Recensione Quel che sapeva Maisie

L'elaborazione dolorosa di una separazione vista tramite gli occhi grandi di una bambina già adulta

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La trasposizione cinematografica di What Maisie Knew, romanzo dello scrittore statunitense Henry James (pubblicato inizialmente a puntate su rivista e successivamente in volume nel 1897) arriva nei cinema grazie a una produzione americana e alla regia di Scott McGhee e David Siegel (già - insieme - autori di numerosi cortometraggi e dei film Parole d'amore e Uncertainty). Al centro della storia un tema classico e sempre più attuale come quello delle separazioni tra (ex) coniugi il cui potere distruttivo si abbatte prepotentemente sulle vite ignare, innocenti e inermi dei figli. Nel riadattamento operato da McGhee e Siegel le vicende nate dalla penna di James trovano qui lo sfondo di una New York contemporanea e frenetica, entro la quale si muove la famiglia disfunzionale di Susanna (una rockstar troppo presa da sé stessa per riuscire davvero a comprendere le necessità della sua unica figlia) e di suo marito Beale (uomo d'affari perennemente in viaggio e totalmente incapace di assumersi le proprie responsabilità paterne). All'indomani della loro separazione, i due ex coniugi inizieranno le classiche, infantili scaramucce di adulti preda della loro immaturità e le lotte intestine per la gestione della piccola Maisie (la straordinaria baby attrice Onata Aprile). Sarà proprio Maisie, esistenza gracile ma dotata di occhi grandi per scrutare il mondo e di una straordinaria forza interiore, ad assorbire il dolore di quel vortice familiare (tra nuovi matrimoni, affidamenti improvvisati, continui sballottamenti da un luogo e da un ‘tutore' all'altro) nel suo piccolo corpo e cuore di bambina sensibile. Le crisi umorali di una madre sempre più isterica (una Julianne Moore che sembra ultimamente ricoprire con sempre più frequenza ruoli di donne in profonda crisi di mezza età), le assenze durature di un padre con la sindrome di peter pan e l'inaspettato calore dei due nuovi e giovani compagni dei genitori, entreranno tutti nel quadro caotico di quel mondo silenziosamente osservato dalla piccola ma già necessariamente adulta Maisie.

Maisie vs tutti

Nell'adattare in chiave contemporanea il romanzo di Henry James, Scott McGhee e David Siegel scelgono di ritrarre la tematica della separazione, spesso trattata al cinema e fissata nell'immaginario collettivo della drammaticità di film come Kramer contro Kramer, inquadrando il silenzio del punto di vista bambino e contrapponendolo al frastuono, al caos e all'estrema irrazionalità del mondo adulto. Nella prima parte del film, vengono gettate le basi di questo contrasto e la frenesia di un mondo adulto incapace di ascoltare entra lentamente in rotta di collisione con la pacatezza e il doloroso tentativo di metabolizzazione della piccola grande Maisie, vero pregio e cuore del film. Ma se da un lato lo sguardo, la disperata ricerca d'affetto di Maisie riescono a restituire l'estrema insensatezza e crudeltà di tutto ciò che sottende a una separazione ‘immatura', è l'ingranaggio dell'impianto narrativo (soprattutto nella seconda parte del film) a mancare delle giuste tempistiche in grado di favorire la metabolizzazione della tematica affrontata. È infatti l'estremo precipitare e l'eccessivo intrecciarsi di situazioni e storie a togliere aria e spazio di riflessione al mondo di Maisie e alla sua disperata ricerca di un punto di riferimento. A mancare ai fini di una maggiore compiutezza filmica è dunque l'equilibrio tra la messa in scena della profondità e la superficialità/immaturità adulta, rappresentate più che altro attraverso una frenesia situazionale che in fin dei conti non aggiunge nulla a quel senso ovattato di spaesamento e perdita invece profondamente legati alla dolce e un po' tragica figura di Maisie (metaforicamente rappresentativa di un universo di bambini oberati da situazioni altrettanto drammatiche).

Quel che sapeva Maisie Dall’omonimo romanzo di Henry James, Scott McGhee e David Siegel portano al cinema What Maisie Knew (Quel che sapeva Maisie), dramma di una bambina sensibile trascinata nell’inferno della separazione dei propri genitori. Una storia che punta con schiettezza il dito contro un mondo adulto del tutto incapace di fare da guida e svolgere con maturità il proprio ruolo genitoriale. Funzionale nella sua parte ad altezza bambino grazie soprattutto alla potente espressività della piccola protagonista Maisie (Onata Aprile), Quel che sapeva Maisie perde invece parte del suo realismo narrativo per la velocità con cui mescola e alterna fatti e situazioni legati al mondo adulto.

6

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