Recensione Psycho

Arriva in Blu-ray il capolavoro di Alfred Hitchcock

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Una doccia assunta a culto del terrore nel corso dei decenni. Un coltello insaguinato che spinge la sua lama più e più volte nella carne dilaniata (immaginazione docet), e un mezzo-nudo che ancor oggi è sintomo di sensualità e inquietudine. Difficile non relegare alla parola Psycho questo collegamento tra parola ed immagine che dovrebbe scattare istantaneo in chiunque si ritenga un amante della Settima Arte. Cinquant'anni sono trascorsi, esattamente come per l'italico Capolavoro de La dolce vita, ma non ne risente minimamente il peso sulle sue spalle di celluloide, nemmeno sfiorate dal rifacimento di fine anni '90 pur partorito da un autore abile come Gus Van Sant. Psycho è, e rimarrà a perpetua gloria, tra le pagine più indimenticabili della storia del Cinema, non solo per la sua importanza prettamente cinefila ma per il significato che ha avuto e continua ad avere per filmmakers di ogni dove, ancora attratti morbosamente dal picco forse più alto del maestro del brivido, Sir Alfred Hithcock.

Bates' Motel

Quarantamila dollari. In quegli anni una cifra che avrebbe fatto comodo a chiunque. E chi era Marion Crane (Janet Leigh), bella segretaria di una società immobiliare, per sottrarsi alla massa? Ecco perciò che quando l'occasione le capita sottomano, la donna non esita un attimo a rubare quel mucchio di quattrini che il suo capo le aveva affidatole visto che di sabato (tutto il mondo è Paese) le banche erano belle che chiuse. Dopo un giorno e mezzo di macchina, in una fuga disperata dal tempo e dalla legge, Marion si ferma in un piccolo motel gestito da Norman Bates (Anthony Perkins), bizzarro individuo che vive nell'abitazione accanto insieme alla vecchia madre. Mentre sta facendo la doccia, un coltello colpisce ripetutamente Marion uccidendola: unico indizio sull'identità dell'assassino, una vecchia cuffia. Nel frattempo Sam (John Gavin), l'amante di Marion, ignaro del suo piano, viene contattato da Lila (Vera Miles), sorella della donna, che non aveva più avuto contatti con lei. I due, con l'aiuto del detective privato Milton Arbogast (Martin Balsam), incaricato di indagare dalla società truffata, cercheranno di venire a conoscenza del destino di Marion, visitando l'inquietante dimora Bates...

Comunione

Un viaggio nei meandri della psiche, in un sentiero contorto e doloroso di alieniazione e solitudine. Psycho, titolo mai più appropriato, è la summa del Cinema psicoanalitico del secolo scorso inserita in un thriller di facile appetibilità per il grande pubblico ma allo stesso tempo ricco di quegli elementi cardine che piacciono alla critica. Era proprio uno dei meriti di Hitchcock, regista maestoso mai consacrato Autore nel senso più stretto del termine, quello di unire nelle sue Opere queste due correnti di pensiero così distanti ma allo stesso tempo simili in un qualcosa che travalicasse lo schermo e si addentrasse profondamente nella mente dello spettatore. Era successo due anni prima con La donna che visse due volte, accadrà tre anni dopo con Gli uccelli. Ampliare caratteri preponderanti dei suoi protagonisti, ma soprattutto delle sue storie (in chiave di lettura registica, s'intende) in maniera semplice e intuitiva ma donando un'attenzione maniacale alle fobie e i comportamenti dei personaggi. Ecco perciò che Norman Bates diventa qui una sorta di emblema dell'orrore "normale", nascosto dall'apparenza di un uomo qualunque, dai modi in un primo tempo affabili e gentili, ma che lentamente mostra segni di cedimento mentale fino alla rivelazione scioccante e perversa del colpo di scena finale.

La perfezione del brivido

Tratto dal romanzo omonimo di Robert Bloch, la sceneggiatura di Joseph Stefano segue abbastanza fedelmente le linee guida del romanzo, cambiando solo in alcuni dettagli e in una generale smorzatura della violenza, forse poco adatta ai tempi per divenire un tale successo commerciale come poi avvenne. Ciò nonostante le scene madri, dalla immortale "ultima doccia" allo scheletro materno che compare sulla sedia, erano scene di un certo impatto per l'epoca, e non mancarono di scioccare e colpire nella loro sublime efferatezza. Muovendosi sui tempo di un orologio svizzero, dove ogni tassello è inserito nel giusto momento, Psycho usufruisce di un montaggio preciso e di un' evoluzione avvincente, che tengono il pubblico con il fiato sospeso fino al The end, aumentando a dismisura il senso di oppressiva angoscia grazie a una colonna sonora firmata Bernard Herrmann (da tempo collaboratore di Hitchcock) che con i suoi sbalzi al fulmicotone nelle sequenze dove la suspence regna sovrana, ha sicuramente aumentato i battiti cardiaci di molti. Senza dimenticare una fotografia lucida e perfetta nei suoi giochi di luce e ombre, dove i visi e i corpi mutano ombre ed espressioni a seconda dell'atmosfera, figlie di un bianco e nero d'eccezione (laddove il colore era già usato da diverso tempo) che si adatta perfettamente all'anima inquieta che ne pervade ogni singolo fotogramma. E il budget ridotto non ha per nulla impedito al signore del brivido, mediante artifizi più o meno ingegnosi, di regalarci una visione imponente sotto ogni punto di vista.

Artefici del culto

Anthony Perkins ha probabilmente sfornato l'interpretazione di tutta la vita, rovinando al contempo la sua carriera. Un controsenso apparentemente inspiegabile, ma che i fatti hanno ampliamente dimostrato. Il suo Norman Bates, figura timida e impacciata, spalanca una nuova via nel campo attoriale, e mostra Il modo di interpretare uno psicopatico in maniera talmente attinente alla realtà che ancor oggi spaventa e affascina nonostante di emuli ne siano passati, e passeranno, parecchi. Insieme a lui, vittime inevitabili della sua follia, si muovono nomi di altrettanto rispetto come Janet Leigh, Vira Miles, Martin Balsam e David Leigh, racchiudendo alcuni degli interpreti migliori che il Cinema americano offriva in quegli anni. Ma Psycho è soprattutto il marchio di fabbrica di Sir Alfred, che infarscisce la visione di immagini potenti e magnetiche che restano per sempre nella memoria, dalla caduta dalla scala che sembra non aver mai fine (esasperata all'inversomile nel demenziale film-parodia di Ezio Greggio Il silenzio dei prosciutti) alla macchina che si abissa lentamente nelle profondità del lago per poi riaffiorarvi poco dopo, e alle altre citate a più riprese nei paragrafi precedenti. L'uscita del bluray è l'ennesima occasione per godere di una della pagine più profonde e imprescendibili che la storia della Settima Arte abbia mai partorito.
Ecco la lista dei contenuti extra:
The Making of Psycho (94:11)
In the Master’s Shadow: Hitchcock’s Legacy (25:58)
Hitchcock/Truffaut (15:22)
Newsreel Footage: The Release of Psycho (7:46)
The Shower Scenes: with and without Music (2:32)
The Shower Sequence: Storyboards by Saul Bass (4:11)
The Psycho Archives (7:41)
Posters and Psycho Ads (3:01)
Lobby Cards (1:31)
Behind the Scenes Photographs (8:01)
Publicity Shots (8:31)
Psycho Theatrical Trailer (6:37)
Psycho Re-Release Trailers (1:52)
Feature Commentary with Stephen Rebello, author of “Alfred Hitchcock and the Making of Psycho”

Psycho Alfred Hithcock rivoluziona i canoni dei thriller dai risvolti psicologici, con un film che è un perfetto esempio di comunione tra Cinema di genere e Arte pura, in grado di unire pubblico e critica. La figura di Norman Bates (un Perkins da leggenda) ha segnato nuove vette nella caratterizzazione psicologica dei killer afflitti da turbe psichiche, e grazie al suo interprete ha regalato scene che sono entrate a pieno diritto nell'immaginario collettivo, venendo riproposte in ogni dove anche a cinquant'anni dall'uscita del film. Sarebbe superfluo spendere ulteriori parole per un'Opera dal valore talmente profondo e da cui chiunque si dichiari amante del mezzo cinematografico può essere ignaro. L'edizione home video in HD proposta da Universal è semplicemente impedibile.

10

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