Recensione Quattro matrimoni e un funerale

La commedia cult con Hugh Grant, Andie MacDowell e Kristin Scott Thomas

recensione Quattro matrimoni e un funerale
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Clamoroso successo di pubblico nei cinema inglesi, primo per incassi al botteghino nella storia (ed eletto dal British Film Institute al 23º posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo), Quattro matrimoni e un funerale segna l'inizio della collaborazione tra lo sceneggiatore Richard Curtis e Hugh Grant, che in futuro lavoreranno insieme anche in Notting Hill, il dittico di Bridjet Jones e Love actually. Alla regia invece troviamo il versatile Mike Newell, autore in carriera di titoli disparati come Donnie Brasco e L'amore ai tempi del colera. Oltre a Grant, ai tempi golden boy della scena nazionale, troviamo un cast di livello assoluto che comprende, tra gli altri, Andie MacDowell (Ricomincio da capo, Mi sdoppio in 4), Kristin Scott Thomas (Solo Dio perdona, L'uomo che sussurrava ai cavalli), John Hannah (Sliding doors, La mummia) e Rowan "Mr. Bean" Atkinson.

Tentazioni d'amore

Charles, un giovane ragazzo inglese scapolo, incontra ripetutamente a matrimoni di amici e conoscenti la bella americana Andie. Al loro primo incontro, alla fine della cerimonia, i due trascorrono una notte di passione in una camera d'albergo. Ma il giorno dopo la donna riparte per gli Stati Uniti, non dando più notizie di sé. Il caso vuole che i due si ritrovino proprio ad un altro matrimonio, ma ora Andie è fidanzata con Hamish... Le loro strade continuano però ad incrociarsi fino alle nozze di lei e al funerale di un amico in comune. E quando per Charles la speranza d'amore sembra destinata a svanire accade l'impensabile...

Sacro e profano

Usando una terminologia da sommelier Quattro matrimoni è un funerale è semplicemente amabile. Un sapore zuccherino e dolce che grazie alla sua raffinata comicità tipicamente inglese riesce ad essere incisivo sia nella componente più prettamente ilare che nelle brevi, ma non banali, divagazioni drammatiche. Attraverso le cinque celebrazioni del titolo Newell riesce ad offrire una panoramica sincera e paradossalmente realistica sull'amore 2.0, senza artifizi di sorta ma con una stravagante genuinità che oltre alle risate, garantite da dialoghi ispiratissimi, regala anche sorrisi a non finire. Merito di una sceneggiatura curata nel minimo dettaglio, ricca di sfumature nascoste dietro le apparenze, la cui insita profondità emerge scalfendo la leggerezza della superficie. Attraverso il tira e molla di Andie e Charles e i turbinii amorosi del numeroso ensemble corollario, le quasi due ore di film scorrono in un lampo lasciando un'impressione rassicurante. Un romanticismo fresco che evita i patetismi ma guarda alla vita con gioia anche nei momenti più tristi, intriso di battute ad effetto portatrici di, a volte scomode, verità e non privo di una satira dolcemente feroce verso certi status quo sociali. Con uno sguardo ad Altman virato in chiave di satira intelligente, Newell e Curtis organizzano una parata di avvenimenti in cui, a dispetto dei risvolti amorosi, il punto focale è quello dell'amicizia, declinata nelle sue diverse accezioni. Gran merito dell'operazione, girata a basso budget (gli abiti da matrimonio sono quelli reali degli interpreti), è da annoverare sicuramente alle splendide interpretazioni: dal tormentato e insicuro Hugh Grant alla tenera dolcezza di Andie MacDowell, non dimenticando il magnetico fascino della Scott Thomas e la gustosa varietà dei personaggi secondari, questo gruppo di amici appare credibilmente confortante.

Quattro matrimoni e un funerale Intepretazioni perfette, sceneggiatura abilissima nel districarsi tra una miriade di personaggi ottimamente caratterizzati e una regia che si prende i suoi giusti tempi hanno reso Quattro matrimoni e funerali una delle commedie più riuscite a apprezzate degli anni '90. Un humour tipicamente inglese che, pur non disdegnando leggerezza e romanticismo, non dimentica un lato graffiante che fuoriesce dagli azzecatissimi dialoghi costruendo un racconto paradossalmente credibile. E "invecchiato" benissimo.

8

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