Pupazzi alla riscossa, recensione del film prodotto da Robert Rodriguez

Prodotto da Robert Rodriguez, il film d'animazione ispirato ai peluche Uglydolls delude purtroppo sia sul piano estetico che narrativo.

recensione Pupazzi alla riscossa, recensione del film prodotto da Robert Rodriguez
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Se i pupazzi e le bambole nelle stanze dei bambini non sono mai passati di moda, è quantomeno strano notare l'attenzione rivolta dal cinema nell'ultimo periodo a questi giocattoli così tanto amati dai piccini (e dai grandi che un tempo lo erano). Se tra le ultime incursioni ricordiamo la versione grezza, sporca e cattiva di Pupazzi senza gloria (2018), live-action che vedeva la protagonista umana Melissa McCarthy interagire con scurrili marionette figlie del look Muppet (e con non poche polemiche a riguardo), ancor più recente è il qui oggetto d'analisi Pupazzi alla riscossa, film d'animazione che si rivolge esclusivamente a un pubblico di Under 8.
Fa infatti una certa impressione sapere che dietro la genesi del progetto vi sia Robert Rodriguez, l'amato regista messicano della saga di Desperados e del fresco e sfortunato Alita - Angelo della battaglia (2018), il quale ha comprato i diritti del franchise a cui la trama si rifà e veste i panni di produttore nonché di autore della storia originale scritta per l'occasione.

La trama ha inizio nella cittadina di Uglyville, sconosciuta agli occhi della gente, dove vivono tutti i pupazzi deformi che sono stati scartati dalla catena di montaggio. Tra questi fantocci la coraggiosa e idealista Moxy sogna di visitare il mondo esterno e di essere adottata da un bambino, ma il sindaco Ox ha sempre vietato a lei e i suoi simili di recarsi all'esterno.
Un giorno però la protagonista decide, insieme agli amici più cari, di avventurarsi in questa improba missione ed entra in un cunicolo che li conduce in un ennesimo "non luogo" dove tutti i pupazzi senza difetti gareggiano per entrare a far parte finalmente del mondo umano ed essere adottati.
Qui Moxy & Co. trovano l'ostilità del leader-celebrità Lou, il quale cerca di ostacolare in ogni modo la loro missione e continua a insultarli per la loro bruttezza. Ma i Nostri non si fanno scoraggiare e cercano di dimostrare come l'aspetto esteriore non sia tutto nella vita.

Brutto è bello

Il messaggio di fondo dietro a un'operazione di questo tipo è senza dubbio condivisibile, ma alla resa dei conti Pupazzi alla riscossa si rivela un film "deformato" come i suoi protagonisti, mancante di quel cuore che almeno i personaggi possiedono nella loro catartica missione di eguaglianza. Kelly Asbury, regista di Shrek 2 (2004) e Gnomeo e Giulietta (2011), diventa schiavo di una concezione narrativa stiracchiata e approssimativa, che basa gran parte delle proprie soluzioni su inserti musical strizzanti l'occhio alla moderna realtà dei videoclip pop, con canzoni dai testi banali e dalle sonorità commerciali. Viene difficile appassionarsi a un costrutto base così inverosimile, anche se contestualizzato al filone di appartenenza, e la chiosa finale non basta a giustificare i precedenti 90 minuti di non-sense ai quali viene sottoposto l'inerme spettatore.

Colorata e stravagante, quanto prevedibile e monotona nel suo scontato percorso di formazione, la pellicola scansa qualsiasi tipo di citazionismo e ironia in favore di un'esposizione di buoni sentimenti esclusivamente indirizzata a platee di infanti, con i più grandicelli tra questi che potrebbero rimanere egualmente delusi dalla totale mancanza di malizia all'interno del racconto, con una netta contrapposizione tra buoni e cattivi (il crudele bambolotto Lou è l'emblema della malvagità fatta pupazzo) e soluzioni di messa in scena fin troppo semplici per risultare efficaci - su tutte la cittadina di Uglyville che si permea di un grigio perenne dopo il ritorno "a mani vuote e testa bassa" di Moxy.
L'insegnamento stesso ne risulta irrimediabilmente appannato vista la totale assenza di mordente che caratterizza la quest dei personaggi, con il lieto fine ovviamente già scritto in partenza.

Pupazzi alla riscossa L'omonima linea di giocattoli di peluche, nata nel 2001 e con un discreto successo almeno Oltreoceano, sbarca al cinema in un film d'animazione in cui gli Uglydolls non trovano la corretta chiave di lettura per dire qualcosa di realmente incisivo, pur al netto della loro particolarità estetica che avrebbe potuto garantire sfumature ben più accentuate. Il progetto, fortemente voluto da Robert Rodriguez (produttore e autore del soggetto), si rivela un buco nell'acqua bello e buono, portandosi dietro un sempliciotto messaggio edificante che può parzialmente appassionare solo un pubblico di piccolissimi. Pupazzi alla riscossa riesce ad annoiare i più grandicelli nella sua estetica "da videoclip", con canzoni in serie e relativi sketch/passaggi musicali a tema, e si perde in ingenuità multiple nella raffazzonata CG di qualità mediocre, soprattutto per ciò che concerne l'anonimo character design dei personaggi, buoni o cattivi che siano.

4.5

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