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Quando gli angeli dormono, la recensione del film originale Netflix

La vita di un tranquillo padre di famiglia prende una svolta inattesa quando investe accidentalmente una ragazza sul ciglio della strada.

recensione Quando gli angeli dormono, la recensione del film originale Netflix
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German, amministratore delegato di una compagnia di assicurazioni, è troppo preso dal lavoro e finisce per trascurare spesso la propria famiglia. Anche il giorno del compleanno della piccola figlia, Estela, il protagonista si trova indaffarato in ufficio e si perde il party di festeggiamento. Dopo aver comprato un regalo last-minute, l'uomo si mette in viaggio verso casa ma durante il tragitto viene fermato da una volante della polizia, che lo aveva notato perché stava zigzagando con la sua vettura.
In Quando gli angeli dormono, dopo un breve controllo German viene rilasciato ma con l'obbligo di riposare una notte in albergo per recuperare ore di sonno; obbligo da questi non rispettato per la voglia di stare insieme ai propri cari. La sua lunga notte è però solo all'inizio e qualche minuto più tardi investe una ragazza sul ciglio della strada, decidendo di fermarsi per soccorrerla.
La giovane è gravemente ferita e a pochi metri di distanza vi è la sua migliore amica Silvia, reduce da una serata a base di droga con un gruppo di teppisti. German tenta di gestire la situazione e condurre la morente in ospedale, ma con lo scorrere del tempo la situazione diventa sempre più drammatica e le cose peggiorano drasticamente mettendo i personaggi dinanzi a scelte sempre più estreme.

Tutto in una notte

Schermo nero, affanno, sospiri rotti dal pianto; poi di contraltare l'atmosfera gioiosa di una festa di compleanno. Sin dai primi istanti si palesa il dualismo emotivo che darà luce alle drammatiche vicende di questo film spagnolo, che prende la sempre attuale piaga dei pirati della strada per metterla al servizio di un intenso thriller psicologico. Non è il caso che il titolo Quando gli angeli dormono si riferisca al quieto riposo della piccola Elena, la figlia del protagonista che rimane all'oscuro della situazione nella quale si trova coinvolto il padre, il classico "uomo normale" trovatosi ad affrontare una serie di eventi che rischiano di mettere a repentaglio sia la carriera che la vita di tutti i giorni.
Il regista Gonzalo Bendala, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo l'inedito Asesinos inocentes (2015), si dimostra affidabile nel gestire la pura tensione emotiva, dando vita a squarci sofferti che, almeno in un primo momento, creano un saldo legame empatico con lo spettatore, chiamato a mettersi nei panni di German e ad accompagnarlo nel baratro sempre più profondo nel quale sembra coinvolto, con le vie d'uscita che si riducono minuto dopo minuto per condurre al più estremo dei finali, con tanto di epilogo ambiguo e amaro al contempo.

Get out

L'ambientazione delle campagne intorno alle aree urbane, nel quale ha luogo il complesso rapporto tra il Nostro e la giovane ragazza fuggiasca e in preda al delirio delle droghe, riesce a creare quel corretto senso di inquietudine atto a generare un'atmosfera sospesa ma sempre prossima a deflagrare in un poco piacevole "Oltre", mentre la sceneggiatura funziona nel deframmentare la psiche sempre più esausta e portata al limite dell'uomo, le cui colpe si trasformano in maniera sempre più crudele e spietata in nuove follie. Laddove lo script non funziona è però nell'intreccio tra i passaggi chiave del racconto, con diverse forzature che rendono meno spontanea e naturale la complicazione dei fili narrativi: dall'illuminazione degli smartphone nel bel mezzo della notte oscura all'assunzione della droga, tutto pare destinato in maniera artificiosa a preparare il terreno per i suddetti risvolti.
Un prodotto cinematografico è ovviamente obbligato a costruire "storie", ma una maggiore verosimiglianza all'interno di una base dai marcati contenuti realistici avrebbe sicuramente giovato all'intero insieme. Quando gli angeli dormono (disponibile in esclusiva nel catalogo Netflix come originale) nasconde parzialmente queste manipolazioni grazie all'ottima performance del protagonista, con Julián Villagrán a sfumare magnificamente una figura ricca di spunti.

Quando gli angeli dormono La vita di un uomo qualunque, amorevole padre di famiglia pur ossessionato dalla carriera lavorativa, cambia improvvisamente da un momento all'altro quando una notte, di ritorno a casa per il compleanno della figlia, investe una ragazza drogata sul ciglio della tangenziale. Quando gli angeli dormono indaga una tematica sociale contemporanea quale quella degli omicidi stradali adoperando un piglio da thriller drammatico, brillando nella caratterizzazione dei due personaggi principali, accennati con pochi ma incisivi e fondamentali tocchi. Al netto però di una sceneggiatura che si appoggia ad artifici narrativi non sempre credibili, togliendo verosimiglianza a una vicenda che nel suo impianto base crea non pochi spunti empatici, accresciuti ulteriormente dall'intensa performance del protagonista Julián Villagrán.

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