Recensione Quello che gli Uomini non Dicono

E quello che le donne non capiscono...

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Chi tardi arriva...

Giunge da noi con un anno di ritardo circa questo film francese, presentato in concorso a Cannes 2006. Quarto parto della regista francese Nicole Garcia, si tratta di un'opera corale, divisa in episodi collegati tra loro da un filo sottile e alquanto labile, se escludiamo uno o due casi. La Garcia è abbastanza nota per aver girato l'ottimo L'avversario con il grande Daniel Auteuil, e in questa sua nuova pellicola si avvale di un cast di tutta eccezione. Infatti troviamo l'istrionico Jean-Pierre Bacri (Il gusto degli altri), il bravo e glaciale Vincent Lindon (già visto ne L'amore sospetto), il sobrio Benoit Magimel (I fiumi di porpora 2), più tanti altri attori non nuovi agli amanti della scena d'oltralpe. Ovviamente non abbiamo a che fare con un prodotto commerciale, e oltre al ritardo d'uscita anche il numero esiguo delle sale dov'è trasmesso è esempio lampante di come un certo tipo di cinema venga snobbato dalle masse. Ma oltre ad una mentalità chiusa dei distributori italiani, bisogna anche dire che pure la Garcia ci ha messo del suo, realizzando un film contorto e pasticcione, che potrà risultare ostico anche agli amanti del cinema d'autore.

Sei personaggi in cerca d'autore

Sei uomini, sei storie. Che alla fine, dalle diverse ramificazione da cui traggono origine, confluiscono tutte in una. La sceneggiatura, firmata dalla stessa Garcia, non è sicuramente il punto migliore del film in questione. I collegamenti tra i diversi personaggi risultano più che forzati, appaiono realizzati solo per dare una parvenza di continuità alla trama, ma in realtà non sono per nulla logici. Abbiamo un sindaco che tradisce la moglie, un professore di scienze insoddisfatto dalla sua vita, un ambizioso ricercatore, un ladruncolo imbranato, un assistente di terapie acquatiche col vizio dell'adulterio, e un giovane tennista alla ricerca di se stesso. Quest'ultimo più che inutile ai temi della narrazione, se non quando viene usato come espediente per connettere alcuni capitoli di questa bizzarra vicenda. Il vero e unico protagonista, innocente nella sua ingenua purezza, è il figlio di uno dei personaggi citati: stanco che il padre continui a tradire sua madre, deciderà di risolvere la questione a modo suo. La regista pare voler sottolineare come gli uomini siano innocenti solo da bambini, e l'ultima scena è più che un sentito omaggio a I 400 colpi di Truffaut.

Parole da uomo, cuore di donna

Forse il diritto più grande arrogatosi dalla regista è stato quello di cercare di interpretare la psiche maschile. Il problema è che ne ha dato una forma troppo grezza e stereotipata per risultare realistica. I soliti luoghi comuni: uomini adulteri e in crisi di nervi, insoddisfatti della propria vita, sempre alla ricerca di un qualcosa che possa cambiare il corso del proprio destino. Pronti a correre dietro a ogni sottana, senza preoccuparsi delle conseguenze. Già agli uomini stessi non riesce di capire appieno il comportamento dei propri simili, ma cercare di penetrare nei segreti più reconditi della mente maschile, quando ci si trova dall'altro lato della barricata, è un'impresa ardua e anche un po' presuntuosa. Un conto è decidere di dare un taglio ironico alla vicenda, vedasi Mica scema la ragazza! di Truffaut o qualsiasi film di Rohmer con protagoniste femminili, ma se si cerca di regalare sfumature intellettuali e drammatiche ai personaggi, si rischia di prendere pesanti cantonate. Le donne presenti negli oltre cento minuti di durata sono meno che semplici comprimari, usate solo come macchine da tradimento e adulterio. Una presenza inutile e forzata, che rende ancor meno riuscita l'opera della regista francese.

L'eccezione che conferma la regola

Ormai è più che noto come il cinema francese sia, assieme a quello danese e orientale, un appiglio solido per chi ricerca pellicole di qualità, siano esse d'autore o meno. Ebbene, a volte può uscire anche qualcosa di sbagliato, o se vogliamo incompleto. Il film della Garcia non è un brutto film, nelle nostre sale gira senz'altro molto di peggio, ma è comunque al di sotto degli standard cui il cinema d'oltralpe ci aveva abituato. Il problema è che non riesce a emozionare, non commuove e non provoca nemmeno risate: appare come un ritratto sbiadito del mondo maschile, qui velatamente criticato. Gli stessi personaggi sono poco azzeccati , se escludiamo il sindaco magistralmente interpretato da Bacri, che riesce a mettere in ombra tutti i suoi colleghi con una prova strepitosa. Annoia, e anche nei pochi momenti buoni non riesce mai a coinvolgere più del dovuto. E' una pellicola che già dividerà la critica e gli appassionati del cinema d'autore, e che, a maggior ragione, piacerà ancor meno a chi al cinema cerca prodotti di una certa levatura. Un passo falso ci può anche stare, basta non si allunghi di nuovo la gamba...

Quello che gli uomini non dicono Piatto e noioso. Sei personaggi, tutti rigorosamente di sesso maschile, che si muovono sullo schermo senza un motivo apparente, cone delle storie noiose, a tratti così stupide da sembrare irreali. La psicologia maschile è trattata con una superficialità incredibile, e riesce a far apparire anche le scene più divertenti come false nel contesto. Peccato perchè viene sprecato un buon cast, su tutti lo strepitoso Bacri, ma il film falla proprio dove dovrebbe vincere e, se escludiamo la figura del bambino, c'è ben poco da salvare. Non sempre cinema d'autore vuol dire un buon prodotto.

5

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