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Rapinatori, la recensione del film originale Netflix

Una banda di rapinatori, esperta nei colpi ai furgoni portavalori, viene ricattata da una gang rivale e costretta a rubare un grosso quantitativo di droga.

recensione Rapinatori, la recensione del film originale Netflix
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Yanis Zeri è uno dei più esperti rapinatori di Francia, specializzato nei colpi ai furgoni blindati di Parigi. L'uomo, di origini marocchine, ha raccolto una vera e propria fortuna nel corso degli anni ma la sua indole criminale è sempre stata al centro di profondi contrasti con la madre.
Ora Yanis ha preso sotto la sua ala anche il fratello minore Amine e insieme a lui e ad altri due compagni fidati della banda, Franck e Nasser, organizza il furto di un ingente quantitativo di passaporti in bianco da vendere nel mercato di contrabbando.
In Rapinatori Amine però, ancora inesperto e bramoso di un guadagno maggiore, decide di vendere una delle pistole usate nell'assalto nel mercato nero, ignaro che il calibro sia stato rintracciato dalle forze dell'ordine. Il compratore, un membro di una gang rivale africana, viene beccato e condannato a dieci anni di carcere e i leader della suddetta ora tengono sotto ricatto Yanis, affinché rubi per loro una grossa quantità di cocaina; in caso contrario, le loro famiglie potrebbero subire un'orribile fine...

From Paris with love

Arriva su Netflix come titolo originale questa produzione francese del 2015, già distribuita al cinema o uscita nel mercato home video in diversi mercati internazionali. Il quarto film di Julien Leclercq, già autore degli interessanti Chrysalis (2007) e L'assalto (2010), è un poliziesco in piena regola in cui però le forze dell'ordine vengono lasciate in secondo piano, concentrando gli ottanta minuti di visione sulla serrata lotta senza esclusione di colpi tra le due bande criminali di origine straniera - che fanno il buono e il cattivo tempo nella città dell'amore.
Rapinatori non brilla per originalità e la limitata durata rischia di compromettere il necessario scavo psicologico, con alcuni personaggi che ricevono meno spazio di altri, ma quando lascia vibrare i suoi istinti di genere mette in mostra una solidità d'intenti encomiabile, con feroci sparatorie e inseguimenti che sfruttano al meglio il contesto ambientale. La fotografia, che tende a colori grigi, restituisce un'atmosfera uggiosa che ben si adatta al carattere dei protagonisti e nell'ultima mezz'ora non manca un buona esposizione melodrammatica, tra colpi di scena e tragiche perdite che rivoluzionano per sempre il precedente scenario.

Questione di stile

Il regista assolda un cast di facce giuste al posto giusto, affidando il ruolo principale a un volto noto del cinema transalpino quale Sami Bouajila, attore tunisino dal volto affilato e asciutto capace di imprimere diverse sfumature a una figura criminale di primo piano, ricalcata sui migliori modelli del cinema polar moderno. E anche quando l'autore rischia di scadere in una certa retorica, riesce a schivarla proprio grazie a una sceneggiatura (da lui stesso co-scritta a quattro mani con il fido Simon Moutairou) che - pur non eccellendo - avvince per il suo stile essenziale, evitando eccessi patetici in favore di una costruzione secca e tagliente della vicenda.
E se il finale risulta parzialmente prevedibile, come una sorta di passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo, la missione può dirsi più che compiuta nell'adesione a un genere - qui omaggiato con semplicità d'intenti e senza mezze misure.

Rapinatori Un thriller con al centro una furiosa lotta tra due bande criminali che guarda a certi classici del polar con rispetto e consapevolezza, che rende Parigi il luogo della resa dei conti tra gang di immigrati che dominano il territorio. Rapinatori contro spacciatori in un gioco forse a tratti prevedibile per alcuni risvolti ma che, proprio grazie alla semplicità della sceneggiatura, procede dritto e spedito per la propria strada senza tempi morti, valorizzando alcuni personaggi a discapito di altri ma risultando sempre efficace nei copiosi sussulti di genere, con un'ottima gestione delle dinamiche action che, evitando uno spettacolo fracassone e inverosimile, convince proprio per la sua sobrietà e rudezza. L'ottimo cast contribuisce al valore di un insieme che, pur senza segnare picchi di eccellenza, intrattiene senza troppe difficoltà fino ai titoli di coda.

6.5

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