in voga a Hollywood negli ultimi anni. E' una storia pirandelliana, che vede in tre personaggi l'intero dipanarsi della vicenda. Tutto inizia sotto una pioggia battente, per colpa della quale tre uomini sono costretti a trovare rifugio all'interno del tempio del Dio Rasho (Rasho - Mon). Sono un monaco, un boscaiolo e un servo. I primi due appaiono scioccati da un accadimento successo qualche giorno prima, ed il servo, costretto comunque dal maltempo a sostare lì per diverso tempo, chiede loro di raccontarlo. Un samurai è stato ucciso, e nessuno sa chi sia il colpevole. In compenso però esistono tre diverse versioni dei fatti: una del bandito Tajomaru (Mifune), accusato per primo dell'omicidio, una della moglie del morto e l'altra dello stesso samurai ucciso, che parla attraverso il corpo di una medium. Tre versioni completamente differenti, che rendono la verità qualcosa di difficile da trovare. Ogni versione si discosta enormemente dall'altra, tanto che, alla fine, tutti e tre i personaggi finiscono per essere potenziali colpevoli.

Cos'è l'uomo?

E' questa la domanda che si pone il film per tutta la sua durata: cos'è l'uomo, se non un ammasso di menzogne e depravazioni? Perchè ognuna delle tre versioni raccontate si discosta dalle altre? L'uomo ha insito in sè il male, senza via di scampo. Ma nel finale ci sarà spazio anche per una piccola luce, capace di risplendere nonostante tutto, e di rendere il futuro meno cupo. Piove, piove per tutto il film, a sottolineare come la vita non sia altro che un nugolo di avversità e difficoltà, che risulta più facile affrontare prendendo la via più facile, quella oscura. Ma se un piccolo gesto riesce a cancellare tutto quel dolore, allora può persino tornare il sole. Il "colpo di scena" finale è stata un'invenzione del regista, per lasciare spazio a una minima speranza, per il resto della storia si è invece affidato a due racconti di Ryunosuke Akutagawa, "Nel bosco" e "Rashomon". E' incredibile la caratterizzazione dei protagonisti, che, a seconda di chi racconta, vengono rappresentati crudeli o retti, mostruosi o umani. E di tutto questo va sicuramente riconosciuto il merito ai tre strepitosi protagonisti, il già citato Mifune, Machiko Kyo (la donna) e Masayuki Mori (il samurai). Interpretazioni grandiose, fatte di piccoli gesti e sguardi penetranti, acrobazie folli e un'immedesimazione al limite dell'impossibile. Da segnalare la strepitosa interpretazione della medium, assolutamente inquietante e spaventosa. E' consigliata inoltre la visione in lingua originale, per apprezzare al meglio l'immensa prova offerta dal cast.

Il gioco delle parti

Che senso ha cercare la verità? Ognuna delle tre versioni raccontate appare più che credibile, ma allo stesso tempo fasulla. E' un gioco della parti, che rende vero protagonista lo spettatore, chiamato a cercare la giusta versione dei fatti. Che comunque non troverà: perchè, alla fine, tutto sembrerà rivelarsi una menzogna. Interessante notare come il bandito faccia di tutto per apparire ancora più crudele e bearsi delle sue orribili gesta, la donna si finga completamente estranea e vittima dei due uomini, il samurai in collera sembri ormai destinato a un oblio di oscurità. L'unico vero spiraglio privo di bugie lo troviamo proprio nel finale, un anelito di speranza che si compie nel teatro del racconto, e che rende un vecchio tempio il simbolo di speranza per l'umanità intera. E' assolutamente strepitoso il modo in cui Kurosawa riesce a giocare con il pubblico, rendendolo partecipe di una storia bizzarra e velata di disillusione. E' la pellicola più criptica del regista giapponese, lontana da ogni tipo di facile appiglio spettacolare, dall'epica pura di capolavori come I Sette Samurai o Kagemusha. Ma riesce comunque a districarsi perfettamente in quella ragnatela mediatica che divide il pubblico di appassionati da quello dei critici, riuscendo a mettere d'accordo tutti. E le musiche ridondanti di un bolero, in sottofondo al racconto della moglie, non fanno altro che aumentare l'aura leggendaria di questo film, a pieno diritto entrato nella storia del cinema.

L'edizione dvd

Lodevole l'operazione della Dolmen, che ha finalmente recuperato una grave mancanza nel mercato dvd italiano. Il comparto video è buono, ma bisogna comunque considerare che il film ha ben cinquantasei anni, e qualche imperfezione grafica si nota, nonostante il restauro. Ottimo invece il comparto sonoro, cui è consigliata la visione in lingua originale per godere appieno della bravura degli attori. Ricchi gli extra, con due interviste, una a Ugo Valli su ciò che riguarda il processo per l'omicidio del samurai, l'altra a Roberta Novelli sull'importanza dell'opera stessa. Interessante anche il confronto con i due racconti originali da cui è tratto.

Rashomon E' semplicemente una pagina di storia del cinema. Il primo grande capolavoro proveniente dall' Oriente. Una storia avvincente, dai forti tratti pirandelliani nel suo nascondere la verità e sostituirla con la menzogna. Un cast straordinario, su cui spicca il grandissimo Toshiro Mifune, ci regala una prestazione imponente e sontuosa, riuscendo a delineare personaggi bizzarri, a cui è difficile non credere pur nelle loro ovvie contraddizioni, anche quando si sa con certezza che stanno mentendo. Riesce a conciliare pubblico e critica con una maestria assoluta, degna solo dei più grandi registi di sempre. E Akira Kurosawa ne fa parte a pieno diritto. Rashomon è la sua prima, grande opera, imperdibile per chiunque ami la Settima Arte. Ottima l'edizione in dvd della Dolmen, se si esclude qualche leggero difetto grafico dovuto anche all'età della pellicola.

9

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