Rachel, la recensione del film con Rachel Weisz

Philip riceve la visita della vedova del cugino, morto di malattia in circostanze sospette, e se ne innamora perdutamente.

Rachel, la recensione del film con Rachel Weisz
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Dopo la morte della madre il piccolo Philip viene adottato dal più anziano cugino Ambrose, che lo cresce come un figlio nella sua ricca tenuta in Cornovaglia. Qualche anno dopo il parente parte per una lunga vacanza estiva in quel di Firenze dove conosce la bella vedova Rachel della quale si innamora perdutamente finendo per convolarvi a nozze. Nelle settimane a venire Philip riceve delle lettere dal novello sposo che lo informa del suo grave stato di salute lamentandosi inoltre delle scarse cure ricevute in Italia. Preoccupato per le condizioni del familiare Philip parte per il capoluogo toscano salvo sapere della morte di Ambrose e si convince che dietro la tragedia vi sia la mano della fresca moglie. Il ragazzo comincia così a nutrire un forte astio verso la cugina acquisita ma quando la donna si presenta come ospite in Cornovaglia se ne innamora anch'egli a prima vista, cedendo giorno dopo giorno al suo fascino e alle sue richieste, mettendo in gioco non solo se stesso ma anche le sicurezze finanziarie a lui spettanti quale unico erede della casata.

Le onde del destino

Una trama di stampo hitchcockiano ambientata in un elegante contesto in costume tra gli splendidi paesaggi delle colline britanniche è quella narrata dalla scrittrice Daphne du Maurier nel suo romanzo del 1951 La mia cugina Rachele, già portato sul grande schermo l'anno immediatamente successivo alla pubblicazione in un film con Olivia de Havilland e Richard Burton. Questo nuovo adattamento firmato da Roger Michell, regista sudafricano noto tra gli altri per il cult Notting Hill (1995) nonché per il più recente A Royal Weekend (2012), prova ad inserirsi nella crescente "moda" dei period-drama moderni in maniera esemplare, adattando le pagine dell'opera originaria in una trasposizione affascinante e ricca di mistero. Rachel sfrutta magnificamente il contorno visivo e naturalistico, con squarci mozzafiato di scogliere e verdi pianure, e l'eleganza degli interni e dei costumi per dar vita a una visione abile nel coniugare una raffinata impostazione estetica alla pulsione dei sentimenti più terreni, ideale dicotomia capace di catalizzare l'attenzione del pubblico di riferimento. Non una semplice love-story quella avente luogo nei cento minuti di visione, ma un'analisi psicologica di un'ossessione che finisce ben presto per offuscare la ragione, offrendo uno sguardo non troppo disincantato sul rapporto uomo-donna.

Un uomo, una donna

Il cineasta sa come creare uno spettacolo sobrio e virtuoso al contempo premurandosi in fase di sceneggiatura di caratterizzare al meglio i rispettivi personaggi di quest'ambigua vicenda, lasciando volute zone d'ombra a innescare false piste più o meno credibili fino al colpo di scena finale. Lo script calca un po' troppo la mano su certe intuizioni e questo rischia di intavolare ben presto il percorso sull'inaspettata rivelazione, lasciando alcuni dubbi non del tutto chiariti, ma il pathos tensivo ed emotivo non viene mai meno anche nella parziale prevedibilità di fondo in un caleidoscopio di sensazioni sia tenere che morbose, ideale corollario di un coming-of-age tardivo vissuto dal protagonista maschile. In un cast che conta anche la presenza del nostro Pierfrancesco Favino e di Iain "Jorah Mormont" Glen, Sam Claflin offre la giusta vulnerabilità a un personaggio complesso nelle sue dolenti e a tratti masochistiche sfumature ma a illuminare la visione di una maliarda ambivalenza è l'interpretazione di una superba Rachel Weisz, perfetta nell'incarnare quell'ideale e sensuale ibrido tra donna perfetta e dark lady dagli oscuri segreti che regge sulle proprie spalle il peso del gioco delle parti che dà il senso all'intera operazione.

Rachel Secondo adattamento per il grande schermo del romanzo di Daphne du Maurier, Rachel ne recupera le suggestioni hitchcockiane in una love story in costume che snocciola ossessioni e tormenti al passo d'ogni tempo in un contesto di formale e raffinata eleganza, elevata in più occasioni da ispirate scelte registiche e dalla bellezza paesaggistica delle campagne inglesi. Oltre all'estasi estetica di una messa in scena curata nei minimi dettagli, a impreziosire ulteriormente la visione, solo parzialmente incrinata da una narrazione a tratti troppo ridondante e schierata, è il sobrio magnetismo di una Rachel Weisz, abile nel dosare i diversi volti di una figura tanto complessa quanto affascinante nella sua palese ambiguità.

7

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